" LE MATIN"
14.5.1996
IL DIALOGO TRA LE RELIGIONI PER LA PACE E LA COOPERAZIONE
di Michele Capasso
presidente della Fondazione Laboratorio Mediterraneo
La caduta del muro di Berlino del 1989 fu per molti l’auspicio di una nuova era di pace e cooperazione nel mondo. Le aspettative erano molteplici e generarono un clima di speranza per il raggiungimento di un nuovo ordine mondiale. Paradossalmente, un numero incredibile di crisi, conflitti , disordini ed atrocità si sono sviluppati ed acuiti proprio dopo la caduta di quel muro. Soprattutto nel Mediterraneo, che continua ad essere una delle aree più turbolente del mondo a causa di continue guerre alimentate essenzialmente da scontri etnici e religiosi.
L’Islam, l’Ebraismo ed il Cristianesimo sono le tre religioni del Dio Unico . In questo senso il Mediterraneo è il mare di un solo Dio. Eppure esistono frontiere religiose nel Mare Nostrum. Sono evidenti. Soprattutto quelle tra il mondo cristiano e quello islamico. Queste frontiere possono condizionare il destino e la pace di un Paese. La religione ha un ruolo essenziale nella costruzione dell’identità nazionale di ciascun popolo.
Nel Mediterraneo cristiani, musulmani ed ebrei hanno condiviso le stesse terre per secoli. Giorgio La Pira negli anni ’50 scriveva che "la Sinagoga, la Cattedrale e la Moschea sono i luoghi intorno ai quali si costruiscono le nazioni, i popoli e le civiltà". La coabitazione tra i popoli delle tre religioni è una realtà della storia del Mediterraneo : una storia di conflitti legati alle religioni, scolpita in maniera indelebile nella memoria. E quelle che viviamo quotidianamente sono guerre "della memoria".
Il dialogo interreligioso è indispensabile anche per lo sviluppo economico dei popoli mediterranei . Occorre, però, ricordare la storia ed il rapporto dei Paesi mediterranei con le religioni e con il mare. E’ opportuno ricordare, insieme con fatti d’ordine storico o geopolitico, il ruolo che potrebbe avere la varietà di fedi religiose o di mitologie.
Molti popoli mediterranei offrivano sacrifici al mare - cavalli, tori, etc. -, simboli di forza o di fecondità. Le divinità marine trovavano nei loro pantheon un posto particolare : Poseidone è, come si sa, figlio di Rea e di Chronos, analogamente a Nettuno per i Romani. Il paganesimo greco fu caratterizzato da un atteggiamento ambivalente : timore davanti a un mare pieno di incognite, amore per lo spettacolo ineguagliabile. La lingua greca possedeva numerose denominazioni per designare i molteplici aspetti del mare : materia o contenuto (hals), presenza, percorso o estensione (pontos, pelagos), natura e avvenimento (thalassa). Quei nomi potevano mettersi uno accanto all’altro e combinare o moltiplicare i significati : materia-estensione, presenza-avvenimento, natura-contenuto, etc. Ciò dimostra, tra l’altro, un’irriducibile ricchezza di rapporti attraverso lo stesso mare.
La Bibbia e il Talmud danno al Mare Mediterraneo vari nomi : "Grande mare" (iam hagadol, Joz, I, 4), "Mare che sta dietro" (iam ha aharon, Deut. XI, 24), "Mare filisteo" (iam p’listim, Ex. XXIII, 31). La parola semita iam designava indifferentemente tutte le grandi distese d’acqua : mari, laghi, fiumi. Sarà la stessa cosa per molti popoli intimoriti dagli sconfinati orizzonti offerti dallo spettacolo del mare : i Romani all’inizio, gli Slavi, i Germanici, gli Arabi, i Turchi..
