IL MATTINO

22 giugno 2002

 

 

NICOSIA VERSO LA SVOLTA
Un paradiso turistico tra mare, tesori d’arte e storia millenaria.

Con troppe contraddizioni.

 

di Alessandra Pacelli


Enorme, dipinta sulle rocce della montagna, incombe una bandiera turca. La si può vedere anche da molto lontano, dall’autostrada, dalle colline coperte d’ulivi, anche dal 15mo piano di uno dei modernissimi palazzi di Nicosia. L’occhio memorizza. La comprensione arriverà più tardi.
La prima impressione è quella di trovarsi in una città europea, moderna, ordinata, con grandi strade trafficate all’ora di punta, le maggiori griffe internazionali nei negozi eleganti di Makarios Street. E come ogni città europea che si rispetti, il suo cuore è un centro storico ben conservato, circondato da massicce mura veneziane del 500, che si apre in un dedalo di stradine tutte botteghe e taverne, la piazza dell’arcivescovado con un imponente statua di Makarios - il primo presidente della Cipro indipendente - e il museo delle icone bizantine, una via pedonale per lo shopping dei turisti e... C’è qualcosa che stona e angoscia, che si fa fatica a capire al primo sguardo: la strada è sbarrata, chiusa, murata, e sul muro il filo spinato, e oltre il muro torrette militari, e su queste bandiere diverse che si fronteggiano, e in mezzo i cartelli dell’Onu «Buffer zone», zona vietata, invalicabile, interdetta, militarizzata. Così, in pieno centro, inaspettata, inquietante come tutte le «linee verdi» di confini labili, imposti militarmente ma non riconosciuti internazionalmente. Confini che dividono in due una capitale, che separano le genti, che spaccano le coscienze, violentano il paesaggio. Muri che la Storia dell’Occidente pensava di aver ha relegato al passato quando Berlino si ubriacava dell’ottenuta riunificazione. Non è così. Da 27 anni a Cipro c’è un Muro: di qua i greci, di là i turchi. Di qua la modernità, di là standard di vita molto bassi. Di qua si vuol entrare in Europa, di là si vuole l’annessione con la Turchia. Due mondi e in mezzo una sola follia, il Muro appunto.
C’è un cartello al check-point, l’unico, che collega la zona greco-cipriota a quella turca. Un passaggio interdetto ai civili, che solo i turisti possono valicare per poche ore e che viene controllato dai caschi blu dell’Onu, che proprio a Cipro hanno raggiunto il loro record di permanenza fissa. C’è un cartello, dicevamo, che urla giustizia: «26 anni x 365 = 9.500 giorni e notti senza sonno. I parenti dei ciprioti scomparsi chiedono di sapere il loro destino». A Cipro ci sono 1.500 “missing people” sparite quei giorni del 1974 in cui le truppe turche invasero l’isola in risposta a un colpo di stato di militari greco-ciprioti che cercavano l’unione con la Grecia. I rifugiati sono 200mila, quelli scappati dalla parte nord dell’isola appena invasa e che hanno perso tutto: case, beni, amici, serenità. Una giovane donna racconta che i bombardamenti iniziarono all’improvviso di sera, sembravano brevi schermaglie militari in una situazione politica già tesa. «Mia madre diede da mangiare al cane e annaffiò le piante, mio padre volle prendere l’automobile vecchia per allontanarci, per non rovinare quella nuova... pensavamo di tornare il giorno dopo... sono 27 anni che aspettiamo». Patricia all’epoca era una bambina. Abitava a Famagosta, che allora venne totalmete evacuata ed oggi è una città-fantasma. I contorni spettrali di ville e palazzi, di quella che era una ridente città tutta affacciata sull’incredibile blu del mare cipriota, si stagliano angoscianti oltre la «green line».

Tutto questo pesa sull’ingresso di Nicosia nell’Unione Europea, anche se l’isola è tra i Paesi favoriti all’interno del primo gruppo di candidati la cui adesione è prevista per il 2004. I parametri richiesti dovranno risultare tutti raggiunti entro il dicembre prossimo, e negli ultimi anni il governo ha lavorato alacremente in questo senso: proponendosi come nazione geograficamente strategica in un area di crisi, imbellendo sempre più le sue proposte turistiche, fugando le accuse che in passato vedevano l’isola come crocevia per operazioni off-shore non troppo limpide. L’Europa dunque aprirà le porte a Cipro, e questo forse accelererà la realizzazione di un sogno: abbattere quel Muro della vergogna.