"IL DENARO"
16 ottobre 1999
I nuovi valori dell’identità mediterranea
di Michele Capasso
Firenze, 29 settembre 1999. Si inaugura la terza edizione della Conferenza "La Toscana col mondo e nel mondo". Vannino Chiti, presidente della giunta regionale, illustra l’attività internazionale della Toscana: una regione la cui vocazione alla cooperazione ha una lunga e radicata tradizione. "La dimensione internazionale della Regione Toscana – afferma Chiti – è una scelta obbligata anzitutto per le imprese, ma è anche una scelta volontaria e lungimirante degli agenti della solidarietà e della cooperazione allo sviluppo". È stata sottolineata, nell’esperienza toscana, la stretta convergenza delle azioni di cooperazione e della politica di pace, come ad esempio in Palestina e nella città di Mostar. L’obiettivo strategico della cooperazione decentrata – affidato alle comunità territoriali: Regioni, Città e Province – è ancora oggi, come in passato, lo sviluppo locale: nelle sue componenti economica, sociale e ambientale. Cambia però l’interpretazione del quadro di riferimento e della dinamica evolutiva. Lo sviluppo locale trae fondamento dalle risorse umane, culturali, fisiche del suo territorio ma trova il suo equilibrio e la sua prospettiva evolutiva nel costituirsi nodo di una rete globale di sistemi locali, governata nello stesso tempo dal principio di competizione e da quello di cooperazione. In questa direzione operano la Fondazione Laboratorio Mediterraneo e l’Accademia del Mediterraneo e su questi temi ho sviluppato il mio contributo alla conferenza, indicando quali dovrebbero essere i nuovi valori su cui fondare la comune identità mediterranea: rispetto dei diritti umani; stabilità; sicurezza che, insieme alla fiducia, rappresenta il presupposto essenziale per la cooperazione; giusto equilibrio tra Stato e mercato; rispetto del diritto; democrazia e tolleranza religiosa. Su questi valori potrebbe domani fondarsi una società euromediterranea, intesa come una comunità che mantiene e conserva le specificità delle diverse civiltà, ma che allo stesso tempo sente di disporre di opportunità che le derivano proprio dall’appartenere alla stessa comunità. Un cammino realistico è quello che conduce alla cittadinanza euromediterranea e va di pari passo con il processo di democratizzazione. Senza la presenza di regimi democratici in tutti i paesi mediterranei non si può ottenere la piattaforma comune su cui basare lo sviluppo della regione, né far procedere le operazioni di privatizzazione che vedono gli interessi nazionali fronteggiare il liberalismo economico. Non si tratta di un cammino facile, perché paradossalmente ciò che è particolarmente comune nel Mediterraneo è rappresentato dalle diversità. Intorno a questo mare le grandi diversità del mondo sembrano toccarsi: quelle demografiche, dove si sfiorano il continente che invecchia, l’Europa, e il continente la cui demografia sembrava, almeno fino a qualche tempo fa, incontenibile; dove vi è la linea di contatto tra le tre grandi religioni monoteistiche; dove passa la linea di divisione tra la ricchezza del Nord e la povertà del Sud. Spesso sono proprio le diversità ad ostacolare il cammino verso una società euromediterranea basata su valori comuni, in quanto da più parti proviene la richiesta di mantenere le diverse identità: più che parlare di valori comuni, difficili da assimilare, è necessario uno sforzo maggiore di tolleranza e dialogo.
Protagonista di questo processo è la "Società Civile". Nel definire il concetto di società euromediterranea occorre rovesciare il presupposto tradizionale: da una società mediterranea costruita partendo dall’Europa, a un’Europa considerata da una prospettiva mediterranea. Sebbene questo esercizio rischi di scivolare in un approccio a volte "romantico", altre "cinico", tale prospettiva permette di considerare l’Europa in modo più ampio, fino a comprendere tutti i paesi mediterranei con le loro culture e religioni diverse. Anche l’Islam, oggi considerato frontiera d’Europa, in questa visione entra a far parte della modernità, estendendo la sua influenza sull’istruzione, la vita nelle città e cuore della vita politica, i parlamenti. Nell’era della globalizzazione e in società destinate ad essere sempre più multietniche e multiculturali, come quelle dell’area mediterranea, un ruolo importante possono svolgere le tre religioni monoteiste: cristiana, ebrea e musulmana. Risalendo all’unità della famiglia umana antecedente le divisioni etniche e culturali, i rappresentanti delle varie culture e religioni dovrebbero dissociarsi dai nazionalismi e superarli intensificando il dialogo con l’obiettivo unificante di raggiungere integrazione, convivenza pacifica, riconciliazione e accoglienza tra i popoli dell’area. Il processo di globalizzazione in atto, inteso nella sua dimensione politica ed economica, produce l’effetto simbolico di ridurre le ineguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri. Fenomeno questo che assume quantità rilevanti quando si considera l’evoluzione demografica: i tassi di crescita delle popolazioni dimostrano che il peso dell’Europa nel mondo continua a diminuire. Ma la globalizzazione produce anche effetti più reali, ad esempio sulla dimensione delle ineguaglianze che tendono a crescere nei paesi ricchi e a diminuire in quelli emergenti. Anche la creazione di un interesse comune tra Europa e Mediterraneo può essere considerato una conseguenza della mondializzazione; tale interesse permette, infatti, la creazione di iniziative necessarie a correggere le ineguaglianze. Tra alcuni anni avremo una società euromediterranea alla ricerca di equilibrio tra individualismo e collettivismo, tra globalismo e regionalismo, tra mutamenti provocati dalle forze del mercato o dagli spostamenti di intere popolazioni. Tale equilibrio sarà possibile grazie all’emergere di una nuova cultura che l’Accademia del Mediterraneo intende promuovere e custodire. Di fronte a comportamenti diversi e conflittuali che impongono un’interpretazione più omogenea dei valori diventano fondamentali le regole e il loro rispetto; ma queste possono essere accettate solo se si comprendono le diverse realtà. L’Europa deve assumere un ruolo di apertura al dialogo e alla tolleranza in modo da aggiungere una dose di saggezza a un mondo impregnato di violenza. Le differenze servono per integrarsi e non per escludersi; quelle culturali e scientifiche in particolare poiché i loro valori fondamentali sono indistruttibili. Al contrario, la difesa delle differenze non porta all’integrazione ma genera essenzialmente conflitti: è questa la barriera da abbattere.