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CORRIERE DELLA SERA
25/09/2006


Il Papa e l´Islam, vertice con 20 ambasciatori
CITTA´ DEL VATICANO - Neppure un succo d´arancia verrà offerto dal Papa ai suoi ospiti oggi al vertice con gli ambasciatori e i rappresentanti del mondo islamico nel Salone degli Svizzeri della Villa di Castel Gandolfo: è già iniziato infatti il digiuno del Ramadan, che impone l´astinenza da cibi e bevande lungo l´intera giornata. Per il Ramadan è consuetudine che il Papa faccia inviare un messaggio agli «amici musulmani». Quest´anno il gesto è più impegnativo, a rimedio della crisi seguita al discorso papale di Regensburg: l´invito a un incontro diplomatico e religioso — che è senza precedenti — è stato «gradito» dai destinatari. All´incontro ci saranno una ventina di ambasciatori di Paesi a maggioranza musulmana e tutte le 16 comunità musulmane italiane che sono rappresentate nella Consulta islamica costituita dal nostro ministero degli Interni, più due rappresentanti del Centro culturale islamico di Roma.

Sono attese una cinquantina di persone. Tra i Paesi accreditati, una ventina hanno assicurato che ci saranno: Albania, Algeria, Azerbaijan, Bosnia Erzegovina, Costa d´Avorio, Egitto, Giordania, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Pakistan, Qatar, Senegal, Turchia, Yemen e Lega degli Stati Arabi. La lista è «in continuo aggiornamento», dicono in Segreteria di Stato, perché non sono giunte ancora tutte le risposte e i rappresentanti di alcuni degli Stati accreditati non risiedono a Roma, ma in altre capitali europee. Tra i grandi Paesi, non si sa ancora se saranno presenti Siria e Sudan.

Il Papa avrà accanto i cardinali Paul Poupard e Tarcisio Bertone, il sostituto alla Segreteria di Stato Leonardo Sandri e il sottosegretario per i rapporti con gli Stati, mons. Pietro Parolin, il suo «consigliere diplomatico» in queste ore, in assenza del nuovo «ministro degli esteri», l´arcivescovo Dominique Mamberti, che deve prendere congedo dai governi di Sudan, Eritrea e Somalia ed è atteso in Vaticano per il 20 ottobre. Il cardinale Paul Poupard, l´uomo chiave in questo momento nella sua qualità di presidente del Consiglio per il dialogo interreligioso, ritiene che l´incontro, al di là del suo saluto e del discorso del pontefice, sarà occasione per scambi di idee con molti dei partecipanti. Non saranno ammessi giornalisti, ma l´incontro sarà dato in diretta dal Centro Televisivo Vaticano ed è previsto che abbia un vasto rilancio su network internazionali, comprese le emittenti arabe. Tra gli ambasciatori, pienamente positivo è il commento del primo segretario dell´ambasciata dell´Iran in Vaticano, Ahmad Fahima: «Questo è certamente il passo perfetto, più importante e considerevole che poteva compiere il Papa».


LA REPUBBLICA
25/09/2006


PAPA-ISLAM: LA CHIESA TENDE UNA MANO AL MONDO MUSULMANO
Incontro a Castel Gandolfo: il testo integrale del discorso del Papa

Di seguito il testo integrale del discorso pronunciato da Benedetto XVI durante l´incontro con gli ambasciatori musulmani e i membri della Consulta islamica

Benedetto XVI
CITTA´ DEL VATICANO. «Signor Cardinale, Signore e Signori Ambasciatori,cari amici musulmani,sono lieto di accogliervi in quest´incontro da me auspicato per consolidare i legami di amicizia e di solidarietà tra la Santa Sede e le Comunità musulmane del mondo.

Ringrazio il Signor Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, per le parole che mi ha rivolto, come pure tutti voi per aver risposto al mio invito. Ben note sono le circostanze che hanno motivato questo nostro appuntamento, e su di esse ho già avuto occasione di intrattenermi durante la passata settimana».

