IL DENARO

21 maggio 1995

 

 

Nel Mediterraneo si gioca una partita decisiva

 

 

di Michele Capasso

 

Un insieme di circostanze internazionali, regionali e locali rendono cruciale un forte e concreto rilancio della dimensione mediterranea nella politica europea. È ben noto che il processo di Barcellona si è, di fatto, arenato, o ha comunque raggiunto un limite che non può essere superato se si rimane nell’attuale configurazione. È altrettanto chiaro che, durante il semestre di Presidenza italiana della UE, non sarà accettabile una semplice constatazione dei problemi e limiti già identificati a Valencia, pena un’ulteriore crisi del processo, che rischierebbe di rivelarsi terminale. Un’azione di positiva trasformazione del Mediterraneo è ispirarsi quindi all’idea-cardine di persuadere la maggioranza delle opinioni pubbliche nel mondo arabo-islamico che la logica della cooperazione è vantaggiosa e vincente. La partecipazione deve dunque essere percepita come un valore positivo e al tempo stesso una concreta possibilità, in modo che alle legittime aspirazioni corrispondano effettivi canali di accesso. Soltanto in un tale contesto sarà possibile disinnescare la frustrazione e il risentimento diffusi che alimentano gli atteggiamenti di scontro e in alcuni casi di violenza.

Un deciso rilancio è urgente per almeno due ragioni essenziali. In primo luogo, l’allargamento in corso e il livello raggiunto in termini di integrazione implicano per la Ue un rischio crescente di generare un senso di frustrazione nei paesi mediterranei che restano esclusi (quantomeno nei tempi dell’orizzonte politico). In secondo luogo, la questione irachena va vista come l’epicentro di un processo che definirà la direzione generale dell’ordine (e del disordine) internazionale nei prossimi anni: nel Mediterraneo (naturalmente nella sua accezione allargata) si gioca dunque una partita decisiva. In questo scenario l’Italia ha innanzitutto un oggettivo interesse, fondato sulla storia e sulla collocazione geografica, a controbilanciare la dimensione nordica, o “baltica”, della Ue. È infatti in atto uno spostamento dell’asse dell’Unione verso Nord e verso Est, con una perdita di centralità dell’Europa renana — quella in cui l’Italia godeva di una collocazione non del tutto marginale. Ora, l’intera penisola rischia di restare tagliata fuori dalle grandi reti infrastrutturali e, conseguentemente, dal baricentro politico-economico dell’Unione.
Vi è poi una ragione più prettamente politica per un attivismo italiano rispetto alla nuova dimensione mediterranea: nello scenario politico-istituzionale che al momento appare più probabile, una Ue di modello “confederale” richiede chiaramente un’avanguardia di paesi più dinamici. Qualunque sia l’esatta configurazione di tale avanguardia, l’Italia godrà di maggiore legittimità e peso quanto più sarà rafforzata la dimensione mediterranea.

Una terza motivazione riguarda la situazione particolare del Mezzogiorno italiano: una visione innovativa del Mediterraneo consente di concepire una vera rivoluzione copernicana nell’approccio al Mezzogiorno italiano, in cui quest’ultimo diventi a tutti gli effetti “il Nord del Sud”, piuttosto che restare il Sud rispetto all’Italia settentrionale e ancor più rispetto al nucleo europeo. Se si adotta questa logica, le nostre regioni meridionali possono fornire ai partner mediterranei il proprio valore aggiunto in termini di risorse umane come fattore di sviluppo e integrazione. Nel settore infrastrutturale, ad esempio, ciò significa guardare a una crescita dei collegamenti nell’area, non tanto (o non soltanto) nell’ottica di un ponte sullo stretto di Messina, quanto piuttosto di un “ponte” infrastrutturale fra Sicilia e Tunisia.

La logica ispiratrice consiste evidentemente nel far prevalere le dinamiche integrative e cooperative rispetto a quelle disintegrative e conflittuali. È necessario sfruttare tutti i possibili elementi di complementarietà, non tanto nell’ottica di cancellare le diversità che si sono accumulate per sedimentazione storica, quanto piuttosto di far prevalere le ragioni della cooperazione. La complementarietà è un dato di fatto evidente in molti settori, ed è qui che si deve intervenire con maggiore energia per innescare un circolo virtuoso.

Sinteticamente, tre sono i criteri fondamentali che dovrebbero guidare la selezione delle iniziative specifiche per l’internazionalizzazione:

 

-          privilegiare azioni a carattere integrativo;

-          incoraggiare azioni fondate sullo sviluppo sostenibile;

-          tenere in considerazione la realtà dei vincoli di risorse (anche per non generare aspettative eccessive).

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L’obiettivo complessivo è la creazione di quattro grandi aree di libertà di movimento nello spazio euromediterraneo: delle merci; delle persone; dei capitali; dell’impresa. Piuttosto che affermare genericamente il principio delle quattro libertà, è necessario procedere in modo da favorire concretamente la loro affermazione, per effetto di interventi puntuali e continuati nel tempo. Vi è anche una questione di sincronizzazione dei vari livelli da tenere nel giusto conto: la scadenza del 2010 per l’area di libero scambio (merci) non può di fatto essere rispettata se la dimensione commerciale viene considerata isolatamente: le attività commerciali poggiano su tutte le altre tre libertà, in una certa misura. Su questo tema è opportuno sottolineare che le Regioni del Mezzogiorno d’Italia, e la Regione Campania in particolare, nell’ambito della strategia nazionale per l’internazionalizzazione, possono assumere un ruolo determinante. Infatti, dal lato degli attori necessari al partenariato interistituzionale e culturale ed alla formazione di capitale umano internazionale si evidenziano la presenza di: uno straordinario asset infrastrutturale e monumentale ereditato dal passato storico, come quello della città di Napoli, già capitale di rango europeo, ed oggi idoneo a sostenere le sfide di rappresentatitività nel quadro della competizione intermetropolitana tra le grandi città affacciate sul mare Mediterraneo; la percezione di Napoli nella coscienza italiana, europea ed internazionale, di città cosmopolita e tollerante, cerniera vitale tra la cultura europea di derivazione illuminista e la cultura mediterranea di derivazione spiritualista; la rilevanza quantitativa e qualitativa della componente di origine campana nell’ambito delle comunità degli italiani all’estero.Dal lato degli operatori economici e delle condizioni strutturali di rapporto con i mercati internazionale, si evidenzia la presenza di distretti industriali emergenti, caratterizzati da un discreto grado di internazionalizzazione e di presenza sui mercati internazionali; un ruolo di leadership nel mercato internazionale dei macchinari usati per le Pmi, sviluppato fino ad oggi attraverso modalità poco trasparenti, ma comunque efficace nello stabilire relazioni strutturali con i distretti emergenti in altri paesi, e passibile di miglioramenti qualitativi sotto i profili della certificazione di affidabilità.