“IL MATTINO”
19 novembre 2002
di Luigi Labruna
Moltissimi studenti della Facoltà giuridica
dell’Ateneo Fridericiano di Napoli hanno avuto il privilegio, tra gli anni 50 e
gli anni 80 del Novecento, di seguire i corsi di Storia del diritto romano di
Francesco De Martino, lo studioso che nel secolo appena conchiuso ha meritato
il paragone con il tedesco Mommsen, vero gigante, nell’Ottocento, degli studi
storici, filologici e giuridici. De Martino è stato giurista completo, versato
nella dogmatica civilistica come nelle raffinatezze della critica testuale
delle antiche fonti romane. Mai, però, queste grandi qualità hanno prevalso nel
suo essere maestro. Il profilo da lui tracciato della storia politico-istituzionale
di Roma antica, il vero laboratorio della sua più profonda vocazione - quella
di storico, che ha dato come frutto maggiore il vasto trattato di «Storia della
costituzione romana» in sei volumi (oltre alla «Storia economica di Roma
antica» e una serie amplissima di scritti minori) - è lucido, coerente, ma
soprattutto vivo. Vivificato dalla convinzione che la prospettiva dello storico
del diritto (e dunque delle istituzioni), pur se tecnica, specialistica, non
può essere isolata. Deve essere unitaria, comprendere, necessariamente, le
ragioni economiche e sociali del divenire. Una prospettiva, quella di De
Martino, in cui l’umanesimo marxista (un umanesimo di cui oggi troppo
facilmente ci si libera) ha dato tra i frutti più alti delle scienze storiche (non
solo antichistiche) del Novecento. Una posizione di alta umiltà, diametralmente
opposta al settarismo che troppo spesso ha caratterizzato la storiografia
italiana. Il filo sottile tra oggettività dei fatti e interpretazione
soggettiva, nelle pagine, nelle lezioni del professore, è teso sempre con
equilibrio, con passione. Talvolta, specie nella descrizione della dialettica
tra le classi, dei tentativi rivoluzionari per l’attuazione della giustizia
sociale, con commozione. Mai con retorica. Il suo discorso si articola su
storia e prova; sui fatti e sulle fonti. Sulla forza e sul coraggio delle idee.
De Martino ha creduto, con fermezza e nobiltà, nell’impegno, nell’importanza di
combattere per quelli che ha chiamato i «valori fondamentali della civiltà», che
«non si possono considerare validi solo per epoche determinate”. La giustizia,
in primo luogo. Ma, da storico, non l’ha mai ritenuta separata
dall’uguaglianza, dalla razionalità e dall’umanizzazione della vita materiale.
Nel suo lungo magistero, oltre i grandi risultati scientifici, questo ha saputo
trasmettere. A tutti i suoi studenti, ai suoi allievi, per i quali è stato
testimone alto non solo di scienza, ma soprattutto di virtù civili e politiche.
Ad essi ha concesso, senza pregiudizi, fiducia. Fiducia nella propria storia,
intesa - sono parole sue - non come un «idillio», ma come pienezza delle forze
umanamente vitali, di idee, di esempi. Esempio, per tutti noi che lo abbiamo
conosciuto ed amato, è Francesco De Martino, maestro veramente indimenticabile
di storia e di vita.