«In questo particolare contesto, vorrei oggi ribadire tutta la stima e il profondo rispetto che nutro verso i credenti musulmani, ricordando quanto afferma in proposito il Concilio Vaticano II e che per la Chiesa Cattolica costituisce la Magna Charta del dialogo islamo - cristiano: ´La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l´unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti anche nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferiscè (Dichiarazione Nostra aetate, n. 3)».

«Ponendomi decisamente in questa prospettiva, fin dall inizio del mio pontificato ho auspicato che si continuino a consolidare ponti di amicizia con i fedeli di tutte le religioni, con un particolare apprezzamento per la crescita del dialogo tra musulmani e cristiani (cfr Discorso ai Delegati delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e di altre Tradizioni religiose, Oss. Rom. 26 aprile 2005, pag. 4). Come ebbi a sottolineare a Colonia lo scorso anno, «il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta del momento Si tratta effettivamente di una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro» (Discorso ai Rappresentanti di alcune comunità musulmane, Oss. Rom. 22 - 23 agosto 2005, pag. 5).

In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall´universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d´un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l´opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze».

«Il dialogo interreligioso e interculturale costituisce una necessità per costruire insieme il mondo di pace e di fraternità ardentemente auspicato da tutti gli uomini di buona volontà.
In questo ambito, i nostri contemporanei attendono da noi un´eloquente testimonianza in grado di indicare a tutti il valore della dimensione religiosa dell´esistenza. E pertanto necessario che, fedeli agli insegnamenti delle loro rispettive tradizioni religiose, cristiani e musulmani imparino a lavorare insieme, come già avviene in diverse comuni esperienze, per evitare ogni forma di intolleranza ed opporsi ad ogni manifestazione di violenza; è altresì doveroso che noi, Autorità religiose e Responsabili politici, li guidiamo ed incoraggiamo ad agire così. In effetti, ricorda ancora il Concilio, ´sebbene, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto sinodo esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonch‚ a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la liberta» (Dichiarazione Nostra aetate, n.3).

Gli insegnamenti del passato non possono dunque non aiutarci a ricercare vie di riconciliazione perchè, nel rispetto dell´identità e della libertà di ciascuno, diamo vita a una collaborazione ricca di frutti al servizio dell´intera umanità. Come il Papa Giovanni Paolo II affermava nel suo memorabile discorso ai giovani a Casablanca, in Marocco, «il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono la pace e l´intesa tra i popoli.

Cari amici, sono profondamente convinto che, nella situazione in cui si trova il mondo oggi, è un imperativo per i cristiani e i musulmani impegnarsi nell´affrontare insieme le numerose sfide con le quali si confronta l´umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa e la promozione della dignità dell´essere umano e i diritti che ne derivano. Mentre crescono le minacce contro l´uomo e contro la pace, riaffermando la centralità della persona e lavorando senza stancarsi perchè la vita umana sia sempre rispettata, cristiani e musulmani rendono manifesta la loro obbedienza al Creatore, la cui volontà è che tutti gli esseri umani vivano con quella dignità che Egli ha loro dato.

Cari amici, auspico di vero cuore che Dio misericordioso guidi i nostri passi sui sentieri d´una reciproca e sempre più vera comprensione. Nel momento in cui i musulmani iniziano l´itinerario spirituale del mese di Ramadam, rivolgo a tutti i miei cordiali voti augurali, auspicando che l´Onnipotente accordi loro un´esistenza serena e tranquilla. Che il Dio della pace colmi con l´abbondanza delle sue benedizioni voi e le comunità che rappresentate».


LA STAMPA
25/09/2006

Papa-Islam: l´incontro a Castel Gandolfo è stato un successo

«Anche il mondo politico lavori per consolidare legame fra fedi»
«Stima» e «rispetto» nei confronti della religione islamica. È il nocciolo del discorso pronunciato da Papa Benedetto XVI davanti agli ambasciatori dei Paesi a maggioranza islamica accreditati in Vaticano e ricevuti oggi dal Pontefice a Castel Gandolfo.

