"Il Denaro"

25 gennaio 2000

 

Nasce il Centro di Scienze dell’Islam

di Michele Capasso

Lunedì 17 gennaio, ore 12.30. Aeroporto di Bologna. Il termometro è appena sopra lo zero. Il ministro italiano della Difesa Mattarella, il rettore dell’Università di Bologna, Roversi Monaco ed altre autorità sono in attesa del fratello del re Fahd d’Arabia: il principe Sultan Bin Abdulaziz, che è anche ministro della Difesa e vice primo ministro.

Il jumbo reale B747 con cinquanta passeggeri atterra poco dopo sulla pista, con una manovra ardita. Sul muso il logo reale, sulla coda le due scimitarre incrociate e sovrastate da una palma stilizzata: simbolo del Paese arabo. Accompagnano il principe il ministro della Giustizia Al Shiekh, il rettore dell’Università di Ryahd Al Salem, l’ambasciatore in Italia Abdulaziz Al Saud ed una schiera di collaboratori ed agenti della sicurezza. Resteranno a Bologna quattro ore, per inaugurare il Centro interdipartimentale delle Scienze dell’Islam ed una mostra.

Il rettore dell’ateneo bolognese Fabio Roversi Monaco – membro fondatore dell’Accademia del Mediterraneo – aveva formulato la proposta di creare un centro di studi universitario sulla cultura islamica nel discorso d’apertura dell’anno accademico del 1998. Questo progetto, come tanti altri, trova oggi concreta attuazione grazie alla non comune "identità del fare" del rettore ed alla generosità dell’Arabia Saudita (che ha contribuito con un miliardo) al cui padre fondatore, il re Abdulaziz, il Centro è dedicato.

Ore 13. La campagna antistante la Villa Gandolfi Pallavicini, alla Croce del Biacco, è invasa da auto blu: le misure di sicurezza sono molto severe ed anche chi scrive, con l’ambasciatore del Marocco Mekour, trova difficoltà ad accedere. La cerimonia inaugurale del Centro è solenne: alle spalle del rettore e del principe sta un grande ritratto del re Abdulaziz; su una parete due targhe, in arabo e in italiano. Poco distante un’altra targa, più vecchia e consumata, ricorda che in questo luogo soggiornò nell’estate del 1778 Wolfang Amadeus Mozart.

"Questo Centro – dice il rettore nel breve indirizzo di saluto – nasce con una vocazione precisa: essere punto di incontro scientifico interdisciplinare per studiosi, ricercatori, dottorandi italiani e stranieri interessati ad approfondire la conoscenza storica, filosofica e giuridica del mondo arabo e dell’Islam". Gli fa eco il principe Sultan Bin Abdulaziz: "Questo avvenimento – dice – è un passo proficuo, una svolta di civiltà per comprendere l’Islam".

"Comunicare, conoscersi, cooperare": i tre obiettivi dell’Accademia del Mediterraneo trovano nella costituzione di questo prestigioso Centro piena attuazione. Grazie all’Università di Bologna, con l’istituzione di questo Centro diretto dal rettore Roversi Monaco, tale strada sarà concretamente percorribile. Una Università, quella di Bologna, nata all’inizio del secondo millennio – e, per questo, la più antica in Europa – all’insegna dell’internazionalità. Come poche altre è stata espressione ed interprete dell’umanesimo europeo ed oggi, all’alba del terzo millennio, è particolarmente attenta alle dinamiche culturali, sociali e politiche in atto nella realtà italiana e internazionale.

Nello spirito della Magna Charta delle Università sottoscritta a Bologna e della sua secolare vocazione, l’Università di Bologna ha promosso la costituzione di questo "Centro interdipartimentale delle Scienze dell’Islam", cui hanno aderito i Dipartimenti di discipline Storiche, Filosofia, Politica, Istituzione e Storia, Studi Linguistici e Orientali e l’Istituto Giuridico. Ampie sono le prospettive disciplinari che fanno capo al Centro: la lingua e la letteratura, le scienze sociali, la filosofia, la storia, il diritto, le scienze della religione, le scienze della politica, la filologia, la matematica. Il campo di applicazione scientifica del Centro include tutti gli aspetti dell’Islam, dalle origini ad oggi e in ogni parte del mondo.

18 gennaio, ore 15. Con il rettore Roversi Monaco esaminiamo la possibilità di creare, all’interno dell’Accademia del Mediterraneo, una consociazione tra le principali Università euromediterranee al fine di creare una banca dati informativa, scambi di conoscenze e di studenti, corsi di laurea e dottorati in comune. Nasce così l’idea di costituire "Almamed", guidata dall’Università di Bologna: un ateneo che non dimostra i suoi novecento e più anni e che ha saputo adeguare la sua proposta formativa alle esigenze del mondo contemporaneo, mantenendo un altissimo livello di qualità didattica e proposte articolate di preparazione spendibili sul mercato del lavoro. Con le sue diciotto facoltà, i rapporti internazionali – è la prima università pubblica ad avere aperto una sede all’estero, a Buenos Aires –, una concreta politica di decentramento, i servizi agli studenti, la banca dati "Almalaurea" (un servizio ideato per consentire alle imprese di disporre dei curricula dei giovani via Internet per individuare le figure professionali necessarie) e la formazione post laurea, l’Università di Bologna ha le carte in regola per proporsi come capofila delle Università euromediterranee. Un merito particolare va al rettore Roversi Monaco che l’ha guidata negli ultimi 15 anni, attuando realizzazioni importanti: dall’Aula Magna nell’ex chiesa di Santa Lucia all’Aula absidale, dal recupero e riutilizzo dell’ex carcere di San Giovanni in Monte all’ultimo progetto dell’ex convento di Santa Cristina.

Ore 19. Dante Spisni è l’autista del rettore. Mi accompagna all’aeroporto. Fa questo mestiere da quarantatré anni con il viso fiero e lo sguardo buono tipico dei bolognesi di un tempo. Dice che quando "il Magnifico" – così chiama il rettore – terminerà il suo mandato anche lui andrà via.