IL DENARO

 

2 dicembre 2003

 

In 300 a Napoli per costruire un nuovo ponte di solidarietà

 

Sono arrivati dal Marocco, dall’Egitto, dall’Algeria, dalla Siria. C’erano ebrei israeliani, palestinesi israeliani, palestinesi della striscia di Gaza e dei Territori. Eppoi libanesi, turchi, greci. Un microcosmo mediorientale al quale si sono aggiunti francesi, spagnoli, tedeschi, inglesi, danesi, belgi e persino un finlandese.

A Napoli più di trecento partecipanti provenienti dall’area euromediterranea hanno dato vita al Forum Civile Euromed. E per due giorni hanno discusso di sviluppo sostenibile e di come promuovere il rafforzamento della società civile nel contesto del partenariato euro-mediterraneo. Organizzato e patrocinato dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo, (in collaborazione con un comité de pilotage e col contributo della Commissione Europea) il Forum si è concluso con una dichiarazione dal titolo “Costruire ponti, non muri”, indirizzata alla Conferenza dei ministri degli Esteri del partenariato Euro-Mediterraneo. I rappresentanti del Forum esprimono il desiderio di costruire “ponti di solidarietà in un’area che ha bisogno di urgenti riforme”. Occorre, quindi, andare al di là dei cambiamenti superficiali che il Partenariato Euro-Mediterraneo (Pem) ha prodotto finora e liberarsi dei vincoli e delle pressioni contrastanti derivanti dalle politiche commerciali unilaterali, nonché dalle crescenti tensioni politiche nella regione.




Il fondamento per il successo del Pem dev’essere la pace e la sicurezza nella regione ed il rispetto delle decisioni Onu. Con grande fermezza, il Forum condanna il perdurare dell’occupazione dell’Iraq senza un preciso mandato delle Nazioni Unite, ed il conseguente ciclo di violenze. Esprime inoltre forte preoccupazione per la violazione del diritto internazionale e dei diritti umani causata “da una lotta contro il terrorismo che sarebbe altrimenti legittima”. L’intensificarsi dell’occupazione della terra palestinese da parte di Israele, la violazione dei diritti del popolo palestinese ed i conseguenti attacchi suicidi, a giudizio del Forum, “hanno portato ad un ciclo di violenza e di insicurezza senza precedenti in Palestina e in Israele. Mentre le realtà devastanti prodotte dal muro di separazione, che cerca di distruggere le prospettive di uno Stato palestinese vitale, sono la negazione di tutti i valori su cui si basa il processo di Barcellona”. Di qui la richiesta ai Governi del Partenariato EuroMed di operare per ristabilire il rispetto del diritto internazionale e porre termine all’occupazione dell’Iraq e della Palestina, con l’aiuto delle Nazioni Unite.

 



Un’altra richiesta riguarda i Governi dei futuri Stati membri dell’Ue affinché partecipino pienamente al Partenariato Euro-Mediterraneo e contribuiscano alla promozione degli “ideali di democrazia e dei diritti umani, della partecipazione della società civile, del turismo sostenibile e dello scambio culturale, su cui si basa la Dichiarazione di Barcellona”. Una sintesi dei dibattiti e delle raccomandazioni del Forum (e delle consultazioni nazionali che lo hanno preceduto) sarà inviata ai ministri in un rapporto separato.

Ieri, nel corso di una conferenza stampa tenuta dai dirigenti della Fondazione (vi hanno preso parte Michele Capasso, Claudio Azzolini, Mourad Allal, Ghislaine Glasson Des Chaumes e Wassyla Tamzali) è stato ricordato che la regione mediterranea è caratterizzata da una povertà diffusa, col 30 per cento della popolazione dei Paesi meridionali che vive con meno di due dollari al giorno. Il questo contesto si acuiscono ancora di più le sofferenze di milioni di persone minacciate da gravi problemi ambientali, dovuti alla natura della attività economiche e all’assenza di efficaci interventi governativi. Per quanto riguarda i diritti umani, la situazione si è generalmente aggravata negli ultimi otto anni e c’è un’urgente necessità di stabilire e garantire la dignità e la partecipazione delle donne. “Lo sviluppo sostenibile deve diventare un obiettivo centrale del Pem — dichiarano i partecipanti al Forum. - Perché mentre il concetto figura in molte dichiarazioni politiche, la realtà va in una direzione diversa”. Di qui l’appello alla Commissione europea per “realizzare finalmente la Valutazione di Impatto sulla Sostenibilità che aveva promesso a Stoccarda nel 1999, e che fu accolta a Valencia nel 2002 dai ministri degli Esteri”.