Il Papa ha ribadito l´importanza del dialogo interreligioso e interculturale tra cristiani e musulmani. È intenzione dunque del Pontefice «consolidare i legami di amicizia e solidarietà» con i musulmani perché dal dialogo tra queste religioni dipende il futuro del mondo.

L´importanza che l´incontro di Castel Gandolfo riveste per il mondo islamico è testimoniata dalla diretta che la tv araba Al Jazeera ha riservato all´evento. Il testo del discorso del Papa è stato tradotto poi anche in arabo. «Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta del momento.

Si tratta effettivamente di una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro», ha detto il Pontefice. Benedetto XVI cerca dunque di rilanciare il dialogo con l´Islam e soprattutto di chiarire, una volta per tutte, che il suo discorso all´università di Ratisbona, che tanto clamore ha suscitato nel mondo islamico, è stato mal interpretato.

«Fin dall´inizio del mio pontificato ho auspicato che si continuino a consolidare ponti di amicizia con i fedeli di tutte le religioni, con un particolare apprezzamento per la crescita del dialogo tra musulmani e cristiani», ha detto il Pontefice. Cristiani e musulmani devono lavorare insieme per «opporsi a ogni manifestazione di violenza», ha poi aggiunto.

Il Pontefice al suo arrivo è stato accolto da un applauso da parte degli ambasciatori che poi hanno avuto parole di apprezzamento per il discorso del Papa: «il caso è chiuso, ora costruiamo ponti» è il messaggio che si è levato da più parti.


IL MATTINO
25/09/2006


Dialogo obbligato
Una settimana fa, parlando ai fedeli a Castelgandolfo, Benedetto XVI aveva cercato di smorzare i fuochi polemici, purtroppo non solo verbali, accesi dal suo discorso di Ratisbona, riconducendoli nei limiti di un sostanziale fraintendimento. Oggi compie un gesto ancora più impegnativo, e forse di portata storica, ricevendo, sempre a Castelgandolfo, i rappresentanti di una ventina di paesi islamici: quasi tutti i più importanti (con la spiegabile eccezione del Sudan), compresi quelli che avevano cavalcato l’onda del risentimento anticattolico con pronunce e iniziative ufficiali.
L’incontro è prima di tutto una conferma della volontà del Papa di proseguire sulla strada del dialogo interreligioso, con speciale riguardo alle grandi confessioni monoteiste. Una strada che la Chiesa ha intrapreso ormai da decenni e che non intende abbandonare nemmeno di fronte a manifestazioni di aggressività o di intolleranza che pure la colpiscono direttamente. È anzi probabile che episodi tragici come l’esecuzione capitale dei tre cattolici indonesiani avvenuta pochi giorni fa inducano i vertici della Chiesa ad accentuare, piuttosto che a correggere, la tradizionale linea prudente e dialogante, l’unica considerata utile ai fini della protezione delle comunità cristiane d’Asia e d’Africa. Fermo restando il diritto dei cittadini, cattolici e non, di protestare civilmente (come avverrà oggi a Roma, in una manifestazione bipartisan) contro questa o qualsiasi altra forma di violenza e di ingiustizia ovunque perpetrata. Dunque conferma, anzi, rilancio della linea del dialogo con l’Islam, nonostante le incomprensioni, anzi proprio in ragione di quelle incomprensioni. Ma non solo: l’incontro di Castelgandolfo ha, o si spera che abbia, un forte significato politico e pratico. Si è detto spesso che è difficile interloquire con il mondo islamico - sia per farselo amico sia per combatterlo - causa l’assenza di una autorità unica, capace di assumere impegni in qualche misura vincolanti per le sterminate e irrequiete masse dei fedeli e, al bisogno, di sconfessare le componenti più fanatiche e violente. Ora il fatto che i rappresentanti, anche ad alto livello, dei maggiori Stati islamici si riuniscano per parlare con la massima autorità della Chiesa (che è anche una delle più alte autorità morali dell’Occidente) può rendere questa interlocuzione meno difficile, e al limite dar consistenza alla figura, sinora pressoché inafferrabile, del tanto invocato «Islam moderato». Inducono a qualche ottimismo in questo senso le dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Mohammed el Gobashy, che domani arriverà a Roma per assumere le funzioni di imam della moschea di Roma. Il nuovo imam non rinuncia a rimbrottare il Papa per non aver preso chiaramente le distanze dall’ormai famoso imperatore bizantino citato nel discorso di Ratisbona, ma non insiste nel chiedere scuse formali. Condanna i fanatismi e si pronuncia a favore della pacifica convivenza fra le religioni. Chiede che siano rimosse le cause politico-sociali di fondo della protesta islamica, formulando sulle origini delle attuali tensioni una diagnosi vaga e a mio avviso discutibile (anche se largamente condivisa nello stesso Occidente), ma pur sempre aperta a soluzioni concrete, se è vero che solo gli scontri fra opposte dogmatiche sono per loro natura incomponibili. Si tratta, anche in questo caso, di segnali parziali ma importanti, in quanto aiutano a identificare un elemento essenziale per la soluzione del problema: la presenza di interlocutori credibili e disponibili. Mentre la guerra può essere dichiarata unilateralmente e imposta anche a chi non vorrebbe combatterla, per praticare il dialogo bisogna essere almeno in due. Giovanni Sabbatucci

