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IL MATTINO
31/03/2008


L’antirughe di Galassia? Più coraggio

Goffredo Fofi Al diciannovesimo anno di età, Galassia mostra già le sue rughe, ma che abbia resistito così tanto sembra già un miracolo in una città dove l´effimero è di casa (e nulla vi è peraltro di più effimero dei teorici dell´effimero). I suoi limiti si sono fatti evidenti: il fatto che a Napoli si legga poco (e quindi si comprino pochi libri, ma sempre più che a Torino, mi dicono gli esperti), il fatto che i grandi editori non trovino conveniente scomodarsi per una festa del libro che non ha la risonanza, i denari, la visibilità di Torino, Mantova, Pordenone eccetera, il fatto che le manifestazioni di questo tipo si siano andate specializzando, nel gran casino della cultura-spettacolo, dello spettacolo che sostituisce la cultura, e nella superficialità della formazione dei nostri studenti (e dei loro professori). Quest´anno ha avuto probabilmente il suo peso anche la mala fama che Napoli si è conquistata con la tragedia dell´immondizia, e con l´immagine negativa che ne è derivata per tutti, non solo per i suoi governanti e per la sua classe dirigente, che non ci sembra peraltro più clientelare o corrotta o maldestra di quelle delle altre regioni e delle altre città. Se non ci sono molti espositori, se non ci sono molti acquirenti, tuttavia c´è una certa vivacità, forse marginale ma non per questo meno significativa, nelle iniziative, nelle presentazioni, nell´idea di fondo che regge la manifestazione di quest´anno.

L’idea-guida, come si sa, è stavolta la natura con tutto quel che ne consegue, e gli asini sono una bella metafora degli ultimi, di minori, dei non-sapienti ma molto più saggi dei sapienti. Se i dirigenti della manifestazione fossero più coraggiosi è su questo che dovrebbero far leva, perché un pubblico continua a esserci, minoritario ma molto attento, e direi voglioso e bisognoso di ascoltare persone che pensano e che sanno e che hanno qualcosa di importante da comunicarci. Si respira un´aria migliore che altrove, in definitiva, proprio per questo: perché c´è attenzione e rispetto per le idee necessarie, e non ci sono le solite corse appresso ai divi o divetti degli ultimi best-seller. Il sonno della ragione, dice un mio amico, genera Moccia. E qui, oggi, nella città Napoli, nel paese Italia, è davvero fondamentale ricominciare a ragionare. Anche o prioritariamente sullo stato della nostra cultura, perché il vuoto che si dovrebbe avvertire maggiormente da parte di tutti è un vuoto di idee, un vuoto di progetto. Nonostante i tanti partiti e le tante accademie, si direbbe che domini una sorta di pensiero unico, che accetta le cose come stanno e dove ciascun gruppo forte o prepotente cerca di ritagliarsi un proprio spazio di potere (di occupazione del presente), pauroso di sentirsi non al centro, di esser tagliato fuori da qualcosa. A Galassia quest´anno c´è poco o niente spettacolo, ma c´è un filo di cultura considerevole e pulito, e direi che da questo i suoi organizzatori dovrebbero derivare una lezione pere gli anni a venire e pensando al ventennale vicino. Non solo dovrebbero aprirsi di più, coinvolgere altri, dividere le responsabilità, ma soprattutto specializzare il proprio progetto, puntando decisamente sulla qualità - e magari, come si fa già altrove, puntando più sulle lezioni che non sulle veloci presentazioni, su pochi personaggi autorevoli, più stranieri che italiani perché gli italiani sono pochi e inflazionati, sulle conferenze invece che sulle conferenze stampa. Su argomenti forti, su informazioni, riflessioni e chiarificazioni necessarie. Questo vuol dire accettare una logica di austerità, lasciando la cultura-spettacolo a chi lo spettacolo sa farlo meglio di loro, con più soldi di loro, con complici più potenti di quelli che Galassia può oggi avere. Goffredo Fofi

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