“IL
DENARO”
24
novembre 2002
di
Francesco Bellofatto
Si è riunita nell’isola di San Servolo a
Venezia, giovedì 21 e venerdì 22 novembre, la Sottocommissione Cultura, Scienze
ed Educazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Il tema del
dibattito è stato l’insegnamento e la diffusione della Storia dell’arte. Ma
all’ordine del giorno figurano anche temi che riguardano la gestione del
patrimonio culturale marittimo di Venezia, come l’Arsenale, e problemi
scientifici legati alle maree e all’acqua alta, di straordinaria attualità.
Data l’eccezionalità dell’evento, oltre ai
membri della Commissione (per l’Italia il senatore Renzo Gubert e l’onorevole
Giovanna Melandri), il Colloquio è stato inaugurato da Claudio Azzolini,
presidente della Delegazione italiana e vice presidente dell’Assemblea
parlamentare del Consiglio d’Europa.
Presieduta dallo spagnolo Lluis Maria de Puig,
la Commissione cultura del Consiglio d’Europa si riunisce stabilmente a
Strasburgo o Parigi. Ma per il seminario che intende incrementare l’educazione
e il gusto per la Storia dell’arte, non solo nelle scuole dove già avviene, ma
nell’intera società europea, è stata scelta Venezia, definita la città più adeguata
ad ospitare un dibattito culturale di tale importanza. Inoltre è da una
raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1970 che nacque la Fondazione Pro
Venetia Viva., Nel 1978 la Commissione Cultura sollecitò pure la creazione del
Centro per la formazione degli artisti, che negli anni si è trasformato in
Fondazione europea per i mestieri del patrimonio, presieduta dalla baronessa
Hooper.
***
«La scelta di Venezia — spiega Azzolini — ci
metteva nella condizione di rappresentare il massimo che l’Italia può offrire
non solo come storia dell’arte, ma soprattutto come simbolo di crocevia di
civiltà».
D. Civiltà e cultura rappresentano un impegno prioritario per il Consiglio
d’Europa?
R. Nel suo dettato costitutivo, l’azione del Consiglio è indirizzata in quattro
ambiti: diritti umani, qualità della vita, qualità dell’ambiente e democrazia
compiuta. Rilanciare, nella società, lo studio della storia dell’arte significa
recuperare un percorso comune per l’affermazione dell’identità europea. Per
questo la tutela dei Beni culturali è uno dei temi che ci vede più impegnati.
D. Nel suo intervento di «rapporteur» alla Sottocommissione, Giovanna Melandri
ha espresso preoccupazione per i rischi di alienazione del patrimonio
monumentale italiano. Qual è la sua valutazione?
R. L’ho già espressa nel mio intervento in apertura del Colloquio: posso
assicurare tutti che da parte dell’Italia, Paese che detiene una quota
consistente del patrimonio architettonico dell’Umanità, vi è la massima
attenzione al problema della protezione e della qualificazione dei Beni
artistici e culturali del nostro Continente. Il Parlamento italiano, in tutte
le sue rappresentanze politiche, e il Governo, sono fortemente impegnati a
valorizzare i tanti giacimenti artistici disseminati nel Paese.
D. Si tratta di una visione moderna di gestione dei beni culturali?
R. Il nostro impegno è indirizzato ad una
gestione non più statica, secondo una mera filosofia conservativa, ma
attraverso un approccio che preveda il coinvolgimento, accanto alle Istituzioni
pubbliche tradizionalmente vocate, anche di enti privati, sia nella gestione
che nelle forme di finanziamento.
D. Quali sono gli obiettivi di questa politica?
R. Conseguire il solo risultato strategico di
fondo: la fruizione, da parte di tutti i cittadini, europei e non, di
un’eredità incommensurabile; eredità che rappresenta, nel modo più autentico,
il nostro essere europei.
D. La cultura, dunque, viene intesa come
linguaggio universale, capace di abbattere barriere di razza e religione?
R. In questo momento di gravi tensioni nello
scenario internazionale, la cultura rappresenta uno strumento in grado di
recuperare un’identità europea, oggi, ma soprattutto euromediterranea domani.
Ma è anche il mezzo più efficace per l’emancipazione dei Paesi che vivono ai margini
dello sviluppo.
D. Identità e cultura sono messe in crisi da
conflitti e contrapposizioni violente: cosa può fare il Consiglio d’Europa? R.
Alimentare e consolidare la cultura del dialogo e del confronto. prattutto
uscendo da un atteggiamento che ci fa vedere l’altro come diverso. Dobbiamo,
invece, riconoscere noi stessi rispetto agli altri, compiendo uno sforzo di
onestà intellettuale.
D. In che modo?
R. Cercando di vedere i margini, i confini, non
più come barriere, ma come punti di dialogo. Malta, ad esempio, ha valorizzato
il suo essere crocevia di civiltà tra le due sponde del Mediterraneo, quindi
come soggetto di mediazione.
D. Secondo lei, il rischio l’Europa viene
dall’Oriente, dal non conoscere la civiltà islamica?
R. Non dobbiamo vedere l’Islam come un rischio, ma conoscerlo con gli strumenti
della cultura. Le faccio un esempio: in Turchia le elezioni politiche sono
state vinte da un partito islamico, che rappresenta, dunque, la maggioranza
religiosa del Paese. Ebbene, la Turchia è anche uno dei membri della Nato.
Bisogna sfruttare questa occasione per avviare, anche all’interno dell’Alleanza
atlantica, un confronto di carattere culturale in grado di abbattere gli
steccati di razza e di religione.
D. L’Italia, con la sua centralità tra Europa e
Mediterraneo, che ruolo deve svolgere?
R. In una prospettiva euromediterranea, - è l’impegno della Maison de la
Méditerranée - l’Italia, con il suo patrimonio artistico, ma anche con la sua
storia di integrazione, stratificata dopo secoli di invasioni e dominazioni, è
nella condizione geopolitica e culturale per essere la protagonista in uno
scenario internazionale basato sul dialogo e il confronto. A patto che l’Europa
sia in grado di avviare una sorta di colonialismo al contrario, aprendosi a
culture, lingue e civiltà differenti. Su queste prospettive ho dato la
disponibilità al presidente de Puig della Commissione Cultura, e Lengagne,
presidente della Sottocommissione, di poter svolgere il prossimo Colloquio a
Napoli, capitale del «Nord» del Mediterraneo.