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IL RESTO DEL CARLINO
18 gennaio 2000


Allah prende casa a Bologna
Il Principe Saudita Abdulaziz: “E’ una svolta di civiltà”

di Franco Cardini
La notizia dell’apertura di un centro informatico-informativo, soprattutto bibliografico, sulla cultura islamica ha molto colpito l’opinione pubblica bolognese. Per la verità, in un centro come Bologna, sede di una delle non molte università italiane che funzionano decentemente – ed in qualche suo settore addirittura molto bene – una notizia del genere non dovrebbe né stupire né tantomeno allarmare nessuno.

Ma tant’è: come tocchi l’Islam, un sacco di gente rizza il pelo. I cattolici, che temono di venir messi nell’angolino da quella che ormai è la seconda religione del Paese, con la differenza che la prima, la cattolica appunto, sembra tiepidamente seguita, mentre l’Islam pare fortemente appoggiato e in crescita. I laici, che hanno appena finito – e non del tutto – di deporre le armi contro quello che amavano chiamare l’integralismo dei cattolici e si trovano adesso a combattere con quello che sistematicamente chiamano il fondamentalismo dei musulmani. Dal momento che com’è noto, i laici sono i soli ad essere ragionevoli e moderati al mondo: e tutti gli altri, quelli che hanno una fede qualunque sono per la malsana definizione, dei fanatici.

A dire la verità si potrebbe osservare che anche i centri bibliografici seguono una rigorosa legge politica. Quello islamico bolognese è generosamente finanziato dall’Arabia Saudita: Paese religiosamente parlando alquanto rigoroso se proprio non vogliamo definirlo chiuso, ma fermo e sicuro sostenitore della presenza, della politica e degli interessi degli Stati Uniti d’America in tutto il mondo arabo-musulmano. Ora, è noto che per i fondamentalisti vale la legge che il vecchio Orwell denunziava per gli “uguali” nei regimi egalitari. Sembra che per molti occidentali tutti i musulmani siano fondamentalisti: ma ce ne sono taluni che lo sono più degli altri, tal altri che lo sono meno.

Ora, i sauditi possono anche applicare alla lettera la legge coranica: ma i buoni occidentali, in omaggio alla politica statunitense, chiuderanno sempre nei loro confronti un occhio, laddove li tengono ben aperti e sbarrati tutti e due quando si tratta dei fondamentalisti iraniani o pachistani, che fanno un gioco politico internazionale un po’ diverso.

Ciò premesso, è evidente che un centro islamico finanziato dai sauditi, amici degli occidentali, pettinerà tutti un po’ meno contropelo di quanto non avrebbe fatto qualcosa di simile finanziato da musulmani politicamente più lontani dalle posizioni dei Padroni del Vapore Occidentale.

Dal canto mio ritengo che il problema sia molto semplice. Sull’Islam, nonostante il diluvio di carta stampata e di informazioni elettroniche di cui disponiamo, ancora molto poco si sa a livello di opinione pubblica media. Non mi interessano la tolleranza o la comprensione: sono valori che verranno dopo, se verranno, e tutto sommato se come cittadino posso apprezzarli, come studioso mi riguardano poco.

Smettiamola di fare del moralismo. Il fatto è che l’Islam è una grande realtà attuale ed è destinato a crescere. Bisogna studiarlo; bisogna imparare a conoscerlo; questo è l’essenziale. Il resto è tutto chiacchiera da lavatoio; è tutto sfogo di malumori covati all’ombra dell’ignoranza, che è la sola vera madre della incomprensione. La tolleranza non comincia, cacciamocelo in testa, dalla bontà dell’animo e dai buoni propositi per l’anno nuovo: comincia dal sapere le cose, dal conoscerle.



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