|
Sono arrivati dal Marocco, dall’Egitto, dall’Algeria,
dalla Siria. C’erano ebrei israeliani, palestinesi israeliani, palestinesi
della striscia di Gaza e dei Territori. Eppoi libanesi, turchi, greci. Un
microcosmo mediorientale al quale si sono aggiunti francesi, spagnoli,
tedeschi, inglesi, danesi, belgi e persino un finlandese.
A Napoli più di trecento partecipanti
provenienti dall’area euromediterranea hanno dato vita al Forum Civile
Euromed. E per due giorni hanno discusso di sviluppo sostenibile e di come
promuovere il rafforzamento della società civile nel contesto del
partenariato euro-mediterraneo. Organizzato e patrocinato dalla Fondazione
Laboratorio Mediterraneo, (in collaborazione con un comité de pilotage e col
contributo della Commissione Europea) il Forum si è concluso con una
dichiarazione dal titolo “Costruire ponti, non muri”, indirizzata alla
Conferenza dei ministri degli Esteri del partenariato Euro-Mediterraneo. I
rappresentanti del Forum esprimono il desiderio di costruire “ponti di
solidarietà in un’area che ha bisogno di urgenti riforme”. Occorre, quindi,
andare al di là dei cambiamenti superficiali che il Partenariato
Euro-Mediterraneo (Pem) ha prodotto finora e liberarsi dei vincoli e delle
pressioni contrastanti derivanti dalle politiche commerciali unilaterali,
nonché dalle crescenti tensioni politiche nella regione.
•
Il fondamento per il successo del Pem dev’essere la pace e la sicurezza nella
regione ed il rispetto delle decisioni Onu. Con grande fermezza, il Forum
condanna il perdurare dell’occupazione dell’Iraq senza un preciso mandato
delle Nazioni Unite, ed il conseguente ciclo di violenze. Esprime inoltre
forte preoccupazione per la violazione del diritto internazionale e dei
diritti umani causata “da una lotta contro il terrorismo che sarebbe
altrimenti legittima”. L’intensificarsi dell’occupazione della terra
palestinese da parte di Israele, la violazione dei diritti del popolo palestinese
ed i conseguenti attacchi suicidi, a giudizio del Forum, “hanno portato ad un
ciclo di violenza e di insicurezza senza precedenti in Palestina e in
Israele. Mentre le realtà devastanti prodotte dal muro di separazione, che
cerca di distruggere le prospettive di uno Stato palestinese vitale, sono la
negazione di tutti i valori su cui si basa il processo di Barcellona”. Di qui
la richiesta ai Governi del Partenariato EuroMed di operare per ristabilire
il rispetto del diritto internazionale e porre termine all’occupazione
dell’Iraq e della Palestina, con l’aiuto delle Nazioni Unite.
•
Un’altra richiesta riguarda i Governi dei futuri Stati membri dell’Ue
affinché partecipino pienamente al Partenariato Euro-Mediterraneo e
contribuiscano alla promozione degli “ideali di democrazia e dei diritti
umani, della partecipazione della società civile, del turismo sostenibile e
dello scambio culturale, su cui si basa la Dichiarazione di Barcellona”. Una
sintesi dei dibattiti e delle raccomandazioni del Forum (e delle
consultazioni nazionali che lo hanno preceduto) sarà inviata ai ministri in
un rapporto separato.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa
tenuta dai dirigenti della Fondazione (vi hanno preso parte Michele Capasso,
Claudio Azzolini, Mourad Allal, Ghislaine Glasson Des Chaumes e Wassyla
Tamzali) è stato ricordato che la regione mediterranea è caratterizzata da
una povertà diffusa, col 30 per cento della popolazione dei Paesi meridionali
che vive con meno di due dollari al giorno. Il questo contesto si acuiscono
ancora di più le sofferenze di milioni di persone minacciate da gravi
problemi ambientali, dovuti alla natura della attività economiche e
all’assenza di efficaci interventi governativi. Per quanto riguarda i diritti
umani, la situazione si è generalmente aggravata negli ultimi otto anni e c’è
un’urgente necessità di stabilire e garantire la dignità e la partecipazione
delle donne. “Lo sviluppo sostenibile deve diventare un obiettivo centrale
del Pem — dichiarano i partecipanti al Forum. - Perché mentre il concetto
figura in molte dichiarazioni politiche, la realtà va in una direzione
diversa”. Di qui l’appello alla Commissione europea per “realizzare
finalmente la Valutazione di Impatto sulla Sostenibilità che aveva promesso a
Stoccarda nel 1999, e che fu accolta a Valencia nel 2002 dai ministri degli
Esteri”.
