Grand Tour
3 novembre 2002
MEDITERRANEO,
RISORSA PER L’EUROPA
Anacapri, 3 novembre
2000
Nel Mediterraneo sono nate le grandi culture che hanno
dato identità all’Europa e ai Paesi del Sud che si bagnano in esso. Non
dobbiamo dimenticare questo: sulle coste del Mediterraneo è nata l’idea del
principio dell’unità dei contrari che faceva dire ad Eraclito: “ E’ da ciò che
è in lotta che nasce la più bella armonia: tutto si realizza attraverso la
discordia”. Ma soprattutto l’idea di un
Dio che unisce la sensibilità cristiana, ebraica, araba.
E infine sul Mediterraneo è nata veramente la
filosofia e sono nate le prime “polis” intorno al fascino e al senso di
realismo del pensiero pitagorico. Pace e guerra, dialogo e lotta hanno fatto la
storia di questo mare, dove si sono incontrate non solo “forze”, gruppi
contrapposti, ma, appunto, civiltà, culture, idee.
La lotta nel Mediterraneo è stata, e tuttora è, una
lotta tra filosofie, tra visioni del mondo, prima ancora, forse, di essere uno
scontro tra interessi contrapposti.
L’assolutezza che tante volte queste lotte hanno
assunto, non può germinare dal solo pur centrale contrasto di interesse, ma
porta dentro di sé qualcosa di più radicale e profondo: la mancanza di
riconoscimento reciproco, la lotta per l’identità che ha potuto condurre alla
volontà di distruzione reciproca.
Oggi
ancora, l’immagine che offre oggi il Mediterraneo non è affatto rassicurante.
La sua riva settentrionale presenta un ritardo
rispetto al Nord Europa, e altrettanto la riva meridionale rispetto a quella
europea. Sia a Nord che a Sud l’insieme del bacino si lega con difficoltà al
continente ed appare davvero arduo considerare questo mare come un “insieme”
senza tenere conto delle fratture che ancora lo dividono, dei conflitti che
ancora lo dilaniano: in Palestina e in Israele – dove oggi sembra seppellita
ogni speranza di pace - come in Libano, nei Balcani, in Algeria.
Le spiegazioni che se ne danno non riescono a
convincere coloro ai quali sono dirette. I parametri con i quali al Nord si
osservano il presente e il futuro del Mediterraneo non concordano con quelli
del Sud. Le griglie di lettura sono diverse. Oggi le rive del Mediterraneo non
hanno in comune, spesso, che le loro insoddisfazioni.
In tale scenario, un segnale importante è stato lanciato dall’Unione europea con la Conferenza di Barcellona del novembre 1995. In quell’occasione, i ministri degli Affari esteri dei Paesi dell’Unione e di 12 Paesi partner della riva Sud hanno dato vita al “Partenariato euromediterraneo” attraverso l’attuazione del programma “MEDA” che sarà oggetto di rivisitazioni attraverso la nuova articolazione del programma MEDA II così come sarà esaminato nella IV Conferenza euromediterranea programmata a Marsiglia per il 16 e 17 novembre 2000. In questa occasione la Fondazione Laboratorio Mediterraneo presenterà le conclusioni che sono sorte dai workshop tenutisi ad Amman il 10 e l’11 novembre, in occasione della conferenza sul ruolo della diversità culturale nel nuovo millennio. Tra queste, sottolineeremo che pur apprezzando l’azione dell’Unione europea tesa a rafforzare il Partenariato euromediterraneo, non è possibile nascondere le difficoltà incontrate: l’Unione porta avanti numerose attività con molta lentezza e dispersione. La Dichiarazione di Barcellona del novembre 1995 fu salutata sì, come una svolta storica nelle relazioni euromediterranee, ma le pratiche, le regole e le procedure – che restano troppo eurocentriche – non hanno consentito al Partenariato di sfruttare interamente le proprie elevate potenzialità.
Inoltre, appare indispensabile coinvolgere le
strutture più rappresentative della Società civile assegnando loro un sostegno
strutturale e differenziando regole e procedure in funzione della legittimità e
rappresentatività di ciascuna di esse. Tra queste conclusioni, di particolare
rilievo appare il ripensamento profondo del meccanismo di funzionamento del
programma MEDA, partendo da una revisione sostanziale del Regolamento
finanziario e da una coerente articolazione delle azioni: va sostenuta una
strategia tesa a sostenere organismi ed azioni capaci di assicurare continuità
e buon esito ai progetti programmati. Occorre altresì creare le condizioni che
consentano al nuovo programma MEDA di fungere da catalizzatore per riunire,
nella realizzazione del partenariato, tutti gli attori capaci di apportarvi un
contributo in relazione ai rispettivi campi di competenza ed, al tempo stesso,
occorre evitare che azioni, sia pur importanti, appaiano dissociate da una
visione globale o, peggio ancora, duplicati di percorsi precedentemente
intrapresi.
