"IL DENARO"
09/10/1999
La Gerusalemme dei Balcani in un paradiso ricco di storia
di Michele Capasso
Lago di Ohrid, settembre 1999. L’acqua di questo lago si può bere: stupisce vedere i pescatori che si avvicinano con recipienti e bevono direttamente dal lago. Nikola è uno di questi: dice che tutta l’area è un vero paradiso terrestre dove l’acqua è pura, i pesci rari e la carne viene dal bosco. Scoprirò più tardi che i pesci rari sono trote salmonate di una specie unica al mondo e che la carne dei boschi è costituita da funghi porcini di rara bellezza e qualità. Questo lago è una delle riserve naturali e biologiche più grandi d’Europa. La città di Ohrid ha più di 6000 anni di storia: per il suo valore storico e culturale è oggi patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco. Visito con un amico archeologo reperti che ripercorrono la sua storia: quando Ohrid si chiamava Lihnidos, durante il periodo antico macedone. Qui si trovava la famosa località di Trebeniste, dove furono scoperte le maschere d’oro, custodite oggi nel museo di Belgrado. Nell’anfiteatro, i cui scavi sono in corso, è possibile vedere i vari strati archeologici: macedone antico, romano, slavo. Durante l’epoca romana questa città conobbe un periodo di splendore: si trovava sull’antica "Via Ignatia", che da Roma collegava Durazzo, Ohrid, Salonicco e Costantinopoli. A testimoniare questo periodo i resti delle basiliche romane, le fortezze, gli acquedotti, i mosaici (per mancanza di fondi protetti dalla sabbia per evitarne il deterioramento). Nei dintorni del lago grande come un mare (400 chilometri quadrati con profondità di 400 metri) visito altri santuari del periodo romano: questi monumenti fecero di Ohrid un centro importante del cristianesimo. Passo la notte in un ex monastero. Al centro la chiesetta di San Naum Ohridski, che, come tutte le chiese ortodosse, è piccola di dimensione ma ricca d’arte. Da questa chiesa s’irradiò il cristianesimo presso gli slavi tramite i testi sacri copiati nei vari monasteri. Nel decimo secolo San Naum e San Clemente – allievi dei Santi Cirillo e Metodio – fondarono ad Ohrid ed a Cutmicevica (l’attuale Albania) una delle prime università medioevali, con circa 3000 studenti. Questo luogo divenne il più importante centro religioso per tutti gli slavi. I testi di questa scuola diffusero il cristianesimo in tutto l’Est, dall’Ucraina alla Russia.
Kliment è un architetto di Ohrid: mi dice che in questa città vi sono tante chiese quanti sono i giorni dell’anno. E mi accompagna nella chiesa di Santa Sofia, restaurata da architetti italiani. In questa cattedrale sugli affreschi sono raffigurati papi romani "perché – mi dice Kliment – fino alla scissione tra chiesa romana ed ortodossa il patriarcato di Ohrid apparteneva alla chiesa romana; solo qui intorno vi sono 40 chiese". Per questo Ohrid viene chiamata "la Gerusalemme dei Balcani". Nikola Matlievski-Pasa è il sindaco di Ohrid. Con lui, il ministro Popovski ed i sindaci delle altre città poste sul lago istituiamo una sede distaccata dell’Accademia del Mediterraneo che svolgerà due azioni: coordinare lo sviluppo del turismo ambientale nel sud-est europeo ed assumere il ruolo di capofila – con annessa banca dati – del patrimonio ambientale del Mediterraneo, con particolare riferimento ai parchi naturali protetti. "Qui – dice il sindaco – è la natura che detta le regole della vita. Noi abbiamo il dovere di proteggere questo lago e l’ambiente che lo circonda: è una rarità unica al mondo". Chi scrive propone un’integrazione con gli albanesi che dividono l’altra sponda del lago: Ohrid, Struga e la città albanese di Pogradec devono costituire un’unica grande città ed essere promotori sul piano regionale di un’unica offerta turistico-culturale-ambientale. Un commerciante di Ohrid si commuove e mi offre un oggetto di filigrana d’argento con una perla ricavata da piccoli pesci, specialità dell’artigianato locale.
Struga è un’altra città macedone posta sul lago di Ohrid. Da qui l’acqua pura del lago, attraverso il "Fiume nero", giunge nell’Adriatico e purifica un mare sempre più inquinato. A causa della guerra nel Kosovo – a due passi da qui – il turismo è ridotto al minimo. Rade Kutanoski è il dinamico sindaco di questa città: "Solo i poeti sono venuti da noi sino all’ultimo, anche durante la guerra: questo ci ha dato la speranza di continuare a vivere". In questa città splendida, in un tipico edificio di fine ottocento, istituiamo una sede distaccata dell’Accademia del Mediterraneo che costituirà il "Centro della Poesia del Mediterraneo". A Struga, infatti, da oltre 40 anni si svolge il più prestigioso Festival mondiale della Poesia, che, da quest’anno, avrà una sua dimensione mediterranea: saranno selezionate in ciascun Paese del Mediterraneo le più belle poesie e tra queste scelta la vincitrice. Tutte saranno pubblicate in più lingue. Ogni anno poi si svolgerà una sezione tematica dedicata alla poesia di un singolo Paese del Mediterraneo. Con Rade e l’architetto inglese Simon Ann Dorin attraverso il "bosco dei Poeti", composto da alberi piantati negli ultimi 40 anni dai vincitori del premio: al centro un parallelepipedo di marmo con l’incisione in macedone delle poesie di Giacomo Leopardi. In un cunicolo è deposta la sua maschera mortuaria. Poco più avanti centinaia di uccelli si posano sull’albero piantato nel 1973 da Eugenio Montale. Ci riuniamo con i sindaci macedoni e albanesi. Finalmente nasce un’azione concreta di cooperazione. Come l’acqua pura irrora il Mediterraneo, così la poesia – che in questo "lago-mare" sostituisce il sole – e la pace contribuiranno, da Struga, ad irrorare lo spirito spesso svilito dalla globalizzazione e da un mondo fondato più su misure materiali che su veri valori.