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IL DENARO
10 luglio 2004


Per due mesi a Palazzo Reale pittrici dell’Islam alla ribalta

di Michele Capasso e Caterina Arcidiacono

La mostra che si inaugura lunedì, curata da Mimma Sardella e Khalid Kreis, è organizzata dalla Fondazione Laboratorio, con la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico di Napoli e Provincia, la Royal Society of Fine Arts di Amman, la Jordan National Gallery of Fine Arts, la Rete mediterranea di artiste donne di Atene e l’Accademia del Mediterraneo-Maison de la Méditerranée. Resterà a Napoli fino al 15 settembre 2004.
Questa mostra è una grande occasione e, al tempo stesso, una sfida, che la Fondazione Laboratorio Mediterraneo – anche in virtù della recente designazione ad “antenna europea e capofila della rete italiana per il dialogo tra le culture e civilizzazioni” – ha voluto lanciare per riaffermare il ruolo della donna nei processi di pace.
Un voce corale di alta creatività, oltre il velo delle rappresentazioni che alimentano l’immaginario collettivo delle società occidentali. La mostra è un’occasione per offrire allo sguardo di occhi che non chiedono il possesso, la molteplicità delle espressioni di culture e linguaggi che animano gli spazi dell’universo femminile. In essa lo sguardo potente dell’artista che costruisce il proprio mondo espressivo e quello dell’osservatore che vi entra in relazione costruiscono un dialogo tra culture e civiltà attraverso la risonanza delle reciproche emozioni e conoscenze. Creazioni diverse e differenziate di molteplici artiste di paesi mussulmani si susseguono in un repertorio visivo di gran ricchezza e multiformità.
Sono opere di donne che danno voce alla propria creazione infrangendo rappresentazioni, stereotipi pregiudizi della donna “velata”. Una mostra in cui la creatività delle donne di paesi musulmani prende corpo oltre il velo del suo stereotipo; un’occasione di conoscenza visiva per andare con lo sguardo del cuore e della ragione oltre il velo della subordinazione e rimozione. L’arte come mezzo per stracciare i veli oltre il velo dell’indifferenza, e dell’imposizione; per una politica di diritti, partecipazione e rappresentatività. E’ questo il senso più profondo di quest’esposizione che rompe immagini sedimentate, rappresentazioni sociali ancorate e oggettificate.
La ricchezza delle espressioni rimodella un immaginario convenzionale tradizionale che si nutre dell’arguzia di Shahrazâd e delle eleganti donne di Algeri nei loro appartamenti, ma anche quello contemporaneo che circoscrive e racchiude ogni rappresentazione delle donne della riva Sud nel velo che le nasconde.
Il genere delle artiste è il criterio con cui è stato costituito l’insieme espositivo, ma la chiave interpretativa è polisemia per gli stili, i materiali, la varietà, multiformità e peculiarità del repertorio esposto.
In questo senso, la mostra consente ad ognuna delle sue protagonista la propria voce, stracciando il velo dell’omogeneità che accomuna nel nome del genere, le tante voci di donna: ognuna delle artiste è qui presente con la propria storia e il proprio peculiare percorso artistico-culturale.
Un insieme di tradizioni, colori, significati e sentimenti. Una mostra che vuole dare conto all’alacre effervescenza cui danno vita le donne nelle culture dell’Islam coniugandola in chiave contemporanea; in cui la pittura agisce come strumento di comunicazione, terreno condiviso di senso, di fertile progettualità, individuale e sociale. Una mostra che riconosce la competenza e professionalità di quante l’hanno realizzata con la quale la Fondazione Laboratorio Mediterraneo, in occasione del suo decennale, vuole dare voce e visibilità al dialogo euromediterraneo, proprio qui a Napoli, città mediterranea aperta e multiforme, capace di “pensare europeo e respirare mediterraneo”.

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