21 dicembre 2002
Da lunedì 21 gennaio, e fino a venerdì 24 gennaio, la rassegna cinematografica,
ospitata dal Cinema Modernissimo, dedicata all’eclettico scrittore napoletano
Carlo Bernari (nell’ovale a destra), pseudonimo di Carlo Bernard, di cui
quest’anno ricorrono i dieci anni dalla morte. Autore dei libri, tutti editi da
Mondatori, “Tre operai”, “Quasi un secolo”, “Napoli guerra e pace”,
“Speranzella”, “Vesuvio e pane”, “Bibbia napoletana”, “Tanto la rivoluzione non
scoppierà”, per citare solo alcune delle sue circa quaranta opere, appassionato
di fotografia, Bernari è stato anche un apprezzato sceneggiatore. Firmò,
infatti, la sceneggiatura dei film in cartellone, sempre alle ore 10,30, al Modernissimo
“Amore amaro” (lunedì 20 gennaio) di Florestano Vancini (1974), “Le quattro
giornate di Napoli” (21 gennaio) di Nanny Loy (1962), “Terza liceo” (22
gennaio) di Luciano Emmer (1953), “Sul ponte dei sospiri” (23 gennaio) di
Antonio Leonviola, “L’immorale” (24 gennaio) di Pietro Germi (1967). Il Denaro
ne parla con Daniela Bernard, curatrice della rassegna cinematografica e della
mostra documentaria e fotografica (dal 21 dicembre al 21 gennaio), allestita
negli spazi della Maison de la Méditeranée, in via Depretis 130.
di
Valentina Rippa
Domanda. Chi era Carlo Bernari?
Risposta. Un intellettuale in vista, testimonianza ne sono
gli epistolari, conservati nell’archivio di famiglia a Roma, con Pavese,
Zavattini, Mondadori, Alvaro, Feltrinelli e Pratolini, un allora giovanissimo
Bevilacqua, finanche Guttuso. Quelle lettere sono espressione di un’epoca,
scritte da uomini che hanno lasciato un segno profondo nella nostra cultura.
D. A giudicare dal ricco epistolario, sembrerebbe che al
tempo vi fosse un maggiore affiatamento tra gli intellettuali…
R. Sì, questo è vero, tuttavia, in molte lettere c’è
proprio la richiesta di un confronto culturale ed umano e a tal proposito mi
viene in mente una bellissima lettera di Salinari sugli scrittori che lavorano
in solitudine, chiusi nel loro intellettualismo. Carlo Bernari, credeva molto
nel valore dell’amicizia, teneva al suo “gruppo artistico”, ai suoi amici di
sempre, Paolo Ricci, pittore, e Guglielmo Peirce, scrittore, con i quali fondò
il movimento U.D.A. - Unione Distruttivisti Attivisti- che si contrapponeva al
movimento futurista.
D. Fondò, con il suo gruppo, anche il Manifesto dell’U.D.A.
che finì nelle mani di Benedetto Croce……
R. Il Manifesto fu fondato nel 1929 e Croce dopo averne letto i contenuti
disse, riferendosi ai componenti dell’U.D.A.: “Sti guagliun nun’ song’ fessi”.
Il movimento si basava essenzialmente sul concetto di arte rivoluzionaria, il
Manifesto si apriva con la frase “ l’arte vera deve essere sempre
rivoluzionaria, è espressione del tempo ed è cioè cambiamento”.
D. Sensibile all’arte in tutte le sue espressioni, Bernari fu anche
sceneggiatore….
R. Sì, era affascinato da tutte le arti espressive, scrisse la sceneggiatura di molti film, perché cinema e letteratura andavano di pari passo nella sua vita: il film Amore Amaro,che apre la rassegna, è tratto dall’omonimo romanzo di Bernari ed è una storia d’amore e politica. L’ideologia, la denuncia sono i temi ricorrenti nei suoi romanzi e ritornano anche nei suoi film.