Benedetto XVI rilancia il dialogo con l’Islam
Il pontefice ricorda la morte di suor Leonella «I cristiani nel mondo sono artigiani di pace»

Papa Benedetto XVI ha limato fino all’ultimo il discorso che pronuncerà questa mattina a Castel Gandolfo agli ambasciatori di Paesi a maggioranza islamica, invitati per ricucire lo strappo dopo le incomprensioni sorte intorno alla sua lezione di Ratisbona. Una giornata importante, alla quale si è giunti dopo giorni e giorni di mediazione. Venti i diplomatici che hanno accolto l’invito. Solo dal Sudan non è giunta alcuna risposta. Ci saranno poi i rappresentanti della Consulta islamica italiana. In Vaticano si respira aria di ottimismo. E, in merito al discorso del Papa, non viene esclusa l’ipotesi che Ratzinger possa ricordare i principi conciliari sul dialogo interreligioso e riaffermare la stima e il rispetto reciproco tra cristiani e musulmani che dalla comune testimonianza dell’unico Dio traggono volontà per collaborare e promuovere insieme giustizia, valori morali, pace e libertà. Ieri Benedetto XVI, nel corso dell’Angelus, ha riassunto in poche parole il senso del cristianesimo. I cristiani, come suor Leonella assassinata in Somalia, sono «artigiani di pace» e «segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male». Questa la «logica del cristianesimo»: «L’amore che si fa servizio fino al dono di sè: se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti». Tale logica, ha aggiunto il pontefice, da una parte «risponde alla verità dell´uomo creato a immagine di Dio, ma al tempo stesso contrasta con il suo egoismo, conseguenza del peccato originale: ogni persona umana è attratta dall’amore che è Dio stesso, ma spesso sbaglia nei modi concreti di amare, e così da una tendenza all’origine positiva, inquinata però dal peccato, possono derivare azioni cattive». Dopo la preghiera dell’Angelus il Papa ha ricordato la prossima Giornata marittima mondiale, invitando a pregare per «uomini e donne che lavorano in mare e per le loro famiglie» mentre in polacco ha chiesto preghiere per le case-famiglia e le famiglie adottive. Nessun cenno all’incontro fissato per oggi che si svolgerà in una Castel Gandolfo blindata. Nell’annunciare l’appuntamento la sala stampa vaticana ne aveva rimarcato l’aspetto più religioso che diplomatico, parlando di un incontro tra il Papa, il cardinale Paul Poupard presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e alcuni esponenti delle comunità islamiche in Italia. Aggiungendo che vi avrebbero preso parte anche alcuni ambasciatori di Paesi a maggioranza islamica accreditati presso la Santa Sede. I lavori cominceranno alle 11,45. Il cardinale Poupard pronuncerà un indirizzo di saluto al Papa, ringraziandolo per aver convocato questa udienza, tesa ad approfondire conoscenza, amicizia e rispetto reciproco tra i presenti.


