REGIONE CAMPANIA
in collaborazione con:
Provincia di Benevento, Comune di Napoli,
Corriere della Sera, El Mundo, Il Denaro, Rai, Centro francescano di
Cultura Oltre il Chiostro,
Soprintendenza per i Beni
Architettonici ed il Paesaggio di Napoli e Provincia.
In questa edizione sono assegnati i seguenti premi:
·
Il Premio “Mediterraneo
di Pace e Cultura”, è assegnato
alla memoria dei giornalisti Maria
Grazia Cutuli e Julio Fuentes,
di recente assassinati in Afghanistan. Ritirano il premio Monica Garcia (moglie di Julio Fuentes) e Donata Cutuli (sorella di Maria Grazia Cutuli).
·
Il Premio “Mediterraneo
d’Arte”, è assegnato a Moni Ovadia. Ritira il premio
l’artista.
·
Il Premio speciale “Mediterraneo
Diplomazia”, è assegnato a Paolo
Pucci di Benisichi (Ambasciatore d’Italia in Spagna) e a Nehad Abdel Latif (Ambasciatore d’Egitto in Italia). Ritirano il premio i 2
ambasciatori.
·
Il Premio speciale “Mediterraneo
Informazione”, è assegnato ai quotidiani “El Mundo” e “Corriere della
Sera” ed al giornalista Vittorio
Nisticò. Ritirano il premio
Ferruccio de Bortoli, Pedro J.Ramirez e
Vittorio Nisticò.
·
Il Premio speciale “Mediterraneo
Istituzioni”, è assegnato a Antonio
Bassolino (Presidente della Regione Campania). Ritira il premio il Presidente
Bassolino.
·
Il Premio speciale “Delfino
d’Argento”, è assegnato alla memoria di Paolo Bufalini e Marcello
Gigante (Membri fondatori
dell’Accademia del Mediterraneo). Ritirano il premio le mogli Maria
Bufalini e Valeria Lanzara.
In questa occasione:
·
SARA’
PRESENTATO IN ANTEPRIMA L’ “INNO DEL
MEDITERRANEO”, composto da M.Betta, accettato dai vari Paesi ed eseguito
dal Coro e dall’Orchestra Polifonica dell’Accademia Musicale “Enrico Caruso”.
·
SARA’
PRESENTATA LA “MAISON DE LA MEDITERRANEE”,
istituzione altamente rappresentativa dei Paesi euromediterranei che avrà sede
a Napoli.
·
SARA’ COSTITUITA LA SEZIONE “CLASSICISTA” DELLA BIBLIOTECA DEL MEDITERRANEO, intitolata
a Marcello Gigante.
LE
MOTIVAZIONI
·
Premio “Mediterraneo di
pace e di cultura 2002”
alla
memoria di Maria Grazia Cutuli e Julio
Fuentes
La guerra. Groviglio di torti e passioni, di infamie e
grandezze. Come uno strappo nel tessuto che a stento millennio dopo millennio
dal primo lontano antenato agli albori di quella riflessione e coscienza che
pose regole e leggi a frenare l’istinto, reprimere l’egoismo, invenire una
concezione del bene, legare nel mutuo ausilio con valori generali e comuni e ci
ha reso meno transeunti nel gran mare dell’essere per la traccia che vi
persiste, si rinnova nel presente, perpetua nel futuro e segna un’identità più
alta di quella biologica.
Uno strappo in cui nella lotta di forza contro forza
la civiltà tragicamente costruita si fa come incerta e a momenti vacilla.
E loro là, i corrispondenti di guerra,
senza odio né parte, a testimoniare coraggi e viltà, esempi di compassione o di
abusi, di generosità e di bassezze, senza pregiudizio alla ricerca di quella
verità che ciascuno dei contendi travisa. Là per fondare su quella verità una
migliore comprensione degli uni e degli altri, delle sofferenze di chi gli uni
e gli altri subisce, mettere in questione le certezze opposte e gettare le basi
di un nuovo intendimento che ponga fine alle ostilità, stabilisca una nuova
pace, possibilmente più giusta. Per questa comprensione, per questo futuro
migliore e più umano, là: tenaci, senza risparmio, senza fuga dal rischio.
Senza appoggio, se non quello lontano dei giornali che li hanno inviati a una
missione più difficile del combattimento, quasi sempre più oscura. Là, inermi
tra gli armati, sereni tra le passioni, arditi senza baldanze, determinati più
dei combattenti. Là, sempre un passo più avanti e dove la lotta è accesa,
convinti e decisi. Fino al sacrificio come Maria Grazia Cutuli e Julio Fuentes
di cui ci riportano i corpi mutilati e il telefonino spezzato.
Non si è spezzata la loro voce che qui
raccogliamo, il loro messaggio che qui ripetiamo nel loro nome.
·
Premio “Mediterraneo d’Arte 2002”
a Moni Ovadia
La ricerca di novità nella vita, nel costume e nel
pensiero, che è stata la forza dinamica dell’Occidente dal suo primo
costituirsi, si è accelerata
freneticamente nella “modernità”. Sulle società che hanno continuato con
stretto rigore le loro tradizioni nei concetti e nel costume come nei modi
dell’ordine sociale e perfino nelle forme dell’arte, della letteratura e della
lingua, la “modernità” porta con il suo impatto una turbolenza che, a
differenza di invasioni e di guerre improvvisamente sconvolgitrici ma rapide a
calmarsi, difficilmente si acquieta poiché la “modernità” si confronta
violentemente con convinzioni e abitudini, stravolge economie stabilite, impone
la rottura di quel tessuto in cui ciascuno è racchiuso ma sicuro, bloccato ma
stabile, proscioglie l’individuo e lo spinge
verso prospettive lanciate sul nulla.
