"IL DENARO"

15 maggio 1999

L’immigrazione è un problema europeo

di Michele Capasso

Bruxelles, maggio 1999. È indispensabile in questo momento storico identificare le modalità di attuazione di una politica economica che a livello europeo siano capaci di orientare le politiche di risparmio verso investimenti euromediterranei. Quest’area è caratterizzata da un grande e drammatico bisogno di pace e di occupazione, affrontabile solo nel contesto di politiche di crescita e di ampliamento dei mercati che superino i limiti di una rigida ed esclusiva applicazione di politiche economiche liberiste. L’Agenda 2000 e le proposte per il V Programma Quadro dell’Unione Europea mettono in evidenza solo il rafforzamento delle azioni verso i paesi dell’Est europeo. Non si può che condividere la scelta dell’allargamento ad Est dell’Unione e delle attenzioni particolari che l’allargamento prevede; al tempo stesso è necessaria l’apertura di un confronto con gli organismi di rappresentanza degli interessi di questi Paesi, per un lavoro comune sui cambiamenti economici e sociali che si determineranno con la loro adesione all’Unione Europea. L’allargamento dell’Unione ad Est non è e non deve essere considerato in alternativa all’impegno verso il Mediterraneo e quindi, pur considerando positiva l’attenzione che la Commissione europea attribuisce ai Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, è assolutamente errata e non condivisibile la collocazione marginale dell’area mediterranea nel disegno europeo. Tale opzione è da considerarsi un errore strategico, vista la posizione geografica dell’area e le sue evidenti implicazioni sulla stabilità della stessa Europa (emigrazione, rifornimento energetico e fondamentalismo, crisi nei Balcani). Essa è anche contraddittoria con le ragioni storico-culturali che hanno fatto del Mediterraneo il mare che è servito alla diffusione della cultura in Europa: per questo non può che essere considerato il "Mare dell’Europa" e quindi l’ancoraggio alle radici e alla storia di tutti i popoli europei. Il Mediterraneo non è un problema che riguarda unicamente i paesi del Sud Europa: Schengen ha con forza, e drammaticamente, riproposto il Mediterraneo come problema europeo. L’Europa ed il Mediterraneo presentano tendenze demografiche di segno opposto e ciò, oltre alla forte spinta che viene dalla ricerca di migliori condizioni di vita, contribuisce all’aumento dei flussi migratori nell’area. È dunque importante che l’Unione Europea adotti politiche e legislazioni innovative in materia di immigrazione, così come più volte affermato dai Consigli Economici e Sociali dell’area euromediterranea. ll Parlamento italiano ha approvato una nuova legge sull’immigrazione che considera le migrazioni un fenomeno di carattere strutturale, da governare d’intesa con i Paesi d’origine ed in coerenza con i Trattati internazionali. Il governo dei flussi migratori deve inserirsi in un quadro di grande apertura e di politiche di accoglienza che rendano effettivo il diritto di cittadinanza dello straniero, al fine di pervenire ad un’applicazione rigorosa delle leggi contro le attività illegali che sfruttano l’immigrazione clandestina. Un pieno riconoscimento dei diritti sociali e di partecipazione alla vita pubblica, è un elemento necessario che può creare migliori condizioni per affrontare una questione di crescente importanza per le due rive del Mediterraneo. Il reciproco interesse ad un governo responsabile del fenomeno migratorio in una prospettiva di integrazione e di convivenza è la sfida del terzo millennio.

Per lo sviluppo del partenariato euromediterraneo, estremo interesse rivestono i temi che annualmente vengono proposti nell’ambito dei vertici dei Consigli Economici e Sociali euromediterranei, in particolare quelli riguardanti: i bisogni idrici della regione a sostegno delle economie e dei mercati regionali; l’uso delle energie disponibili – gas e petrolio – oltre che per l’esportazione, per favorire i processi diffusi di industrializzazione, nonché nella rete distributiva di città e villaggi del sud del Mediterraneo; l’avvio di un processo di interazione e integrazione delle reti – informatiche, stradali, portuali ecc. – Nord-Sud e, soprattutto, Sud-Sud; il ruolo propulsivo ed insostituibile che nella crescita economica della regione mediterranea possono svolgere le piccole, medie e micro imprese, se sostenute da appropriate strutture di servizio, finanziarie, amministrative e di formazione; la necessità di promuovere il dialogo sociale e la concertazione tra le parti sociali, valorizzando l’esperienza delle associazioni imprenditoriali e sindacali dei Paesi europei; il bisogno di sostegno alla realizzazione di forme di rappresentanza e di mediazione sociale che rafforzino le deboli strutture delle attuali relazioni industriali; un assetto istituzionale che garantisca autonomia e partecipazione alla Società Civile espressa attraverso i movimenti religiosi, dei giovani e delle donne; l’esigenza di un modello agricolo basato sulle complementarità e non sulla concorrenza tra produzioni mediterranee. A tal fine, è necessario lo stimolo alla nascita ed allo sviluppo di un mercato regionale a Sud. La Fondazione Laboratorio Mediterraneo è consapevole che questi temi ricorrono con continuità in tutti i documenti che affrontano le problematiche del Mediterraneo; ma con altrettanta consapevolezza si osserva che, nel tempo, non si sono resi visibili cambiamenti tali da ritenere sostanzialmente mutata la realtà sociale ed economica dell’area. Per questi motivi la "nuova Europa" – con il "nuovo Parlamento Europeo" e la "nuova Commissione Europea" – dovrà assumere impegni concreti per evitare il degenerare di situazioni non più sostenibili e rinviabili.