di Ada Saverio
Claudio Azzolini, deputato e presidente
della Delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa, è tra i più
convinti assertori della politica euromediterranea e come tale, ha fin
dall’inizio condiviso l’impegno della Fondazione Mediterraneo e del suo
Presidente Capasso, nell’azione di promozione del dialogo tra le due rive del
Mediterraneo. Tra il ’94 e il ’99, Claudio Azzolini ha rappresentato il
Parlamento europeo, quale deputato del Ppe, nell’Assemblea dei Parlamenti
Euromediterranei e, successivamente, dal 2001 rappresenta il Consiglio d’Europa
anche nella neocostituita Assemblea dei Parlamenti Mediterranei. Azzolini è
reduce dal Bureau del Consiglio d’Europa svoltosi stamane a Montecarlo per la
prima volta dopo l’ingresso del Principato di Monaco quale 46° Stato
dell’Assemblea Parlamentaree di Strasburgo.
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D. Perchè la nascita di questa nuova Assemblea tutta mediterranea?
R. E’ evidente che il lento procedere del processo di Barcellona di cui
celebriamo il decennale quest’anno ha indotto i Parlamenti dei Paesi
Mediterranei ad una presa d’atto se non proprio negativa, decisamente di
insufficienza e di conseguente delusione in molti Governi dell’area.
D. Allora è l’Europa che ha fallito?
R. Diciamo che l’Europa, l’Unione Europea per l’esattezza, ha avuto in questi
ultimi dieci anni problemi di crescita e di consolidamento, al tempo stesso,
dell’esistente. Ciò può aver determinato, a mio avviso, l’esigenza di scelte
prioritarie in termini anche di sola attenzione, se non di interventi concreti,
da parte della Commissione europea, in mancanza dei quali si è determinato
questo rallentamento nel processo di Barcellona.
D. Quale ruolo può giocare in questo scenario il Consiglio d’Europa?
R. Dalle pagine di questo giornale ed in tempi “non sospetti” — mi riferisco
agli anni del mio mandato parlamentare europeo, quindi parliamo di circa dieci
anni or sono — realizzammo uno ”speciale” dal titolo “Europa: rotta
Mediterraneo”. “Nemo profeta in patria”, si dirà, il tempo è trascorso e molto
non è stato fatto da parte di chi aveva il dovere ed avrebbe avuto anche
l’interesse d’intervenire per accelerare i tempi di attuazione di quella politica
euromediterranea. Eppure qualcosa si è, nel contempo, realizzato grazie alla
Fondazione Mediterraneo che, come si è visto, ha “seminato“ con costante
dedizione ed “arato” il campo dei Valori condivisi, del dialogo interculturale
e interreligioso. Il Presidente Erdogan riceve oggi un riconoscimento che gli
fa onore, ma di certo rende, al tempo stesso, merito a quanti hanno lavorato
per la Fondazione Mediterraneo nella “Maison de la Méditerranée”. Il Consiglio
d’Europa, di cui la Turchia fa parte da tempo, rappresenta la cornice naturale
più autorevole (vale la pena ricordare che è la più antica istituzione
paneuropea fondata da Winston Churcill nel 1949) entro la quale può realizzarsi
il progetto “Grande Mediterraneo”.
D. Sembra che l’evento odierno debba rappresentare una grande svolta…?
R. Il Mediterraneo, i Suoi Popoli hanno preso coscienza di se e, dunque,
l’Unione europea deve prendere, a sua volta, atto che non è più tempo di
burocrati ma di Politici.
Io sono ottimista per natura e quindi sono fiducioso anche nel possibile
recupero di occasioni mancate attraverso una maggiore sinergia tra soggetti
istituzionali di rappresentanza parlamentare e organismi come la Fondazione
Mediterraneo alla quale, mi piace ricordarlo, nel 2002 il Parlamento italiano,
per iniziativa mia e del Collega Antonio Maccanico, ha riconosciuto il
pluriennale impegno assolto con una legge “ad hoc”.
D. Su questo scenario come si colloca la Campania?
R. Da anni vado ripetendo che l’Italia ed in particolare Napoli e la Campania
rappresentano la “cerniera” naturale tra l’Europa ed il Mediterraneo. C’è
bisogno quindi di attivare con la necessaria competenza questa cerniera in
un’ottica di interesse condiviso dalle due sponde del “Grande Mediterraneo”. Le
ho detto che sono ottimista e quindi sono fiducioso che l’evento odierno potrà
contribuire a fare chiarezza e sollecitare ciascuno ad assolvere
responsabilmente al proprio ruolo.