IL MATTINO
17/09/2006


Video di Al Qaida: distruggeremo il Vaticano
L’ondata di proteste contro le parole del Papa non si placa. E ieri sono arrivate anche le minacce di Al Qaida, che intende evidentemente sfruttare il clima di tensione. Alle critiche molto pesanti delle massime autorità religiose dell’Islam non si affiancano soltanto molti governi, ma anche le frange più oltranziste che hanno scelto la via della jihad. Ieri sera in campo è sceso un gruppo iracheno ritenuto legato ad Al Qaida che in un video diffuso dal TG5 ha definito il Pontefice la «scimmia del Vaticano». Si tratta - se il filmato risulterà autentico - della prima reazione dei seguaci di Osama alle dichiarazioni di Benedetto XVI sull’Islam e sulla guerra santa. Il video che è accompagnato da immagini di repertorio mostra anche una scimitarra che taglia una croce. La minaccia arriva via Internet: «Lo giuriamo davanti a Dio, Roma sarà conquistata dall´esercito di Maometto, assisteranno alla distruzione del loro Vaticano», annuncia dall’Iraq l´«Esercito dei Mujaheddin». Il gruppo integralista sunnita iracheno, uno dei tanti che riversano sul web rivendicazioni e filmati di azioni contro le forze Usa e governative, afferma anche di non essere rimasto «sorpreso» dalle dichiarazioni del Pontefice, perché nel corso della storia, il «cristianesimo sionista e i crociati» sono stati una «spada avvelenata» contro i musulmani, alleandosi con i loro nemici, ad esempio «appoggiando gli ebrei in Palestina». A tutto ciò bisogna aggiungere l’inquietante video nel quale si vede la scimitarra tagliare di netto una croce mentre la voce in sottofondo spiega che «ai nemici Bush e Blair ora si aggiunge Benedetto XVI». I Mujaheddin sostengono che Benedetto XVI mette l´Islam sotto accusa perché si sta espandendo nei Paesi occidentali, «dove molti si convertono». Proclamando che alla fine la «croce nel centro di Roma sarà distrutta», il gruppo mette in rete anche alcuni filmati contro «obiettivi americani in Iraq», dedicati a Bush, il «cane dei crociati». La minaccia nei confronti del Vaticano e dell´Italia che arriva dall´Iraq è giudicata dai servizi di sicurezza degna di «massima attenzione». E le proteste che nei Paesi musulmani, giorno dopo giorno, aumentano di intensità, rischiano di deflagrare in manifestazioni violente - come accadde in occasione della pubblicazione delle vignette contro Maometto - che potrebbero coinvolgere anche i contingenti militari italiani impegnati nelle missioni all´estero. Senza dimenticare che il nostro Paese, come ricorda l’ultima relazione dei servizi segreti consegnata al Parlamento, è sotto la minaccia jihadista, con una fitta rete di cellule pronte ad entrare in azione. Sale di conseguenza in Italia l´allerta antiterrorismo. Al di là delle misure di sicurezza prese a Roma, a questori e prefetti è stata inviata una segnalazione affinché prestino la massima attenzione a tutti «quei possibili obiettivi riconducibili in qualche modo al cattolicesimo». A spingere alla massima allerta sono anche le reazioni che vanno montando nei Paesi musulmani. Se i Paesi cosiddetti moderati hanno scelto la via della protesta diplomatica, dalla Somalia alla Palestina è un crescendo costante di proteste e minacce. Talvolta si invoca la morte del Papa. «Invitiamo tutti i musulmani dovunque essi siano a dare la caccia al Papa per le sue barbare affermazioni», ha tuonato il leader religioso somalo Sheikh Abubukar Hassan Malin. «Chiunque offenda il nostro Profeta Maometto dovrebbe essere ucciso sul colpo dal musulmano più vicino a lui - ha minacciato ancora Malin, legato all´Unione delle Corti islamiche, il movimento integralista che controlla la maggior parte del territorio somalo - chiediamo a tutte le comunità islamiche nel mondo di vendicarsi». Ieri gli 007 italiani hanno monitorato attentamente la preghiera del venerdì nelle moschee di Afghanistan, Iraq e Libano, per capire che tipo di minaccia possa arrivare ai contingenti. La situazione più esplosiva, quella dove si teme possano scoppiare manifestazioni anche violente e armate, è quella dell´Afghanistan: qui le parole degli imam sono state molto critiche nei confronti del Papa e non si esclude dunque che vi possano essere problemi. Esigere vere e proprie «scuse» da parte del Papa è stata, intanto, anche ieri una costante del mondo arabo-islamico, dalla stampa giordana al ministro saudita degli Affari islamici, fino a Malaysia e Bangladesh. Per il gran Mufti d´Arabia Saudita Abdel Aziz el Sheikh, le parole del Papa sono «menzogne», perchè l´Islam «non predica violenza nè terrorismo». Preoccupata dalle eventuali conseguenze sui rapporti fra cristiani e musulmani in Egitto, la Chiesa copta e il suo capo Shenuda III, hanno preso le distanze dal Vaticano, insistendo che bisogna rispettare le altre religioni e i loro simboli. re.mo.

