2 settembre 2005
Ultimatum turco: basta condizioni per entrare
nell’Ue
di Roberto Scafuri
da Roma
La Turchia è pronta per l'Europa, però chiede di finirla con gli esami. Confida
nei suoi lavori preparatori, nell'abile strategia diplomatica, nell'aiuto di
Paesi amici, come l'Italia. Le trattative per l'adesione alla Ue cominceranno
tra un mese esatto, il 3 ottobre, e si prevedono lunghe e difficoltose. Ma le
autorità turche sono decise a vedere premiati gli sforzi fatti in questi anni: hanno
fretta, e intelligentemente capovolgono in positivo il ruolo di «ponte di
civiltà» tra Europa e mondo islamico.
Il premier di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto ieri un blitz in Italia
proprio mentre a Newport, in Galles, si concludevano con un cauto ottimismo i
lavori di una riunione informale dei ministri degli Esteri europei. Ricevendo a
Napoli il premio Mediterraneo Istituzioni 2005, e poi arrivando a Roma per un
pranzo di lavoro con l'«amico Silvio», Erdogan ha lanciato l'affondo finale per
l'ingresso nella Ue. Una strategia «bastone e carota»: ricca di prospettive per
la lotta al terrorismo, povera di ulteriori concessioni agli europei. «Abbiamo
già ottemperato a tutti i criteri di Copenaghen per l'avvio dei negoziati di
adesione alla Ue, chi si aspetta altre cose da noi si sbaglia», ha precisato
Erdogan. Che invece ha sottolineato come «ogni giorno si affronti lo spettro
del terrorismo, che non deve essere visto come conflitto tra le civiltà. Al
contrario, solo l'alleanza e l'integrazione fra le varie civiltà può aiutare a
sconfiggere il terrorismo. La nostra adesione alla Ue è un'occasione importante
per realizzarla».