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8 MARZO: IRAN, APPELLO PARLAMENTARI PER RILASCIO DONNE

(ANSAmed) - NAPOLI, 8 MAR - Una festa per ricordare le conquiste realizzate in questi anni e quelle ancora da fare. Ma soprattutto per non dimenticare le altre donne nel mondo, Iran in prima fila, ancora oggi vittime di leggi discriminatorie. E´ l´appello lanciato dalla Fondazione Mediterraneo di Napoli per la festa dell´8 Marzo. Un appello lanciato da Napoli, in occasione del premio Mediterraneo a Shirin Ebadi, e rimbalzato a a Roma, dove i parlamentari napoletani Claudio Azzolini e Maria Fortuna Incostante hanno espresso piena solidarietà alle donne iraniane in lotta per l´abolizione delle leggi discriminatorie del loro Paese. "Vogliamo che l´8 marzo sia soprattutto una festa di solidarietà alle donne dell´Iran in generale e in particolare alle attiviste tuttora in carcere. Due di loro sono ammalate gravemente e le altre stanno facendo lo sciopero della fame. Non hanno il permesso di vedere la famiglia o l´avvocato e le autorità continuano a sostenere che sono in stato di fermo", ha detto Caterina Arcidiacono, vice presidente della Fondazione Mediterraneo che ha accompagnato il premio Nobel Ebadi a Roma dove ha incontrato il Presidente della Commissione Affari Esteri Umberto Ranieri e il Presidente del Comitato per i Diritti Umani Pietro Marcenaro. Presenti anche Azzolini e il Presidente della Fondazione Mediterraneo, Michele Capasso. I parlamentari hanno auspicato che per l´8 marzo sia sostenuto l´appello per la liberazione delle donne iraniane assicurando il loro pieno sostegno nonché la disponibilità a recarsi in delegazione in Iran. Ranieri e Marcenaro hanno sottoscritto poi l´appello per evitare la guerra in Iran, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e dalla stessa Ebadi durante la visita a Napoli. (ANSAmed). 2007-03-08 13:15

8 MARZO: MAROCCO; PIU´ DONNE IN POLITICA E ECONOMIA, PRIORITA´
(ANSAmed) - RABAT, 8 MAR - In occasione della festa della donna il segretario di Stato alla Famiglia, Yasmina Baddou, e un gruppo di femministe marocchine intervistate dal settimanale Le Journal hanno definito le loro priorità, che in molti casi coincidono. "Bisogna raddoppiare gli sforzi per consolidare le conquiste ottenute dalle donne, attraverso programmi in tutti i settori", sostiene Baddou in un´intervista pubblicata oggi da Aujourd´hui Le Maroc, prima di elencare la sua lista di priorità. "Promuovere i diritti economici delle donne attraverso l´incoraggiamento delle imprese al femminile, lottare per una maggiore partecipazione femminile nella vita politica, soprattutto a livello locale", dice Baddou aggiungendo la necessità di varare norme severe contro la violenza domestica, contro lo sfruttamento del personale domestico e a favore dell´alfabetizzazione delle donne, soprattutto nel mondo rurale. E le priorità espresse dal segretario di Stato non sono troppo lontane da quelle manifestate dalle organizzazioni femministe. I dieci punti definiti "prioritari" sono, infatti, una maggiore integrazione politica, tolleranza zero sulla violenza domestica, legalizzazione dell´aborto, proibizione totale del matrimonio delle minorenni, leggi contro le molestie sessuali, armonizzazione del codice sulla cittadinanza, lotta al lavoro domestico delle minorenni, abolizione della poligamia, uguaglianza nelle eredità e parità effettiva nel mondo del lavoro. (ANSAmed). 2007-03-08 15:11

8 MARZO: PAESI ISLAMICI, PARITA´ DIRITTI ANCORA LONTANA ***
(di Javier Fernandez) (ANSAmed) - RABAT, 8 MAR - Discriminazione, emarginazione, violenza domestica e mutilazioni sessuali: la lunga lista di denunce delle donne che vivono nei Paesi islamici dell´area mediterrenea non trova ancora le risposte adeguate, anche se un po´ ovunque la situazione sembra in evoluzione, per quanto lentamente. La mappa dei diritti delle donne riserva alcune sorpresa. Nella laica e moderna Turchia, ad esempio, il giornale di sinistra ´Cumhuriyet´ titola "Le donne turche sono disperate", e alcuni dati sembrano dare ragione a questa diagnosi drammatica: secondo un´inchiesta il 15% delle donne turche sono analfabete, il 72% sono casalinghe e il 48% non leggono mai i giornali. La stessa rassegnazione sembra regnare in Egitto, dove solo le autorità hanno organizzato festeggiamenti per l´8 marzo, mentre le donne hanno poco da celebrare: costituiscono la maggioranza degli analfabeti (45% della popolazione) e anche per questo sono escluse in primis dal mercato del lavoro. Violenze domestiche e mutilazioni genitali sono in aumento. In Marocco esistono gli stessi problemi - analfabetismo, violenza domestica, non la mutilazione sessuale - ma almeno le donne sentono di trovarsi immerse in una dinamica di progresso: il processo di riforme lanciato da Mohamed VI dopo la sua ascesa al trono nel 1999 le vede molte volte protagoniste. Ma se le donne marocchine hanno oggi più diritti al momento di sposarsi, divorziarsi o trasmettere la cittadinanza ai figli, restano comunque escluse dal gioco politico: alle elezioni del prossimo settembre solo il 2,1% dei candidati appartiene al gentil sesso. In Algeria, con un elettorato composto al 55% da donne ed elezioni fissate per il maggio prossimo, i partiti moltiplicano le iniziative mirate ad attrarre candidate, che sono però viste con cautela e diffidenza dalle organizzazioni femministe. Nassera Merah, militante femminista, ricorda che resta infatti in vigore "un codice della famiglia che nonostante le riformette del 2005, mantiene ancora la figura del ´tutore´, obbligatorio per la donna che vuole sposarsi, e in materia di eredità il codice continua a privilegiare i figli maschi, che hanno diritto al doppio dei beni rispetto alle femmine". Nei Paesi del Golfo, sono gli Emirati Arabi Uniti a rappresentare un esempio regionale di emancipazione: la confederazione dei sette emirati conta due donne ministro - Affari Sociali ed Economia - e 9 deputate al Parlamento; la percentuale di presenza femminile nella vita politica degli Eau risulta quindi del 22,5%, il doppio rispetto a quella italiana. Le donne occupano inoltre il 30% delle posizioni manageriali di vertice negli Eau, gestiscono un patrimonio economico-imprenditoriale di 2,6 miliardi di euro e coprono il 66% dei posti del settore pubblico. Resta invece d´attualità la discriminazione contro le donne del regime islamico iraniano, come hanno ricordato oggi a Napoli i responsabili di un appello a favore delle donne incarcerate in quel Paese e le azioni repressive condotte dalla polizia a Teheran contro i manifestanti. "Vogliamo che l´8 marzo sia soprattutto una festa di solidarietà con le donne dell´Iran in generale e in particolare con le attiviste tuttora in carcere. Due di loro sono ammalate gravemente e le altre stanno facendo lo sciopero della fame. Non hanno il permesso di vedere la famiglia o l´avvocato e le autorità continuano a sostenere che sono in stato di fermo", ha detto Caterina Arcidiacono, vice presidente della Fondazione Mediterraneo. (ANSAmed). 2007-03-08 19:27

 

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