Islam, le scuse del Papa: «Sono dispiaciuto»
Il Papa è «vivamente dispiaciuto» che alcuni passi del suo discorso all’Università di Ratisbona «abbiano potuto suonare come offensivi della sensibilità dei credenti musulmani», e ribadisce «il suo rispetto e la sua stima per coloro che professano l’Islam». Con una dichiarazione argomentata, il nuovo segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, ha cercato ieri di chiarire, di fronte a tutto il mondo musulmano, il profondo rammarico di papa Benedetto XVI per l’ondata di proteste scatenata nel mondo islamico dalle sue citazioni su Maometto e la jihad. Citando il controverso e contestato giudizio dell’imperatore bizantino Manuele Paleologo «il Papa non ha inteso né intende assolutamente farlo proprio - ha spiegato Bertone -, ma lo ha soltanto utilizzato come occasione per svolgere, in un contesto accademico e secondo quanto risulta da una completa e attenta lettura del testo, alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere e concludere con un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga». E il cardinale Bertone ha quindi sottolineato che «il Santo Padre è vivamente dispiaciuto che alcuni passi del suo discorso abbiano potuto suonare offensivi della sensibilità dei credenti musulmani e siano stati interpretati in modo del tutto non corrispondente alle sue intenzioni». Non si tratta, quindi, di una ritrattazione di quanto affermato da Ratzinger, come vari esponenti religiosi e politici del mondo islamico avevano chiesto, ma di una chiarificazione, se si vuole autocritica, per sgomberare il campo da malintesi di fronte alla bufera di proteste che si è scatenata nel mondo islamico, ma anche in vista del viaggio di Benedetto XVI in Turchia alla fine del prossimo novembre. È vero che la Turchia si definisce «una repubblica laica» dopo la riforma di Ataturk, ma è anche vero che il Ministero degli Affari religiosi gestisce direttamente 75mila moschee in cui lavorano oltre centomila funzionari retribuiti dallo Stato, mentre le minoranze religiose, fra cui quella cattolica, si sentono discriminate sul piano dei diritti e minacciate dai fondamentalisti. Lo stesso Benedetto XVI potrebbe, quindi, sentirsi minacciato durante il prossimo viaggio: da qui, le garanzie richieste al premier turco Erdogan. Va anche ricordato che Alì Agca, dopo aver minacciato di morte papa Giovanni Paolo II al suo arrivo nel novembre 1979, tentò di ucciderlo il 13 maggio 1981. Le minacce giunte ieri da ambienti estremisti - alcuni anche legati ad Al Qaida, a quanto sembra - peserà anche sull’Angelus di oggi, che si svolgerà in un’atmosfera blindata. In ogni caso, la chiarificazione di ieri serve per rilanciare il dialogo interreligioso per cui si fa risaltare che papa Ratzinger, «di fronte alla fervente religiosità dei credenti musulmani, ha ammonito la cultura occidentale secolarizzata perché eviti il disprezzo di Dio e il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà». Perciò, da parte della Santa Sede si riafferma che nulla è cambiato, circa l’apertura dei cattolici verso le altre religioni tra cui quella islamica, da quando il Concilio Vaticano II pubblicò il documento Nostra Aetate in cui si afferma tra l’altro che «la Chiesa cattolica guarda con stima ai musulmani, che adorano l’unico Dio». Ma va pure ricordato che Benedetto XVI, durante la sua visita a Colonia il 20 agosto 2005, precisò che il dialogo fra cristiani e musulmani «non può ridursi a una scelta stagionale» in quanto «le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori», ossia quelli che portarono alle «guerre sante». Per queste ragioni, durante il recente viaggio in Baviera, papa Benedetto XVI le ha decisamente condannate osservando che, nel ventunesimo secolo, vanno bandite come tutte le guerre. Affermazioni che hanno irritato in particolare i fondamentalisti islamici che, invece, continuano a giustificare i loro atti terroristici in nome della loro religione. Ciò vuol dire che papa Ratzinger vuole che il dialogo prosegua senza ambiguità.

