IL MATTINO

 

10 settembre 2003

 

 

LE SPERANZE DI SUZANNE MUBARAK
«Alla pace si arriva attraverso il dialogo e la cultura»

di Vittorio dell’Uva

Napoli. La signora Suzanne Mubarak, moglie del presidente egiziano, alimenta, scavando anche nella storia, il suo sogno della integrazione tra i popoli. Il Mediterraneo che fu mare di traffici e di pace, deve più che mai diventare il laboratorio di una nuova civiltà globale fondata sul rispetto reciproco. E dal quale siano esclusi i pregiudizi e l’intolleranza. E’ a Napoli per ricevere il premio «Mediterraneo di cultura» che molto la inorgoglisce. Crede che intorno al mare comune si possa creare «un mosaico di mille colori». Basta - suggerisce - unire le mani per annullare molte frontiere. Le basi comuni delle religioni monoteistiche, «anche se a volte male interpretate» possono aiutare, aggiunge con una vaga annotazione alle deviazioni del fondamentalismo. A lei si deve, dopo un lavoro durato venti anni, il ritorno alla vita dopo secoli della Biblioteca di Alessandria che fu una delle grandi fucine della scienza. Spiega che non intende farne soltanto una immensa e straordinaria libreria: «In un momento in cui si parla di guerra tra le culture è più che mai importante aprire le porte per il dialogo per trasferire alle nuove generazioni l’eredità della tolleranza». L’obiettivo è il conseguimento di una «comune umanità» che può essere favorita soprattutto attraverso un più alto livello di conoscenza. L’utopia, che si scontra con la violenza e la contrappossione quotidiana, si alimenta attraverso la riaffermazione di un primato. «La politica divide, la cultura che unisce può arrivare dove la politica non arriva» annota chiedendo indirettamente a molti intellettuali di non restare soltanto a guardare e di non limitarsi a «criticare il mondo imperfetto». Cui vorrebbe contrapporre anche un maggiore impegno civile delle donne a cominciare da quelle del proprio Paese. «In Egitto cerchiamo di trovare migliori soluzioni alla condizione femminile. Vorremmo che le donne partecipassero più attivamente alla vita politica e culturale. La loro voce deve essere sempre più incisiva nell’ambito dei movimenti per la pace». Suzanne Mubarak, che è tra le donne leader del Medio Oriente fortemente impegnata nel sociale, evita di tenersi troppo lontana dai sentieri della politica che il marito presidente percorre. Di Hosni Mubarak traduce il pensiero. di frote alla crisi acuta del Medio Oriente che impone offensive diplomatiche forti. «L’Egitto - ricorda - è un ponte tra Israele e la Palestina e deve continuare ad esserlo. La designazione di Abu Ala a premier può essere una speranza». E se fosse necessario per la ripresa del processo di pace una missione del presidente egiziano a Gerusalemme, «compierla sarebbe giusto».