"IL DENARO"

24/12/1999

A Bologna la nuova casa del Cinema

di Michele Capasso

Venerdì, 17 dicembre 1999. Bologna. La Fondazione Laboratorio Mediterraneo istituisce una nuova sede tematica dell’Accademia del Mediterraneo dedicata al Cinema presso la Cineteca Comunale. Si consolida, in questo modo, un rapporto di collaborazione iniziato da tempo e che ha visto la Cineteca e la Fondazione protagonisti di eventi importanti. La Cineteca – sede capofila dell’Accademia per l’area mediterranea sul cinema – avrà presto una nuova casa: una sede prestigiosa in un complesso di costruzioni ai margini di un grande parco, dentro il centro storico della città. Una nuova casa che apre le sue porte perché l’istituzione è cresciuta, le sue collezioni sono sempre più ricche, le attività e i riconoscimenti sempre più importanti. La sede di cui il Comune di Bologna ha voluto dotare la sua Cineteca è stata progettata appositamente dall’Unità Operativa Studi ed Interventi Storico-Monumentali del Comune e realizzata attraverso il recupero di alcuni edifici manifatturieri di fine Ottocento – inizio Novecento; contemporanei, dunque, alla nascita del cinema. Gli uffici, la direzione, il laboratorio di restauro, gli spazi dedicati alle nuove attività didattiche saranno ospitati dall’antica Manifattura Tabacchi di via Riva di Reno, che verrà inaugurata nel 2000. Un altro gruppo di costruzioni, appartenente all’ex macello comunale e situato tra via Azzo Gardino e Porta Lame, a ridosso delle mura cittadine del Trecento, è attualmente in corso di ristrutturazione (sulla base del progetto ideato dall’architetto Aldo Rossi) e ospiterà tutti gli archivi non-filmici della Cineteca: la biblioteca specializzata, il fondo fotografico, la collezione di manifesti e locandine, la videoteca, ovvero tutte le collezioni direttamente consultabili. Accanto agli archivi della Cineteca, altri spazi ospiteranno tre laboratori universitari (teatrale, musicale, cinematografico). Infine, la costruzione più ampia del gruppo ex-macello sarà la sede del nuovo cinema Lumière, due sale per un totale di trecentoquaranta posti. Tutto da inaugurarsi entro il Duemila, l’anno di Bologna capitale europea della cultura. Il trasferimento nella nuova sede porterà con sé alcune innovazioni importanti nella vita della Cineteca e nel suo rapporto con la città. Un salto di qualità che si riassume in tre momenti fondamentali. Il primo è l’Archivio filmico. A vent’anni dalla sua istituzione, l’archivio filmico della Cineteca accoglie e conserva circa 15.000 pellicole in 35 e 16 mm, distribuite lungo l’intero arco della storia del cinema (muto e sonoro, di finzione e documentario). Di particolare rilievo la collezione di cinema muto italiano, una delle maggiori esistenti al mondo (circa 400 titoli); i classici della storia del cinema conservati nelle migliori edizioni esistenti; la collezione dei cinegiornali e dei documentari italiani dai primi del ‘900 ad oggi; la collezione di cinema "popolare" italiano (dagli anni ‘30 agli anni ‘60), con particolare attenzione all’opera di Cottafavi, Bava, Gallone, Guazzoni, Freda. Il secondo è l’Archivio fotografico. L’archivio comprende oltre 700.000 immagini organizzate in due sezioni. La "Sezione Cinema" conserva 250.000 immagini a documentazione dell’intera storia del cinema: fotogrammi, foto di scena, ritratti di attori e registi relativi al cinema italiano, americano, sudamericano, europeo e giapponese. La "Sezione città di Bologna", contiene oltre 400.000 positivi e negativi che documentano l’architettura, la vita sociale e culturale di Bologna e Provincia, dalla seconda metà dell’800 agli anni ‘80 del nostro secolo. Il terzo è l’Archivio delle affiches: 40.000 tra manifesti e locandine di cinema, di vario formato e di diversa fattura che raccontano la storia del cinema, un materiale ricchissimo e di delicata gestione. Direttore e fondatore della Cineteca – membro del comitato esecutivo dell’Accademia e responsabile dell’area tematica "cinema mediterraneo" – è Vittorio Boarini, affiancato in quest’opera concreta ed importante da Andrea Morini, responsabile del "Cinema Lumiere" è la sala della Cineteca, la prima ad affiancarsi, come modello e qualità, alle sale di proiezione delle principali cineteche europee.

La sede dell’Accademia a Bologna parte perciò con una propria importante dote e con un programma denso di attività. Da segnalare la rassegna "Il Cinema dei Paesi arabi" ed il programma "Cinemamed". La prima è una rassegna realizzata con cadenza biennale – alcune delle tappe principali sono state illustrate su questo giornale – è la prima manifestazione italiana, ed una delle pochissime in Europa, che abbia esplorato organicamente e fatto conoscere la produzione cinematografica dei Paesi di lingua e cultura araba. Essa articola sezioni informative, omaggi ad autori e cinematografie nazionali, incontri con critici e registi. "Cinemamed" è invece un programma di attività triennale, un festival itinerante che si svolgerà a partire dall’anno 2000. La Fondazione Laboratorio Mediterraneo è stata selezionata attraverso un bando dell’Unione europea tra circa 70 partecipanti ed avrà il compito – insieme a partner provenienti dai vari Paesi euromediterranei ( tra i quali National film centre del Cairo, la Cinemateque di Toulouse, la Mostra internazionale del cinema libero di Bologna, Neederland filmmuseum, la Filmoteca spagnola, la Cinemateca portuguesa, la Filmhouse di Edinburgo, l’Università Cady Ayyad di Marrakech, la Royal society of fine arts di Amman, ecc.) – di svolgere un festival itinerante e attività di formazione con il fine di diffondere la cinematografia della riva Sud nei Paesi europei e di trasferire competenze di settore nei Paesi partner mediterranei. Un breve bilancio alla fine di un anno denso di attività che ha visto l’Accademia del Mediterraneo velocizzare il suo percorso strutturale. Alcuni numeri che evidenziano lo sforzo compiuto: 561 istituzioni ed organismi aderenti in rappresentanza di 27 Paesi, 32 sedi tematiche istituite con molteplici risorse già impegnate nella costruzione della "grande casa comune mediterranea".

Mentre scrivo queste righe giungono le delibere ufficiali di alcune sedi-bureaux: Porto Torres, capofila per la siccità; Rimini, per la pace; Nardò, per gli endemismi; Larino, per la storia e la cultura dell’ulivo; Gerico, per l’archeologia; Minervino Murge, per la desertificazione. Una grande, stupenda architettura che vede, all’alba del nuovo millennio, l’Italia – specialmente il mezzogiorno – protagonista. Un illustre esponente arabo dell’Accademia, intervenendo in Spagna ad una conferenza, ha ipotizzato che passerà alla storia sia chi agevolerà lo sviluppo di questa istituzione, sia chi lo ostacolerà. Speriamo che i politici italiani sappiano cogliere ed apprezzare questa opportunità.