In campo i porporati del dialogo
Città del Vaticano. Negli ultimi giorni, dopo le polemiche reazioni del mondo musulmano e politico dei Paesi arabi contro il Papa, c’è stata più di un’incertezza nella segreteria di Stato se solo ieri il nuovo segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, ha fatto chiarezza circa i rapporti tra la Santa Sede e l’Islam, con una inequivocabile dichiarazione. Sono stati i giorni di una «vacatio» in cui il segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, non aveva più potere in quanto il suo ruolo è stato passato il 15 settembre scorso al suo successore, cardinale Tarcisio Bertone. Inoltre, mancava il segretario per i rapporti con gli Stati (ministro degli esteri), monsignor Giovanni Lajolo, nominato presidente del governatorato della Città del Vaticano a cui è succeduto, solo ieri, monsignor Dominique Mamberti. Durante questa «vacatio» non sono mancate, di fronte al succedersi di accuse contro il Papa da parte di esponenti religiosi e politici musulmani, preoccupazioni da parte del cardinale Paul Poupard. Il cardinale, infatti, nella sua veste di presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interculturale e interreligioso aveva appena presieduto il convegno di Assisi per celebrare ma anche per dare ad esso una prospettiva in grado di sviluppare i rapporti tra la Chiesa cattolica e le altre religioni tra cui l’Islam, nell’interesse della pace e della giustizia. È stato, infatti, il cardinale Poupard a dichiarare che non si possono strumentalizzare le dichiarazioni contro Maometto dell’imperatore Manuele II Paleologo, fatte nel 1391, attribuendole come fatte proprie dal Papa che, invece, le aveva usate in un contesto accademico proprio per condannare la violenza e sollecitare la collaborazione di tutte le religioni in modo da favorire la pace e la giustizia tra i popoli. È seguita, poi, la dichiarazione del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio di pace e giustizia, il quale ha sgomberato il campo affermando che «la storia non si può interpretare con i criteri che abbiamo oggi: in passato, ci sono stati altri criteri, altre maniere per giudicare le cose. Adesso - ha sottolineato -, piuttosto, dobbiamo aiutare l’avvenire, che non si costruisce se non con il dialogo». D’altra parte, la migliore prova che Benedetto XVI voglia continuare il dialogo interreligioso, sia pure nella chiarezza delle rispettive posizioni, è data, non solo dalla dichiarazione del segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ma dalla nomina a segretario per i rapporti con gli Stati (ministro degli esteri), di monsignor Dominique Mamberti, nato a Marrakech, che fino a due giorni fa è stato Nunzio Apostolico nel Sudan - paese largamente musulmano - e con una lunga esperienza fatta proprio nei Paesi islamici. È stato lui a ribadire ieri di «voler fare tutto il possibile nell’impegno di favorire lo sviluppo del dialogo tra la Chiesa cattolica e il mondo musulmano». Così, la «vacatio» è chiusa e sono caduti tutti gli equivoci. al. sa.

