"IL DENARO"
17 ottobre 1998
Turismo culturale: una risorsa per il terzo millennio
di Michele Capasso
Napoli, 9 ottobre 1998. La Fondazione Laboratorio Mediterraneo organizza il Convegno Internazionale "Turismo e cultura alle soglie del III millennio". Al centro del dibattito l’importanza del "turismo culturale". Il viaggio è stato dall’antichità strumento e simbolo dell’educazione, una specie di rito di passaggio all’età adulta. Reinventato in età moderna sotto forma di "tour" concludeva la formazione dei giovani. Il fine educativo non era però la sua connotazione assoluta e "Il viaggio in Italia" di Montaigne dimostra che in un uomo veramente saggio la curiosità dominante non era proprio quella degli studi, poiché bagni, cortigiane e traffici lo interessarono più dei monumenti. Del resto già prima le narrazioni dei pellegrini diretti in Terra Santa (dove non arrivavano quasi mai), in particolare quelle che ci hanno lasciato sanguigni baroni tedeschi, non pare che mettessero sempre la religione e la cultura al centro delle loro preoccupazioni. In effetti anche il primo dizionarietto pratico italo-tedesco preparato – diremo oggi – per i turisti, contiene in proposito delle frasi esemplari. Oltre l’inizio di conversazione opportuno per ogni uomo dabbene: "fatti in là che ti puzzano i denti", insegna altre fondamentali espressioni per rispondere alle più urgenti esigenze di quegli uomini pii. Esse sono: "dov’è la chiesa?", "a che ora è il pranzo?", "quanto costa una ragazza?". Il turismo industriale sviluppatosi grazie al progresso dei trasporti aerei, senza i quali non avremmo avuto turismo di massa, è ispirato soprattutto a questi sani principi, anche se i nuovi dizionari per turisti sono meno franchi nella loro fraseologia. Immenso giro commerciale, nessuno avrebbe pensato di fare uscire il turismo di oggi dalle vie ben rodate in cui è incanalato se non fosse venuta la folata liberista. In questa furia di economicità e rendimento ad ogni costo, qualcuno ha scoperto che esisteva ancora una vena da sfruttare: il "turismo culturale". In effetti le rovine, le bellezze naturali, quelle artistiche sono appena in parte e fugacemente già inserite nel giro turistico con la conseguenza che il loro mantenimento costa più di quello che rendono. Perciò sagaci "Messieurs Prudhomme" hanno pensato che se si creasse, accanto al turismo di massa, il turismo culturale – da rendere diffuso quanto quello di massa – si potrebbe "valorizzare" (questo è il termine, dal momento che nella nostra età di bassi ideali il valore è solo economico come il lavoro è, la lingua di Napoli insegna, soltanto "fatica") e dunque "far rendere" i patrimoni culturali. Non si tratta di poco. Infatti si tratta di costituire organizzazioni nuove, con docenti al posto delle guide attuali, le quali sono state implacabile e raffinato umorismo illustrate da un delizioso film inglese che ha costruito la sua trama sulla loro figura e i loro incantevoli paradossi. Il modello del turismo culturale esiste già e ne esiste anche la pratica specialmente nel campo dell’archeologia del vecchio e del nuovo mondo, ma finora esso è esercitato in misura ridotta, economicamente poco significativa e senza supporti a lui propri. Occorre dargli slancio, crearlo come "nuovo bisogno", costruirgli idonee strutture, farne una rete vasta e parallela alle altre organizzazioni del turismo. L’attuale turismo culturale è formato da piccoli gruppi diretti da un professore universitario specialista del campo che guida lungo un percorso che collega le rovine di città antiche, unite un tempo da legami storici o da un mito comune, oppure conduce sui siti scavati e in quello scenario fa una vivida ricostruzione del passato. Per dare forma industriale a questa attività occorre "collegare" le iniziative ora sparse in un centro associativo promotore e coordinatore, sostituire o almeno integrare la guida universitaria occasionale che accompagna adesso questo turismo culturale con una organizzazione presso i luoghi da visitare, affidata a giovani studiosi specificamente indirizzati a tale lavoro, aprendo uno sbocco economico a tanti valenti laureati lasciati ora ad assopire in attesa di precari assegni di studio o d’improbabili posti di ricercatore. Infatti se non si crea un sistema commerciale che dia possibilità di guadagno ai giovani che studiano nell’ambito storico-culturale, vedremo fuggire da questi studi le menti più fertili e la nostra società suicidarsi lentamente poiché nessuna società e sopravvissuta al vuoto culturale che genera una formazione esclusivamente tecnica.
Perciò è necessario che si istituisca una Commissione che affronti tutti i problemi connessi con questa nuova utilizzazione economica del patrimonio culturale, dalla propagazione dell’idea alla organizzazione dei nuovi circuiti e dei modi per realizzarli. Si tratta di stabilire comitati di studio, modelli programmatici, schemi di organizzazione in situ, criteri di adattamento, quadri operativi, sistemi di propaganda, piani finanziari a breve e a lungo termine, supporti commerciali al margine e il Centro associativo di promozione e di collegamento; insomma tutto ciò che l’iniziativa privata e la rete civile può realizzare efficacemente da sola o con la collaborazione dei Ministeri interessati. Lo sviluppo del turismo culturale è al centro delle attività della Fondazione Laboratorio Mediterraneo ed è stato indicato come "obiettivo prioritario" dall’Accademia del Mediterraneo, costituitasi a Napoli il 10 ottobre 1998. La nostra città può diventare il centro propulsore di tale sviluppo solo se le istituzioni e la Società Civile sapranno comunicare insieme.