13 dicembre 2003
Trascurare
il ruolo della Fondazione Laboratorio Mediterraneo nel dialogo interculturale è
un premio per la burocrazia
Le
Conclusioni della Conferenza Ministeriale Euromediterranea
condannano
a “morte lenta” una ong
di Mohamed Abd El Hady
Le
conclusioni della VI Conferenza dei Ministri degli Esteri dei Paesi europei e
mediterranei svoltasi dal 2 al 3 dicembre, prevedono la creazione della Fondazione
Euromediterranea per il dialogo tra le culture e le civiltà, che
rappresenta un grande passo verso il rafforzamento della comprensione reciproca
tra le società e le culture delle due Rive. Tale passo assume ancora maggiore
importanza con la nascita di questa Fondazione Euromediterranea, in un momento
in cui alcuni ambienti dell’Occidente mirano, sin dalla caduta dell’Unione
Sovietica nel 1991, ad identificare l’Islam ed i musulmani con il Comunismo e a
macchiare l’onorabilità degli Arabi e dei musulmani con il terrorismo.
Per smentire le accuse di tali
ambienti l’Europa, che è la più consapevole della vera natura degli arabi con i
quali ha avuto da sempre stretti contatti, risponde con la creazione della
Fondazione Euromediterranea, confermando la continuità della reciproca
comunicazione e comprensione.
Però, al tempo stesso, le conclusioni
hanno condannato a “morte lenta” una istituzione euromediterranea non
governativa che si interessa alla promozione del dialogo euromediterraneo: la Fondazione
Laboratorio Mediterraneo con l’Accademia del Mediterraneo - Maison de la Méditerranée, fondata
a Napoli nel 1994, per merito degli sforzi personali dell’arch. Michele
Capasso. Essa ha realizzato grandi successi, risultati irraggiungibili ed
impensabili per istituzioni governative vincolate dalle posizioni ufficiali del
Processo di Barcellona.
Il motivo per cui le conclusioni
rappresentano una “morte lenta” per la Fondazione Laboratorio Mediterraneo,
consiste nel fatto che la costituenda Fondazione Euromediterranea opererà
secondo le stesse finalità della FLM. Essa si insedierà probabilmente in un
anonimo edificio della città prescelta come sede, senza avere esperienze accademiche o pratiche nel campo, né
connessioni con le istituzioni interessate dei 35 Paesi membri nel Processo di
Barcellona. Inoltre la Fondazione Euromediterranea sarà soggetta alle decisioni
dei membri dei Governi e non terrà conto degli organismi non governativi della
società civile, soprattutto oggi necessari per risollevare la difficile
condizione in Medio Oriente.
Detto ciò, la forte
partecipazione di organizzazioni arabe non governative al Forum Civile Euromed
di Napoli, organizzato dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo, al fianco di
altre organizzazioni israeliane non governative operanti contro la
disoccupazione e sostenitrici dei legittimi diritti del popolo palestinese e
della nascita del suo Stato indipendente con Gerusalemme capitale, è stata
un’occasione irripetibile e che non sarebbe mai stato possibile realizzare
nell’ambito di un’istituzione guidata da un governo. Inoltre, il governo
israeliano avrebbe potuto non autorizzare la partecipazione di tali
organizzazioni a conferenze tenute sotto il patrocinio di una istituzione
governativa.
Quella dell’architetto Michele
Capasso è una vera e propria missione: egli ha dedicato i suoi soldi, la sua
esperienza, nonché le sue relazioni, alla fede nel dialogo ed alla tolleranza
tra i popoli. Dopo aver progettato alcune opere a Sarajevo che sono state poi
distrutte dalla guerra tra serbi e musulmani, e non potendo più eseguire altre
opere nei territori palestinesi, ha impegnato i suoi soldi per restaurare un
intero palazzo a Napoli attualmente sede della Fondazione Laboratorio
Mediterraneo, dove si svolgono regolarmente, convegni, conferenze, mostre ed
eventi.
Nel frattempo però la nuova
Fondazione Euromediterranea, decisa dall’Unione Europea, riceverà un sostegno
annuo che ammonta a 5 milioni di euro, mentre la Fondazione Laboratorio
Mediterraneo – la più importante rete euromediterranea per il dialogo tra le
società e le culture con sedi nei vari Paesi – non ha ricevuto alcuna
sovvenzione dall’Ue.
