IL MATTINO

 

2 dicembre 2003

 

Palestina-Israele, una firma per la pace

 

di Michele Giorgio

 

Ginevra. Regnava un clima di speranza ieri all’Espace Secheron di Ginevra, dove pacifisti israeliani ed esponenti palestinesi hanno siglato l’accordo di pace raggiunto nelle settimane passate durante colloqui avuti in Svizzera e in Giordania. La «firma» simbolica dell’«Iniziativa di Ginevra» è avvenuta alla presenza di personalità internazionali tra cui l’ex presidente americano Jimmy Carter e il premio Nobel per la pace Lech Walesa. Presenti anche il presidente dei Ds Massimo D’Alema, il leader della Margherita Francesco Rutelli, il capogruppo di Rifondazione alla Camera Franco Giordano, parlamentari europei e decine di artisti, ex alti ufficiali, uomini politici e intellettuali israeliani e palestinesi, come lo scrittore Yehoshua. L’alto rappresentante europeo per la politica estera, Javier Solana, ha avuto parole di elogio per l’iniziativa.
Grande commozione hanno suscitato le parole in sostegno della pace e della libertà, pronunciate dall’ex presidente sudafricano e apostolo della convivenza tra bianchi e neri Nelson Mandela, che in videoconferenza si è rivolto alle centinaia di partecipanti all’incontro. Ieri a Ginevra erano tutti riuniti per affermare che esiste una via d’uscita al vicolo cieco della guerra e della violenza e che israeliani e palestinesi possono vivere l’uno accanto all’altro in coesistenza pacifica. I partecipanti hanno anche voluto riconoscere l’impegno dei promotori dell’Iniziativa di Ginevra: l’israeliano Yossi Beilin e il palestinese Yasser Abed Rabbo, già «architetti» degli accordi di Oslo (1993). Clima gelido invece a Gerusalemme, dove il premier israeliano Ariel Sharon continua a boigottare l’iniziativa, che ritiene «diplomazia illegale», volta a negare legittimità al suo governo. In casa palestienese il clima invece è torrido. Ad opporsi al piano di pace non sono soltanto i gruppi islamici radicali - Hamas e Jihad - ma anche settori di Al-Fatah, il principale movimento politico palestinese, del quale fanno parte il presidente Arafat ed il premier Abu Ala. Il presidente Arafat ha invece inviato una lettera di sostegno all'Iniziativa di Ginevra, lanciando un appello per la ripresa dei negoziati.

«Abbiamo voluto dimostrare che la pace è possibile, offrendo ai leader delle due parti un modello di accordo in grado di mettere fine al confronto in atto. Le possibilità esistono, dobbiamo soltanto coglierle e svilupparle. La partecipazione, l’emozione che stiamo registrando oggi, aprono una nuova pagina nelle relazioni tra i due popoli», ha detto al «Mattino», Yossi Beilin, poco prima di salire sul palco dello Secheron per leggere il suo intervento. Da parte israeliana si sottolinea che l’opinione pubblica dello Stato ebraico non respinge categoricamente le intese, nonostante la campagna contraria svolta dal governo Sharon. «Un sondaggio svolto nelle ultime ore, rivela che il 31% degli israeliani crede al nostro progetto, i contrari sono il 38%, ma noi confidiamo di convincere gli indecisi», ha spiegato Amram Mitzna, un generale convertito al pacifismo ed ex leader laburista che alle elezioni di un anno fa sfidò Ariel Sharon. Un attacco alla politica del premier israeliano è giunto anche dall’ex presidente americano Jimmy Carter che ha esorta Sharon a scegliere «tra la pace e gli insediamenti colonici» nei territori palestinesi.

Come la «Road Map», l’itinerario di pace elaborato dal Quartetto (Stati Uniti, Russia, Onu e Unione europea), e approvato dai governi israeliani e palestinesi la scorsa estate (ma rimasto fino ad oggi inapplicato), l’iniziativa di Ginevra si fonda su un punto principale: i palestinesi potranno proclamare un loro Stato su gran parte della Cisgiordania e di Gaza ma dovranno rinunciare al diritto al ritorno alle loro case (oggi in territorio israeliano), per i profughi della guerra del 1948 (circa 4 milioni di persone). È questo il punto che viene contestato da settori consistenti dei palestinesi. Il piano approvato dai pacifisti tuttavia non pone precondizioni, come la «Road Map», che prevede al suo primo punto lo smantellamento dei gruppi armati palestinesi.
Le intese di Ginevra sono il frutto di un lungo negoziato avviato due anni e mezzo fa. Anche il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha accolto con favore la proposta e giudizi positivi sono stati espressi anche da buona parte dei governi occidentali. Il segretario di Stato americano Colin Powell da parte sua si è detto pronto ad incontrare i responsabili dell’iniziativa di Ginevra.

Il premier Abu Ala ed il presidente Arafat non hanno nascosto di sperare che questa iniziativa diventi la base di una trattativa vera, in sostituzione o almeno in integrazione della «Road Map».