Un altro punto importante riguarda la profonda preoccupazione per le prospettive occupazionali nella regione, per le donne, i giovani e le persone con esigenze speciali. “Chiediamo ai Governi di organizzare una Conferenza Euro-Mediterranea dei Ministri del Lavoro per esaminare la situazione e progettare politiche e strumenti urgenti per sanare la disoccupazione”. A tutti gli Stati membri del Pem viene anche chiesto di realizzare strumenti economici e finanziari per sanare gli squilibri commerciali nella regione. A tal proposito si ricorda che nessun vero partenariato può funzionare senza un’integrazione sub-regionale nel Sud. Occorre altresì avviare, con la piena partecipazione della società civile, lo sviluppo di una politica per un’Agricoltura Mediterranea Sostenibile destinata ad assicurare una vita rurale migliore, la tutela ambientale e la sicurezza alimentare.

 


C’è poi lo spinoso problema dell’immigrazione che dev’essere considerata “come una risorsa ed un bene culturale per lo sviluppo della regione e non come un persistente problema di sicurezza”. I Governi sono sollecitati dal Forum a chiedere alla Banca Europea degli Investimenti (Bei) e alla nascente Struttura per l’Investimento Euro-Mediterraneo “di operare sulla base di rigidi standard ambientali, sociali e relativi ai diritti umani per tutte le loro attività nella regione, elaborandoli e revisionandoli periodicamente, con un significativo coinvolgimento delle organizzazioni della società civile”. Rafforzamento della società civile “significa innanzitutto rispettare le norme di legge e fornire ai singoli i mezzi giuridici per agire. Ciò implica, inoltre, “il rilascio di tutti i prigionieri per motivi di opinione e la cessazione degli attuali attacchi e vessazioni contro i difensori dei diritti umani in molti Paesi del Pem”. Ma significa anche sostenere efficacemente il loro diritto ad agire in conformità alla Dichiarazione Onu sui Difensori dei Diritti Umani del dicembre 1998, compreso il loro diritto a ricevere incondizionatamente fondi internazionali. Il Forum si è poi espresso in favore dei diritti delle minoranze e dei profughi, e contro ogni tipo di razzismo e xenofobia, e per l’eliminazione della discriminazione contro le donne da parte di tutti i Paesi del Pem.

 


E’ stata accolta con favore la comunicazione della Commissione sul Rafforzamento della Democrazia nel Mediterraneo, di qui la raccomandazione di istituire un organismo giuridico per tenere sotto controllo la clausola sui diritti umani negli Accordi di Associazione. Per quanto riguarda gli aspetti culturali del Pem si conviene che “suo compito prioritario deve essere la creazione delle condizioni necessarie per lo scambio culturale su basi paritarie”. “Chiediamo alla Fondazione di sostenere e promuovere la dimensione contemporanea delle culture, la mobilità di tutti gli attori culturali e la loro indipendenza dai poteri politici e religiosi, e di basare la sua attività sulla realtà di coloro che operano sul campo”. In conclusione nuovo approccio partecipativo del Forum Civile di Napoli ha introdotto cambiamenti qualitativi nel rapporto della società civile con il Pem. “Ciò conferma l’esistenza di una società civile EuroMed indipendente e vitale che è più che mai desiderosa di forgiare alleanze, potenziare solidarietà e costruire ponti in tutta la regione”. Per ultimo ai Governi del Pem si chiede di adottare “un Piano di azione per la società civile nella regione e di includere sistematicamente il dialogo con la società civile a tutti i livelli nei suoi comportamenti e processi decisionali”.