«Ma non era l’annuncio di una crociata»
CLAUDIO SARDO «E´ sbagliato dare una lettura politica della lezione di Benedetto XVI all´università di Ratisbona. In quelle parole non c´è un attacco all´Islam e neppure, come desidera qualche teo-con nostrano, l´annuncio di un nuova crociata della Chiesa in nome dell´Occidente. Il Papa ha parlato da teologo. E con l´approccio dello studioso ha cercato di affrontare uno dei punti cruciali del dialogo religioso e filosofico». Giorgio Tonini, senatore cattolico dei Ds, difende Papa Ratzinger dalle reazioni del mondo musulmano e nega che il Vaticano stia cambiando rotta rispetto alla linea del pontificato di Wojtyla. La citazione dell´imperatore bizantino Manuele II Paleologo era però molto dura con Maometto. E non solo nel mondo islamico si è avuta l´impressione che il Papa abbia condanato l´Islam come religione intrinsecamente violenta. «Non è così. Il Papa non intendeva fare un processo sommario all´Islam. Il vero cuore di quel discorso è il rapporto tra fede e ragione e l´affermazione che ”non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Il problema dell´uso della violenza è analizzato in questa prospettiva. La violenza è contro la ragione, dunque è contro Dio. Per la dottrina cristiana si tratta di principi consolidati. Nell´Islam invece Dio è assolutamente trascendente. La volontà di Dio è slegata dalla nostra ragione. E questo offre le basi per una legittimazione religiosa della violenza». Sia pure con argomenti raffinati viene comunque indicato un legame tra Islam e l´uso della violenza per affermare la fede. «Nel dibattito teologico è prova di propensione al dialogo la ricerca dei punti di differenza e il loro esame. Se il Papa avesse avuto intenti politici diversi non avrebbe riconosciuto che nella storia dei cristiani ci sono state cadute gravi nell´uso della violenza in nome di Dio. E non avrebbe puntato il dito contro la secolarizzazione delle nostre società fino ad usare parole di comprensione verso l’Islam, spaventato da un Occidente che oscura Dio». Non ha l´impressione che il Vaticano stia cambiando rotta rispetto al pontificato di Giovanni Paolo II? «Wojtyla è stato un grande Papa politico, nel senso più alto del termine. Aveva forte la percezione del ruolo delle Chiese e delle religioni nei grandi processi storici. E ha avuto lo straordinario merito di opporsi allo schema dello scontro di civiltà, nonostante Bush fosse sceso in guerra in Iraq quasi in nome di Dio. Ma Benedetto XVI si muove sulla stessa linea, anche se con la sensibilità del Papa teologo. Lui cerca il dialogo nel modo dei teologi: scavando sulle differenze, con onestà intellettuale». Le reazioni nel mondo musulmano però sono cresciute a tal punto che il Vaticano è stato costretto quasi alle scuse. Teme una crescita dalla tensione? Cosa risponde a chi, da destra, chiede al governo di reagire energicamente in difesa del Papa? «Spero vivamente che la tensione cali. Mi auguro che gli intellettuali islamici e le classi dirigenti comprendano. Benedetto XVI ha detto parole forti e inequivoche per fermare la guerra in Libano, né il suo impegno per la pace può essere messo in dubbio. Certo, sono davvero deprimenti questi tentativi da destra di piegare una questione così seria in una polemichetta interna. Qualcuno dovrebbe anche smetterla di arruolare il Papa come cappellano dell’Occidente: una lettura puerile e strumentale che tradisce il suo magistero. Si rileggano, piuttosto, le conclusione dell’allora cardenal Ratzinger al termine del colloquio con Habermas: cristianesimo e razionalismo, pilastri della cultura occidentale, dovranno aprirsi alla comprensione e al dialogo anche con le altre culture, e in primo luogo con l´Islam, se intendono mantenere un’aspirazione universale».

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