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RAPPORTO
DEL GRUPPO DEI SAGGI
ISTITUITO SU INIZIATIVA DEL
PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
"Il Dialogo tra
i Popoli e le Culture nello Spazio euro-mediterraneo"
Membri del
Gruppo: Malek Chebel, Juan Diez Nicolas, Umberto Eco, Shmuel
N. Eisenstadt, George Joffé, Ahmed Kamal Aboulmagd,
Bichara Khader, Adnan Wafic Kassar, Pedrag Matvejevic, Rostane
Mehdi, Fatima Mernissi, Tariq Ramadan, Faruk Sen, Faouzi Skali,
Simone Susskind-Weinberger and Tullia Zevi
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E’ difficile considerare
il Mediterraneo come un insieme coerente senza tener conto
delle fratture che lo dividono, dei conflitti che lo lacerano:
Palestina - Israele, Libano, Cipro, i Balcani Occidentali,
Grecia – Turchia, Algeria; incidenti che affondano le
loro radici in altre guerre più lontane, come quelle
dell’Afghanistan o dell’Iraq e così via.
Il Mediterraneo è costituito da numerose sotto-unità
che mettono in discussione o rifiutano idee unificatrici.
Tuttavia, il conflitto non è inevitabile; non è
una fatalità né una predestinazione. E’
questa constatazione che ha convinto Romano Prodi, Presidente
della Commissione Europea, ad istituire un Gruppo di Saggi.
Il Gruppo ha concentrato il suo lavoro sul dialogo fra i popoli
e le culture nel più ampio contesto della globalizzazione
economica, dell’ampliamento dell’Unione Europea,
della presenza permanente sul proprio suolo di comunità
immigrate di origine, e degli interrogativi identitari che
questi cambiamenti sollevano sulle due sponde del Mediterraneo.
L’ampliamento induce l’Unione Europea a riflettere
sia sulla propria identità che sul proprio rapporto
con il resto del mondo, a partire dai paesi e dalle regioni
a lei più vicini dal punto di vista geografico. La
politica di vicinato esprime in modo fecondo questa visione:
fare dell’Unione un elemento in buone relazioni di vicinato
– avente anche la responsabilità specifica di
essere il polo di stabilità di questo vicinato –
e quindi fare in modo che essa abbia legami più stretti
con la “cerchia di amici” più vicini.
I Paesi del Mediterraneo che non appartengono all’Unione
Europea sono, però, esposti a numerose forze che contrastano
la loro capacità di formare un’unica entità
e di fare ascoltare la voce dei loro popoli. La loro prossimità
con il “vicino del Nord” – la cui forza
è in gran parte dovuta alla sua unificazione –
può spingerli ad una apertura ugualmente feconda verso
migliori relazioni, più intense e più egualitarie.
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