Lascia quindi meravigliati il
fatto che l’Ue, che ha tanto raccomandato ai Paesi situati al Sud del
Mediterraneo di sostenere la società civile, non abbia adottato la Fondazione
Laboratorio Mediterraneo, né la sua sede di Napoli, quale istituzione pronta ad
attuare questo suo obiettivo, cercando, al contrario, di istituire una nuova
Fondazione, che impiegherà non poco tempo prima di avviare un dialogo culturale
euromediterraneo e sprecherà molti soldi per funzionari e costi strutturali,
dote che la FLM ha ufficialmente e gratuitamente messo a disposizione dell’Ue.
Peròm, se questa è la posizione
dell’Europa verso un’organizzazione non governativa, allora le istituzioni
della società civile nei paesi mediterranei ed arabi dovrebbero esaminare
l’attuale condizione della Fondazione Laboratorio Mediterraneo per tenerla in
vita e per aiutarla a mantenere il suo indispensabile ruolo, partendo dal fatto che il dialogo va gestito e sostenuto
da organi non ufficiali per avere esiti più efficaci di quelli del dialogo
svolto nei quadri governativi ufficiali.
Durante la sua intervista con Al
Ahram, Capasso si dichiara rammaricato per come sono andate le cose, definendo
la non considerazione della Fondazione Laboratorio Mediterraneo “un premio per
la burocrazia e l’assassinio della società civile”, benché essa svolga un ruolo
più influente e meno costoso. Ad esempio, per lo svolgimento della Conferenza
Ministeriale a Napoli, durata due giorni, alla quale hanno partecipato le
delegazioni di 35 paesi, intervenendo ciascuna per pochi minuti, ci sono voluti
più di 5 milioni di euro.
Capasso definisce la situazione
dicendo: “L’area del Mediterraneo è moribonda ed il governo aspetta la
creazione di un ospedale che la curi (la nuova Fondazione Euromediterranea),
ciò senza tener conto che esiste già un ospedale attrezzato ed operante (la
Fondazione Laboratorio Mediterraneo)”. Egli si sente ulteriormente e
giustamente rattristato perché l’idea della creazione di una istituzione per il
dialogo tra le società e le culture, era in origine la sua e lui l’ha già
realizzata, ma poi i governi gliel’hanno rubata, comportandosi con indifferenza
nei suoi confronti. Nel suo discorso di
inaugurazione della Conferenza Ministeriale, il Presidente del Parlamento
Europeo Pat Cox, ha confermato l’importanza del ruolo della Fondazione
Laboratorio Mediterraneo ed ha garantito il
sostegno dei rappresentanti dei popoli europei affermando: “La
Fondazione esiste già: è la Fondazione Laboratorio Mediterraneo…”.
Tra l’altro Capasso sottolinea
la grande collaborazione tra la Fondazione Laboratorio Mediterraneo e la Bibliotheca Alexandrina riguardante il
progetto della realizzazione di un’enciclopedia del paesi mediterranei. Il piano di attuazione comprende
l’istituzione di un complesso scientifico che comprenda le Accademie del
Mediterraneo per l’elaborazione dell’enciclopedia nelle diverse
specializzazioni: storia, letteratura, cultura, arte. Capasso prosegue dicendo:
“Il vantaggio di tale progetto è che non si limita ad essere un’enciclopedia
regionale, bensì euromediterranea, globale, come ad esempio il cinema del
regista Youssef Chahine: infatti, le sue non si limitano ad essere opere
artistiche egiziane, bensì delle opere di carattere umano, che trattano di
relazioni di interazione umana tra le due rive del Mediterraneo. Capasso
sottolinea che il via liberà all’enciclopedia partirà dalla Bibliotheca
Alxandrina entro aprile prossimo con una piccola squadra di lavoro.
La Fondazione Laboratorio
Mediterraneo ha inoltre organizzato,
dal 28 al 30 novembre scorso, il Forum Civile Euromediterraneo, cui hanno
partecipato 300 rappresentanti delle organizzazioni non governative e della
società civile. Le Conclusioni del Forum invitano alla necessità di rendere più
fattibile il ruolo di tali organizzazioni nell’ambito euro-mediterraneo e di
superare gli ostacoli a questioni quali lo sviluppo duraturo, le trasformazioni
internazionali e regionali, la stipula di accordi di partenariato con alcuni
dei Paesi del Sud del Mediterraneo, l’allargamento dell’Ue verso l’Oriente, le
conseguenze degli attacchi dell’11 settembre 2001, nonché la situazione in
Medio Oriente.
Comunque, la Fondazione
Laboratorio Mediterraneo prosegue il
suo lavoro, ma ha bisogno di un maggiore sostegno. È un dovere di tutti noi
aiutarla affinché continui a lavorare e a comunicare malgrado la volontà dei
governi e degli individui.