E’ altrettanto necessario costituire entro il 2010–
come indicato dalla Conferenza di Barcellona del 1995 - un’area euromediterranea
di libero scambio, considerando attentamente le prospettive di sviluppo che
questa nuova sfida, posta dal modello di partenariato, propone. A tal riguardo,
occorre far presente che “le merci non camminano con le loro gambe”, sono esse
stesse strumenti di dialogo e di scambi di culture, conoscenze, tradizioni e
saperi.
Per finire, occorre
definire la “Carta per la Pace e
la Stabilità”, al fine di delineare con esattezza il ruolo della “Soft
security”: cioè quella “Sicurezza cooperativa” che affida la cogestione delle
tensioni e dei conflitti in atto nell’area mediterranea, non solo a strumenti
politici e militari ma, anzitutto, al dialogo interculturale che dovrebbe
trasformare le differenze e le diversità culturali- da elemento di conflitto in
preziosa risorsa.
E’ infine indispensabile che la politica e la cultura
trovino un’intesa: spesso si ascoltano troppe parole laddove occorrerebbe
invece realizzare progetti. Nel Mediterraneo è necessaria una capacità d’azione
singolare, capace di elaborare progetti operativi e portarli a termine con
successo in modo coerente e nei tempi prefissati.
In questo senso e accanto alle conferenze
ministeriali, straordinaria importanza hanno assunto i Forum della Società
Civile: in modo particolare il II Forum Civile Euromed, organizzato a Napoli
nel dicembre 1997 dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo e sostenuto dalla
Commissione europea. In quell’occasione 2248 partecipanti provenienti da 36
Paesi produssero progetti concreti richiedendo la costituzione di organismi
altamente rappresentativi della società civile negli ambiti delle Accademia,
delle Università, delle Città, delle Isole e delle Associazioni. Questi
organismi sono stati costituiti e sono una risorsa importante per la
programmazione delle nuove azioni. In particolare l’Accademia del
Mediterraneo rappresenta il luogo
principale in cui si compie e verifica la nostra identità ed appartenenza al
Mediterraneo, recuperando le risorse rese disponibili dalle 90 sedi distaccate
dell’Accademia già operative nei vari Paesi e da oggi91 sedi con la sede di
Anacapriche avrà un’importanza particolare in quanto il turismo sarà la base
dello sviluppo del nuovo millenio
L’Accademia del
Mediterraneo è luogo destinato per la sua stessa vocazione a diventare
il terreno comune del confronto tra le culture con la struttura operativa.
Operativa, anche sul terreno dove il progetto culturale diventa premessa di
economia e di sviluppo: l’Accademia – con gli organismi ad essa collegati, si è
applicata a diventare strumento economico per il Mezzogiorno d’Italia e per
altri Paesi della riva Sud attraverso la definizione di progetti “mediterranei”
in grado di accedere ai Fondi europei previsti in Agenda 2000 nell’ambito delle
politiche di internazionalizzazione culturale ed economica.
Tutto questo lavoro guardato in grande è di decisiva
importanza per l’Europa che si sta allargando al di là dei propri confini
tradizionali. Essa ha e vuole avere una sua politica mediterranea, che è una
politica che guarda a lei stessa e oltre di lei. Il confronto tra le culture
renderà più facile questa politica, farà crescere la forza degli interlocutori
possibili. L’Europa come soggetto politico in un mondo che diventa globale deve
assolutamente guardare al Mediterraneo come al mare di un grande sviluppo, di
pace, di civiltà.
L’Accademia del Mediterraneo, con la sua irripetibile
dote – costituita dalla “summa” delle doti di tutte le antiche prestigiose
istituzioni che la compongono – è il cardine di questa possibilità. Ana capri,
ora sede dell’Accademia per il Turismo e la protezione della fascia costiera
diventa attore effetivo di questo grande processo.
Hegel diceva che la libertà si sviluppa e cresce sul
mare; la sua profezia può diventare
verità storica proprio quando la globalizzazione in atto chiede ad ognuno di
ricordare le proprie radici, e di affermarle nel riconoscimento reciproco.
L’isola di Capri con la sede di Anacapri, dovranno
cogliere questa opportunità