“LA REPUBBLICA”

21 ottobre 2001

 

MEDITERRANEO, ISLAM e SOCIETA CIVILE

di Michele Capasso*

Il passaggio epocale scaturito dalla caduta del muro di Berlino ha provocato – suo malgrado - nuove  guerre e povertà, il dilagare del terrorismo e  il fallimento della globalizzazione come processo spontaneo gestito dai Paesi detentori di risorse economiche e tecnologiche.

Tutti noi, affascinati dai nuovi processi democratici e dal superamento di vecchie odiate frontiere, non abbiamo tenuto conto che, allo stesso tempo, si stavano costituendo nuovi focolai di insicurezza e angoscia. La tradizione, la memoria e il passato sono, in alcune regioni del mondo, diventati il baluardo contro ogni processo di cambiamento percepito invasivo e pauperizzante. In un mondo sempre più ricco, affascinato dalla propria immagine di bellezze senza corpo e onnipotenti tecnologie, i più poveri hanno difeso la propria miseria spesso rifugiandosi nei confini di un passato lontano.

Noi Occidentali abbiamo pensato che intolleranza e fanatismo delle diverse ideologie, religioni e culture fossero una dimensione marginale che nulla poteva contro il progresso della tecnologia e gli effetti del nuovo mondo virtuale. La nostra distrazione narcisistica ha portato, in quelle regioni,  allo scontro tra culture pronte a trasformarsi in ideologie generatrici di esasperazione e  terrorismo.

In questo modo, ad esempio, la guerra israelo-palestinese si è radicalizzata e i conflitti intersociali della ex Jugoslavia hanno assunto valenze etnico-religiose. A ciò va aggiunto che ci troviamo oggi in un universo mediatico che amplifica tragedie e paure.

L’epicentro di questo contrasto è il Mediterraneo.

La storia di questo mare – spesso più diviso “da” noi che “tra” noi – è la storia della nostra civiltà, più densa che altrove e dove il discorso storico spesso è ridotto a storicismi verbosi e fumosi, mancando di credibilità. Il Mediterraneo si è presentato fino ad oggi come un labirinto stratificato sulle proprie mitologie, rendendo impossibile l’elaborazione di una cultura intermediterranea alternativa. Non resta, allora, che condividere una visione differenziata, nel cui centro vi è il rapporto tra Mediterraneo, Islàm e Società civile.

Sugli orli di questo mare il mondo arabo e l’Islàm si scontrano con altre fedi e culture, ma anche con differenti stili di vita, differenti ruoli attribuiti alle donne e alla famiglia, differenti risorse disponibili. Oggi, spesso, si amplificano gli stereotipi trascurando sia le vere differenze che le comunanze: primo fra tutti il terrorismo islamico e l’errata equazione “Arabi = Musulmani = Terroristi ”. Occorre sottolineare che il terrorismo musulmano colpisce la propria gente come i Paesi non-musulmani (è il caso del Gia in Algeria) e che non è il solo: si affianca a quello basco, irlandese, indou, sikh.

Che fare?Un ruolo fondamentale è affidato alla Società civile che dovrà continuare a sostenere il cambiamento politico che, negli ultimi anni, ha condotto a maggiore partecipazione. A torto molti ritengono che nell’Islàm sia assente la Società civile e, con essa, processi politici più aperti. Una parte fondante della concezione islamica della Verità è proprio il riconoscimento e rispetto delle diversità: è questo che ha consentito all’Islàm di crescere nei secoli, rispettando l’origine profonda delle umane varietà. Una revisione dell’Islàm che nasca dal suo interno: ecco cosa si può realizzare non in aree islamiche omogenee (come l’Asia, in cui vivono l’80% dei musulmani) ma in aree multiculturali (come i Paesi arabi mediterranei, dove vive solo il 15% dei musulmani).

L’Islàm mediterraneo non si sente umiliato dalla modernità  bensì stimolato per giungere ad una modernità condivisa nel rispetto delle tradizioni , governando, in questo modo, la globalizzazione.

E’ attraverso il rinnovamento del suo modello – e in questo la Società civile è determinante! - che l’Islàm può convertirsi ad una modernità che non neghi la sua autenticità ma la valorizzi.

E’ questa l’occasione strorica del Mediterraneo, è questa la forte giustificazione dell’esistenza, a Napoli, dell’Accademia del Mediterraneo e Maison de la Méditerranée : futuro luogo principale di dialogo tra Occidente e Islàm, che la Regione Campania di recente si è impegnata a sostenere per riaffermare il suo ruolo nella cooperazione euromediterranea e sviluppare valori comuni di mutuo rispetto capaci di gettare, col dialogo, ponti tra le due rive. In questo modo l’Europa e il mondo musulmano da rivali possono trasformarsi in partner pronti a darsi una mano in uno sforzo comune.

 

*    Presidente della Fondazione Laboratorio Mediterraneo

e direttore generale dell’Accademia del Mediterraneo.