IL MATTINO

6 luglio 2003

 

Patto mediterraneo per le vie del mare

di Corrado Castiglione

Dopo la moneta unica anche un’unica rete transeuropea di trasporto: è la sfida che parte da Napoli, dal consiglio informale dei ministri europei dei trasporti. Una partita ambiziosa visto che la situazione non è proprio tutta rosa e fiori. E la vice-presidente della commissione Loyola de Palacio la spiega bene, forte dello studio elaborato dal gruppo di Alto Livello: «Sui 14 progetti disegnati nel ’94 se ne sono realizzati appena 3. E la scadenza del 2010 si fa vicina. Dunque, bisogna recuperare i ritardi e non è facile, perché si spende troppo poco, appena 600 milioni di euro all’anno, ma ne servirebbero almeno 4 miliardi. Sembrano una cifra enorme, ma corrispondono solo allo 0,04% del pil europeo». Di qui la necessità di favorire investimenti privati, «con le opportune garanzie in termini di competitività e di sicurezza». Finora, ricorda la de Palacio, hanno pagato soltanto i cittadini. E non è detto che non vengano chiesti nuovi sacrifici, perché spunta l’idea di un fondo comune speciale, da autofinanziare anche con la revisione di alcuni pedaggi: dopo una attenta analisi caso per caso, potrebbe essere pronta a breve una proposta di pedaggio che ricadrebbe sui Paesi attraversati da infrastrutture stradali, da cui trarrebbero benefici economici e commerciali. Gli introiti andrebbero a cofinanziare nuove infrastrutture.

Si chiude così il primo appuntamento del semestre italiano alla presidenza dell’Unione. Almeno due le caratterizzazioni del vertice che riguardano direttamente Napoli e il Mezzogiorno italiano: innanzitutto, il nuovo ruolo del mar Mediterraneo che assume un’importanza strategica e si integra in maniera funzionale col Baltico, col mare del Nord e col mar Nero; e poi, anche sulla scia di questa consapevolezza, la volontà di proseguire nel percorso delle Autostrade del mare che con l’accordo siglato a Palazzo Reale allarga a Grecia e Portogallo il gruppo dei Paesi (Italia, Francia e Spagna) impegnati sin dallo scorso anno a valorizzare le risorse marittime come prolungamento naturale delle infrastrutture terrestri.
Ma andiamo con ordine. L’annunciata Carta di Napoli si presenta come il documento finale che esprime la dichiarazione della presidenza italiana - condivisa dai ministri europei - da sottoporre al Consiglio Ue che si riunirà il 9 ottobre in Lussemburgo. Rispetto alle attese, non compare l’indicazione di un’agenzia che coordini gli sforzi per sviluppare i collegamenti intermodali nel continente. Sulla materia non c’è accordo. Piuttosto, prevale l’idea di più coordinamenti, da affidare in ciascun caso ad una sola persona, come una sorta di tutore per ciascuno dei Corridoi.

La Carta di Napoli, illustrata dal ministro Pietro Lunardi e dalla de Palacio, riassume i temi sui quali il vertice ha trovato accordo: accordo unanime sul piano Van Miert; apertura ai finanziamenti privati per l'insufficienza dei fondi pubblici; approccio sovranazionale al problema dell'estensione delle reti di trasporti; le barriere naturali (il riferimento è alle Alpi e ai Pirenei) non sono più tema bilaterale, ma nodi comuni della Ue; input alla Commissione perché specifichi in dettaglio le opzioni su nuove forme di finanziamento; impulso alle autostrade del mare per superare le barriere naturali, coordinamento di controllo sui progetti complessi anche al fine di catalizzare le risorse; mare Mediterraneo, nuovo teatro economico destinato ad integrarsi, attraverso i corridoi Nord-Sud, Genova-Rotterdam, e il Corridoio 8, con il Mar del Nord, il Baltico e il Mar Nero.