“IL MATTINO”
19 novembre 2002
È morto ieri mattina, nella sua casa di via
Aniello Falcone a Napoli, il senatore Francesco De Martino. Aveva 95 anni. I
funerali si svolgeranno oggi, alle 12, nella sede della Università Federico II
di Napoli.
di Franco Mancusi
Il professore della politica. Se ne va, con
Francesco De Martino, un pezzo importante della cultura e della storia
contemporanea, della politica tesa all’affermazione di un progetto socialista
«per i tempi nuovi», in grado di superare le divisioni a sinistra. Se ne va,
con l’ultimo padre della Costituzione repubblicana, un riferimento
insostituibile per le giovani generazioni alla ricerca di una bussola in grado
di orientare i processi democratici nel Paese. Professore emerito
nell’università «Federico II» (dove ha insegnato per quarant’anni), studioso di
fama internazionale di Storia del Diritto Romano, Francesco De Martino fu
protagonista delle vicende cruciali del dopoguerra, dalla lotta antifascista
alle battaglie politiche, nel partito d’Azione prima, alla guida dei socialisti
napoletani poi. Segretario nazionale del Psi nel ’63 e nel ’72, vicepresidente
del Consiglio nel ’68 e nel ’70, fu in lizza per la Presidenza della Repubblica
nel ’71, candidato ufficiale dello schieramento di sinistra. Vent’anni dopo
arrivò la carica di senatore a vita, ma non l’epilogo della sua carriera
politica.
Nato a Napoli il 31 maggio 1907, da una modesta famiglia borghese, De Martino
imparò subito, come sua religione, la «morale del dovere». Dalla stazione
centrale, dove abitava, al liceo Vico, che in quel tempo stava in piazza del
Gesù, tutti i giorni si recava a piedi, perché «non c’era l’abitudine di
spendere i denari per pagare il biglietto del tram». Dopo la maturità,
l’impatto con la realtà universitaria, a soli 17 anni. Il delitto Matteotti,
l’emozione per i moti di ribellione, uno studente colpito duramente nel corso
di una mischia davanti all’ateneo. Fu così che l’originale simpatia verso il socialismo
si trasformò in una tendenza politica sempre più marcata. Facoltà di
Giurisprudenza: al corso di Filosofia del Diritto il giovane De Martino scelse
di esercitarsi in una ricerca su Marx e il materialismo storico. Nel frattempo,
non perdeva l’occasione per trascorrere lunghi periodi a Somma Vesuviana,
nell’ambiente più sereno dov’era nata la madre Elisa e dove abitava gran parte
dei parenti. Prima ancora di conseguire la laurea, l’apprendistato nello studio
di Enrico De Nicola, al corso Umberto, per diventare avvocato. Ma il professore
si sentiva più tagliato per la ricerca. Ed ecco il primo incarico, a Napoli,
poi un concorso vinto a Messina, nel ’40, quindi la cattedra a Bari, dove
rimase per tutto il periodo della guerra. Nel ’43, dopo il crollo del fascismo,
l’adesione al Partito d’Azione («Cercavamo qualcosa di nuovo, di combattivo,
anche se in buona parte ci sentivamo socialisti»). Il confronto fra le diverse
anime azioniste fu difficile. Nel ’47 l’approdo nel Partito Socialista, nel ’48
la prima elezione alla Camera, per la circoscrizione Napoli-Caserta, nella
lista del fronte democratico popolare. 25.500 voti di preferenza, una quota
rilevante. Dopo il congresso di Firenze, nel ’49, l’ingresso nella Direzione
nazionale del Psi e nella segreteria del comitato per la rinascita del
Mezzogiorno. Tre conferme consecutive (’53, ’58, 63) alla Camera, con un
successo di oltre 60 mila preferenze. Nei primi anni Sessanta la svolta del
centrosinistra, con l’apertura ai cattolici, maturata al termine della drammatica
estate del Governo Tambroni. Il primo passo del Psi con l’appoggio esterno al
Governo delle «convergenze parallele», guidato da Fanfani. Le nazionalizzazioni
all’orizzonte, il sogno delle trasformazioni e delle grandi riforme. Nel ’64
l’elezione alla segreteria nazionale, in uno dei momenti più drammatici del
Psi, agitato da «confronti» interni convulsi. Il cammino accidentato del primo
esecutivo guidato da Moro e Nenni. Nel ’66, altra pietra miliare nella storia
del socialismo democratico nazionale, l’avvento del Partito Unificato, nato
dalla fusione - calata dall’alto - di Psi e Psdi, segretari in tandem Francesco
De Martino e Mario Tanassi. Ma il sogno di recuperare il terreno perduto con la
scissione di Palazzo Barberini, nel lontano ’47, fallì quasi sul nascere. Nel
dicembre ’71 il professore scese in campo come candidato ufficiale di
socialisti e comunisti alla Presidenza della Repubblica. Avversario diretto,
Amintore Fanfani, votato anche dagli scissionisti del Psiup. Il braccio di
ferro durò quasi un mese, alla fine fra i due litiganti passò il terzo
incomodo, Giovanni Leone, uomo delle mediazioni tormentate e dei momenti
difficili. Rieletto deputato nel ’68 e nel ’72, De Martino riprese la guida dei
socialisti il 7 dicembre di quell’anno, per rimanervi fino alla svolta del
Midas, nel luglio ’76. Fu questa la stagione politica degli «equilibri più
avanzati», la formula elaborata per anticipare l’esigenza di un patto unitario
fra le diverse anime della sinistra («Fin quando in Italia vi saranno divisioni
fra socialisti e comunisti, non sarà possibile parlare di sviluppo di carattere
democratico»). Sebbene rieletto alla Camera con 70mila preferenze, però, il ’76
fu per il professore l’anno politico più nero. Attaccato dall’interno per il
successo dei comunisti di Berlinguer, rispetto alla generale avanzata della
sinistra alle politiche del 20 giugno, De Martino fu scalzato dalla rivolta
guidata da Mancini, Lombardi e un manipolo di quarantenni. Segretario, a
sorpresa, fu eletto Bettino Craxi.
Nell’aprile ’77 il rapimento di Guido, la prova più difficile nella lunga vita
del professore. Un complotto organizzato da malviventi comuni su commissione,
per bruciare una possibile ricandidatura di De Martino alla Presidenza della
Repubblica? Mai nessuno è riuscito a dimostrarlo, tanto meno a smentirlo. Il
resto è storia di oggi: la candidatura unica, come rappresentante di socialisti
e comunisti, nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, la rinuncia al
Parlamento nell’87, la nomina di senatore a vita da parte del presidente
Francesco Cossiga, nella primavera del ’91, l’appello ai giovani, nell’ultima
uscita pubblica all’università Federico II. Tanti anni di battaglie per
l’affermazione di un movimento democratico unitario. Il sogno di una vita, che
i «compagni» delle diverse anime della sinistra non sono riusciti a realizzare.