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CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
26/03/2008


Abruzzese: «Quello slogan? È antidepressivo»
Galassia rifiuti Il sociologo convoca gli Stati generali della spazzatura alla fiera del libro per ribaltare l’immagine di Napoli

Napoli – Che c’entra la fiera del libro Galassia Gutenberg, con l’emergenza rifiuti? Premesso che, nell’era della mondezza globale tutto c’entra con i rifiuti, a spiegare il valore sociologico – estetico di questo accostamento è il professore Alberto Abruzzese che, proprio alla diciannovesima edizione del salone che debutta venerdì, ha convocato gli Stati generali della spazzatura. Gli chiediamo
E lo fa in una lettera – manifesto che è anche una chiamata alle armi/arti agli intellettuali convocati a partecipare a un progetto per il quale il prof ipotizza anche una serie di nomi: «Immondi di tutta l’umanità uniamoci!; M’illumino di immondo!; Festa del super – trash; SpazzaNapoli; SpazzaMondo; Porto delle immondizie oppure Galassia Spazzatura: ecco una serie di giochi verbali, di slogan, che, storpiando persino Marx, Ungaretti, McLuhan, il grande cinema francese, il folklore partenopeo possono sembrare irriverenti e di cattivo gusto ma, appena raschiata a loro patina di futilità, indicano un senso ben più profondo». Gli Stati generali sono convocati per venerdì dalle 19.30, nella sala Perseide della Stazione marittima. Tra quelli che hanno già aderito, e che in parte saranno presenti, ci sono Daniele Pitteri, Stefano Rodotà, Oliviero Toscani, Gino Frezza e Sergio Brancato.
«L’idea – spiega il sociologo della comunicazione – è partita da alcuni collage fotografici in cui la spazzatura ha cominciato a invadere le metropoli della civiltà in cui il modo di sviluppo moderno non mostra la spazzatura che produce, non mette in pubblico le sue discariche». E continua: «Quando è uscita la campagna del Madre, che, giocando sul binomio arte/mondezza, tanto scandalo ha prodotto tra i ben pensanti, già stavo lavorando in quella prospettiva: ribaltare l’interdizione ideologica, politica, culturale psicologica, estetica, etica, umana nei confronti di Napoli. Mettere a nudo il carattere immunitario di questa interdizione: nordista, razzista, aristo-piccolo-borghese».
Da questa analisi Abruzzese fa scaturire una proposta: «Progettare una serie di eventi che ribaltino il punto di vista igienico fatto prevalere dalla stampa e invece facciano della Napoli della spazzatura non l’icona del degrado civile ma tutto al contrario: il più avanzato punto di vista critico espresso da una non – metropoli che sa vedere e fa vedere ciò che le altre civiltà urbane e civilizzatrici nascondono, non sanno e non vogliono vedere».
Una non – metropoli come Napoli deve fare pubblicità di se stessa (Velardi) o soprassedere (De Masi)?
«Inanzitutto non c’è pubblicità che valga se non c’è contenuto. Dunque chi ci lavora si metta a pensare soprattutto al prodotto. Poi distingua tra la pubblicità interna alla città, che, come lo slogan Munnezza a chi?, può avere funzione antidepressiva per i napoletani (alla quale però andrebbe aggiunto il richiamo alla mobilitazione civile), e le operazioni d’immagine nazionali o internazionali. Per queste vale proprio ribaltare l’dea di icona come proporrò negli stati generali».

Natascia Festa

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