4 gennaio 2005

di Predrag
Matvejevic
Il testo che segue è tratto da
un libro sul pane di Predrag Matvejevic di imminente pubblicazione. Predrag
Matvejevic Tra le molteplici vie che solcano il bacino mediterraneo, delle arti
e dei mestieri, delle scienze e delle conoscenze, dei metalli, dei tessuti,
delle spezie e degli alimenti, c’è, particolare e unica, quella del pane. Il
pane ha permesso di distinguere nell’antichità i barbari dai civilizzati. I
primi mangiavano poltiglia preparata grossolanamente a partire dai cereali
selvatici, i secondi coltivavano il grano e sapevano fabbricare il pane. Il
grano è nato in Africa, forse nell’attuale Etiopia. I primi pani vennero
fabbricati in prossimità del Mediterraneo e compirono progressivamente il
periplo delle due rive. L’Antico Testamento ci permette di scoprire la presenza
della farina e del pane nell’alimentazione dei popoli del Vicino Oriente. I
primi pani precedono la scrittura: pani con lievito (zymi) e senza lievito
(azymi) trovano posto in tutte le religioni monoteiste perché simbolizzano la
purezza, incarnando nella religione cattolica lo stesso Cristo (eucaristia), o
il nutrimento per gli Ebrei, quando la manna miracolosamente caduta dal cielo
aiutò il popolo di Israele nella traversata del deserto. Lungo il perimetro del
Mediterraneo, si ritrovano per lo più gli stessi costumi popolari che danno al
pane svariati significati simbolici: bisogna che sia rotto con le mani e non
tagliato con il coltello, sulla tavola il pane deve essere sempre posato al
diritto e mai al rovescio perché porta sfortuna, se malauguratamente cade a
terra deve essere raccolto con rispetto o addirittura baciato... Quando l’uomo
abbandonò l’esistenza nomade e cominciò a coltivare i cereali, un grande
cambiamento nei modi di vita si annunciò. In effetti il pane segna l’inizio
della nozione della produzione organizzata dall’uomo, fino ad allora in balia
dei rischi legati alla caccia e alla pesca. La possibilità nuova per l’uomo di
immagazzinare riserve di cibo gli apre una zona di tempo libero, che gli
permette di dedicarsi a un primo lavoro di riflessione culturale e sociale.
Tutte le grandi civiltà hanno avuto una produzione del pane molto elaborata,
come testimoniano le pitture tombali dei faraoni egiziani, o i Greci che ebbero
fino a 72 tipi di pani diversi prima dell’arrivo dei Romani. Questi ultimi, che
fino all’invasione della Grecia utilizzavano i cereali come il farro - da dove
viene la farina - solo per fare delle poltiglie, si misero a costruire forni
molto perfezionati. A partire da questi elementi, si può seguire una vera e
propria via del pane nel Mediterraneo, dove le isole furono spesso scali
essenziali (ad esempio la Sicilia), ed è in effetti nelle isole che si
ritrovano oggi le tradizioni del pane meglio conservate. Se la storia del pane
è stata già oggetto di studio, quella delle tradizioni che lo riguardano è meno
nota, mentre è importante far emergere con ricerche comparate in che modo il
Mediterraneo ha trasmesso e offerto il pane agli altri paesi. Le storie della
Fede e del Pane hanno spesso strade parallele. La produzione del pane unisce le
nazioni del Mediterraneo confrontandole con un passato comune. Le immagini del
pane nel Mediterraneo, i racconti di coloro che, ancora oggi, perpetuano le
tradizioni, tutto questo può contribuire a rinforzare l’idea di un Mediterraneo
uno e plurale attraverso le sue identità culturali.