ROMA

30 ottobre 2003

 

Giù le torri, ultimo simbolo dell’Italsider

 

 

di Fabio Postiglione

 

NAPOLI. un sogno lungo settanta metri chiamato riqualificazione, posizionato in cima alle quattro torri dell’ex treno di laminazione per i nastri di acciaio sottili.

Ieri alle 16 sono crollate e per Bagnoli è stato un momento di raccogliere le idee e di ripartire. Un suono lungo di sirena e le torri sono crollate al suolo in pochi secondi. Una luce e un forte botto che ha scosso per alcuni secondi la pace surreale dell’immenso deserto dell’ex Italsider.

Anche le carcasse arrugginite delle vecchie strutture hanno sussultato al forte boato. Subito dopo un lungo e liberatorio applauso dei tanti spettatori e degli addetti ai lavori. In prima fila il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, il vicesindaco Rocco Papa, l’amministratore delegato di Bagnolifutura, Carlo Borgomeo, e il consigliere di An, Carlo Didato.

Per Bagnoli l’abbattimento delle torri è divenuto un moneto storico e di forte impatto emotivo. L’intera popolazione ha aspettato con ansia le 15, l’ora prevista per l’esplosione. Alcuni cittadini della zona si sono appostati sui balconi, sulle terrazze delle palazzine più alte. Altri erano sulle terrazze della discesa di Corooglio e sulle strade di Posillipo alto. Aspettavano lo scoppio e il crollo e non sono rimasti delusi. Tutto si è concluso nel migliore dei modi e il pericolo di assistere ad un penoso flop come quello delle Vele di Se3condigliano è stato questa volta scongiurato. Si è tenuto fino all’ultimo anche per le avverse condizioni atmosferiche ma anche le nuvole colme di acqua hanno “aspettato”.

Le cariche di dinamite, posizionate scrupolosamente sin dalla mattina, sono state sistemate alla base della struttura e sono state fatte brillare alle 16 in punto. La ditta vincitrice della gara d’appalto, che si è occupata dell’intera operazione è la romana “Sied srl”, esperta nel campo delle esplosioni che si è avvalsa della collaborazione del gruppo di artificieri dell’Arma dei Carabinieri; il costo complessivo si aggira intorno ai tre miliardi e 500 milioni di vecchie lire.

Le macerie crollate al suolo immediatamente sono state “aggredite” da grosse gru e bulldozer catpiller e da una ventina di caschi gialli, che hanno iniziato subito dopo la raccolta delle lamiere contorte e arrugginite e di ciò che restava delle ciminiere.

La storia è stata impetuosa dato che negli anni ottanta, l’impianto che trasformava le bramme in rotoli di metallo era il “cuore” dello stabilimento e il fiore all’occhiello dell’industria partenopea. Ma le torri demolite sono in realtà solo una parte di ciò che resta nel treno a laminazione, dopo l’acquisto da parte dei componenti avvenuta durante la gestione di Bagnoli spa.

Dunque da oggi si volta pagina e secondo i piani di bonifica previsto dal Piano urbanistico esecutivo, in approvazione in Consiglio in questi giorni, la zona sarà destinata ad un parco di 120 ettari. Domenico Palmieri, ex operaio che ha lavorato 40 anni nello stabilimento è l’icona di questo momento. “Bagnoli è morta nel 91, le torri solo le macerie e ora non contano più nulla. Speriamo bene.