Un altro punto importante riguarda la
profonda preoccupazione per le prospettive occupazionali nella regione, per
le donne, i giovani e le persone con esigenze speciali. “Chiediamo ai Governi
di organizzare una Conferenza Euro-Mediterranea dei Ministri del Lavoro per
esaminare la situazione e progettare politiche e strumenti urgenti per sanare
la disoccupazione”. A tutti gli Stati membri del Pem viene anche chiesto di
realizzare strumenti economici e finanziari per sanare gli squilibri
commerciali nella regione. A tal proposito si ricorda che nessun vero
partenariato può funzionare senza un’integrazione sub-regionale nel Sud.
Occorre altresì avviare, con la piena partecipazione della società civile, lo
sviluppo di una politica per un’Agricoltura Mediterranea Sostenibile
destinata ad assicurare una vita rurale migliore, la tutela ambientale e la
sicurezza alimentare.
•
C’è poi lo spinoso problema dell’immigrazione che dev’essere considerata
“come una risorsa ed un bene culturale per lo sviluppo della regione e non
come un persistente problema di sicurezza”. I Governi sono sollecitati dal
Forum a chiedere alla Banca Europea degli Investimenti (Bei) e alla nascente
Struttura per l’Investimento Euro-Mediterraneo “di operare sulla base di
rigidi standard ambientali, sociali e relativi ai diritti umani per tutte le
loro attività nella regione, elaborandoli e revisionandoli periodicamente,
con un significativo coinvolgimento delle organizzazioni della società
civile”. Rafforzamento della società civile “significa innanzitutto
rispettare le norme di legge e fornire ai singoli i mezzi giuridici per
agire. Ciò implica, inoltre, “il rilascio di tutti i prigionieri per motivi
di opinione e la cessazione degli attuali attacchi e vessazioni contro i
difensori dei diritti umani in molti Paesi del Pem”. Ma significa anche
sostenere efficacemente il loro diritto ad agire in conformità alla
Dichiarazione Onu sui Difensori dei Diritti Umani del dicembre 1998, compreso
il loro diritto a ricevere incondizionatamente fondi internazionali. Il Forum
si è poi espresso in favore dei diritti delle minoranze e dei profughi, e
contro ogni tipo di razzismo e xenofobia, e per l’eliminazione della
discriminazione contro le donne da parte di tutti i Paesi del Pem.
•
E’ stata accolta con favore la comunicazione della Commissione sul
Rafforzamento della Democrazia nel Mediterraneo, di qui la raccomandazione di
istituire un organismo giuridico per tenere sotto controllo la clausola sui
diritti umani negli Accordi di Associazione. Per quanto riguarda gli aspetti
culturali del Pem si conviene che “suo compito prioritario deve essere la
creazione delle condizioni necessarie per lo scambio culturale su basi
paritarie”. “Chiediamo alla Fondazione di sostenere e promuovere la
dimensione contemporanea delle culture, la mobilità di tutti gli attori
culturali e la loro indipendenza dai poteri politici e religiosi, e di basare
la sua attività sulla realtà di coloro che operano sul campo”. In conclusione
nuovo approccio partecipativo del Forum Civile di Napoli ha introdotto
cambiamenti qualitativi nel rapporto della società civile con il Pem. “Ciò
conferma l’esistenza di una società civile EuroMed indipendente e vitale che
è più che mai desiderosa di forgiare alleanze, potenziare solidarietà e
costruire ponti in tutta la regione”. Per ultimo ai Governi del Pem si chiede
di adottare “un Piano di azione per la società civile nella regione e di
includere sistematicamente il dialogo con la società civile a tutti i livelli
nei suoi comportamenti e processi decisionali”.
|