Il Popolo Eletto, ancora in Egitto, condivideva con i sudditi dei faraoni la paura "dei popoli del mare". Quella disposizione d’animo è implicita tanto nell’Antico Testamento quanto nei testi talmudici. La menzione dei "popoli del mare" si trova nella grande iscrizione di Merenptah. Il papiro chiamato Harris ne enumera alcune : Šerdan (potrebbero essere stati i Sardi), Wešeš, Tekker, Denen, Pelestel (Filistei ?). La Maledizione dei Filistei, marittimi e "incirconcisi", appare nel Vecchio Testamento. Nell’Esodo (14) le acque marine si aprono e il popolo, preceduto da Mosè, passa camminando sulla terra e non navigando. Jona utilizza l’animale presentato spesso in forma di balena per spostarsi per mare ; il suo nome in ebraico significa "colombo" e non "gabbiano". Il mare biblico è popolato di mostri che ricordano Leviathan o Rachab. Daniel vede "quattro grandi bestie che escono dal mare". San Giovanni parla nell’Apocalisse di una "bestia orribile con sette teste e dieci corna". Prevede la scomparsa del mare dopo il Giudizio finale. Il rumore delle onde è paragonato alla rivolta delle nazioni pagane contro Dio (Is. 51). Gesù Cristo cammina sulla superficie delle acque utilizzando le parole che la esorcizzano : "Taci, Calmati" (Matt., 4). Dio soltanto è più forte del mare cattivo.
Il Cristianesimo ha conservato nel suo retaggio un’attitudine analoga. Essa è tuttavia attenuata dal grande viaggio di San Paolo che navigò, non senza difficoltà, dalla Terra Santa alla Città Eterna. San Girolamo tenta di trovare l’etimologia del nome di Maria : alcuni gli attribuiscono l’ipotesi per cui Mir-iam vorrebbe dire Stella maris. Sant’Agostino ci confessa già che "per noi, figli nati e nutriti sulle rive del Mediterraneo (apud Mediterraneos), l’acqua anche soltanto intravista in un piccolo calice ricorda il mare" (Epist. VII, 14).
Ibn Khaldun ha dato testimonianza della paura degli Arabi, e soprattutto dei Berberi, davanti al "Mare Bianco" (al-bahr al-abyad). Così gli Arabi chiamavano il Mediterraneo, attribuendogli anche nomi derivanti dalle altre nazioni : "Mare dei Rumi" (cioè dei Bizantini), "Mare Siriano". Hanno chiamato l’oceano "Mare delle Tenebre" (al-bahr al-zulumat), timorosi di avventurarcisi. Comunque sia, il Corano riconosce "due mari", separati l’uno dall’altro da una parete, che non potranno mai incontrarsi (LV, 19). "Le perle e i coralli provengono da questi due mari" (LV, 22). Tra le metafore figurano anche i "sette mari" diversi. Il Profeta ha salutato le imbarcazioni in navigazione. Ha consigliato di mangiare tutto ciò che proviene dal mare e di adornarsi con tutto ciò che vi si trova. Secondo certi hadits (non tra i più degni di fede) ha anche incoraggiato la conquista di altri mari e ricordato che una vittoria marittima vale dieci vittorie terrestri. Il deserto, che secondo la Bibbia assomiglia al mare, ha assorbito la potenza delle nazioni che lo circondano. Alle genti che lottavano contro le dune non restavano forze sufficienti per affrontare le onde.
Il mare cambia genere da un litorale all’altro : mentre in latino o nelle lingue slave la parola mare è neutra, è maschile in italiano e femminile in francese ; in spagnolo può essere maschile o femminile a seconda delle volte ; possiede due nomi maschili in arabo ; il greco, nelle sue molteplici designazioni, composte o sovrapposte, gli assegna tutti i generi. Così è difficile tracciare le frontiere che separano i mari. I confini di solito non sono marittimi : sono tracciati sui continenti.
Queste considerazioni potranno probabilmente essere di aiuto per comprendere certi rapporti tra le popolazioni che abitano sui contorni di questo mare che molti di noi considerano come "nostro" : mare nostrum, diviso tra noi o da noi.
Cerchiamo si "unire" davvero questo mare, con la tolleranza e il rispetto.Partendo proprio dalle tre fedi. Solo così sarà possibile costruire un futuro di pace, sviluppo e cooperazione tra i Popoli.