Rottura profonda, impreparata e
imprevista, generatrice di speranze che disattende, portatrice di un messaggio
illeggibile. In tutto il mondo non Occidentale, particolarmente in quello
Islamico che non vi ritrova neppure le promesse della filosofia greca onde
l’Occidente s’è nutrito e che lo stesso Islam gli aveva in parte restituito con
la sua falsafa, le conseguenze dell’impatto sono travolgenti, suscitano opposizioni
che si abbarbicano rigidamente al passato. In tanta preclusione e violenza
difficile è il compito di chi cerca di aprire una comprensione reciproca e
instaurare un dialogo.
A questo compito Moni
Ovadia ha dedicato, con lo
slancio e la passione dell'arte, un'opera assidua di ricerca e di invenzione
che ha fatto rivivere in maniera originale canti arabi e sefarditi del XIII e
XIV secolo, rievocando le comune radici di quelle culture che oggi sono assunte
a motivo di affrontamento da popoli i quali invece non possono avere la loro
rinascita se non in una nuova collaborazione e armonia.
·
Premio Speciale “Mediterraneo
Diplomazia” 2002 a:
Nehad Abdel
Latif
Paolo Pucci di
Benisichi
·
Premio Speciale “Mediterraneo
Informazione” 2002
Al “Corriere della Sera” (Italia)
Nella tradizione degli Albertini il
Corriere della Sera ha saputo mantenere un equilibrio tra le opposte passioni e
le ideologie contrastanti al fine di rappresentare gli eventi in quella luce
più obiettiva che non solo aiuta a meglio comprenderli ma anche permette di
inquadrarli in una riflessione costruttiva.
A questa finalità, per la quale gli
inviati speciali hanno percorso il mondo e talvolta senza ritorno, la redazione
non ha meno contribuito con il suo lavoro assiduo, paziente, più corale e più anonimo.
A “El Mundo” (Spagna)
Il giornalismo è diventato un nostro
bisogno essenziale. Contiene, tra l’altro, sforzo e sacrificio. Il sacrificio
va talvolta fino in fondo e merita il nostro più profondo riconoscimento.
Questo Premio a
“El Mundo” è l’espressione dell’apprezzamento per un giornale che, con
il recente sacrificio di Julio Fuentes, ha dimostrato quanto sia difficile
assolvere ad un’esigenza prioritaria del nostro mondo: essere informati, che
vuol dire soprattutto essere coscienti nella trasparenza.
A Vittorio Nisticò (Italia)
Il giornalismo segue e racconta gli
eventi quotidiani e storici. E’ raro che un giornale si inserisca nella storia
stessa e ne diventi parte integrante.
Ciò è accaduto a “L’Ora”, prestigioso giornale di Palermo e dell’Italia, durante
la lunga stagione in cui era diretto da Vittorio Nisticò.
E’ un esempio nella storia del
giornalismo italiano e mediterraneo.
Con il recente libro “Accadeva in
Sicilia: gli anni ruggenti dell’ ‘Ora’ di Palermo”, edito da Sellerio, Nisticò
fornisce una testimonianza convincente su una tormentata stagione della nostra
storia recente.
·
Premio Speciale “Mediterraneo
Istituzioni” 2002
Ad Antonio
Bassolino
·
“DELFINO D’ARGENTO” 2002
alla memoria di Paolo Bufalini
La storia ha conosciuto più di una
personalità che, pur non avendo avuto una ribalta mediatica, ebbero un ruolo
straordinario nelle vicende politiche
che segnano la vita di uno Stato. Paolo Bufalini fa parte di questa galleria:
per il contributo dato negli anni ’30 per la costituzione di uno dei gruppi
antifascisti, quello romano, più significativi e attivi anche perché radunò
giovani intellettuali che ebbero poi una parte importante nella scena politica
e intellettuale del dopoguerra, per il contributo dato alla resistenza degli
italiani in Jugoslavia; come animatore, dopo la liberazione, del Movimento
Autonomista e Meridionalista, in Sicilia e nel Sud, nella lotta per la riforma
agraria e la modernizzazione del Paese; come mente forte e saggia nell’opera di
rinnovamento del P.C.I., dell’unità della sinistra, delle convergenze tra tutte
le forze democratiche. Temi tutti affrontati con una visione alta della
politica, superando sempre i confini classe e di partito, con una visione di
statista cavouriano. In questo quadro va collocata l’opera eccezionale compiuta
da Bufalini nel delineare una politica estera di distensione, di comprensione
delle ragioni dell’altro, di amicizia con e tra i popoli del Mediterraneo;
l’intensa attività volta a garantire la pace religiosa, a migliorare i rapporti
tra lo Stato Italiano e il Vaticano
lavorando al rinnovo del Concordato. E lo fece da laico, convinto che solo la
laicità dello Stato e il rispetto della coscienza religiosa di ciascuno e delle
comunità possano sconfiggere quei fondamentalismi che hanno insanguinato il mondo da
secoli, sino ad oggi. Bufalini fu anche un serio studioso di greco e latino e
traduttore attento e acuto di Orazio, dicendo così a noi tutti che l’intreccio
tra cultura e politica è vitale e necessario per rendere nobile ed efficace
l’impegno pubblico, per rendere migliore il proprio paese e la conoscenza tra i
popoli.
·
“DELFINO D’ARGENTO” 2002
alla
memoria di Marcello Gigante