"Il Mattino"
1° luglio 1995
Le mille voci del nostro mare che diventerà laboratorio
di Pietro Treccagnoli
"Il Mediterraneo esiste veramente anche al di fuori del nostro immaginario?": se lo domanda lo scrittore croato Predrag Matvejevic’. Ma è un dubbio che può estendersi a tutto ciò che, come Napoli, ha una storia bimillenaria, con le stratificazioni che confondono più che chiarire, con una profondità che diventa un buco nero dell’anima, con gli incerti confini che tutto trasformano in un miraggio, in un fantasma e in una fantasia. Napoli che al centro di questo mare, che è stato di Ulisse e dei fenici, dei pirati barbareschi e de i galeoni spagnoli, di Venezia e del grande sultano d’Istanbul, di Horatio Nelson e delle corazzate con tanto di bandiera a stelle e strisce, Napoli è da sempre la cerniera tra il Nord e il Sud di questo specchio di acqua e sentimenti, tra il Nord e il Sud del mondo. Lo ha scritto Fernand Braudel e lo sanno ormai tutti. E allora, proprio Napoli è da sempre il labirinto dei destini incrociati di molte culture, è anche il solo luogo dove poteva nascere la Fondazione Laboratorio Mediterraneo, voluta dall’architetto Michele Capasso (che ne è anche il presidente), da Predrag Matvejevic’(presidente del Comitato internazionale della Fondazione) e da tanti altri intellettuali che lo promuovono e lo sostengono.
Nata appena sei mesi fa la Fondazione ha un programma che solo chi ha l’ambizione di una fede al di sopra delle parti può portare avanti senza avvertire un potente tremore. Un programma che ieri è stato illustrato in un incontro a Palazzo Serra di Cassano. C’erano, insieme al padrone di casa, l’avvocato Gerardo Marotta, ispiratore del progetto, Michele Capasso, Predrag Matvejevic’, lo scrittore turco Nedim Gursel, il traduttore e instancabile divulgatore delle letterature maghrebine e africane Egi Volterrani, l’algerino Khaled Fouad Allam, docente all’università di Trieste, il vulcanologo Giuseppe Luongo e Nullo Minissi (ex rettore dell’Orientale) e tanti altri.
Un panel internazionale per dar forza a un progetto che, come è scritto nello Statuto, "persegue un ideale di pace e fratellanza tra i diversi popoli dello stesso mare per esaltare la dignità del mondo mediterraneo e delle molteplici realtà che lo compongono". Una necessità, più che un progetto.
Con i tempi che corrono l’urgenza di un dialogo tra chi vuole che il Mediterraneo unisca più che dividere è sempre più forte.
Guerra fratricida nei Balcani, integralismo e terrorismo in Algeria, attentati in Turchia, la ferita mai cicatrizzata della Palestina: sono solo appena quattro gli scenari che destabilizzano politicamente un’area da sempre teatro di tensioni. Ma la Fondazione vuole andare ben al di là della comprensione dei fenomeni. Studi, programmi, ricerche, corsi di formazione e aggiornamento, concorsi, attività multimediali, realizzazioni di biblioteche e tutela ambientale: sono alcune delle finalità "concrete".
Tutte all’insegna di una cultura nel più ampio senso del termine: il Mediterraneo è una biblioteca vivente. Un grande tempio del sapere con i suoi volti e i suoi odori, le sue architetture e i suoi ruderi, la sua agricoltura e la sua pesca, le sue coste e le sue correnti, i suoi vulcani e suoi pensatori, le sue lingue e le sue diffidenze.
In breve, con la sua vita, la sua natura concretissima, oltre l’immaginazione, che è per fortuna anch’essa più che reale.