LA REPUBBLICA
4
settembre 2005
Erdogan conferma: il 3 ottobre
non accetteremo
di avviare il negoziato per
un’adesione limitata
“L’Europa non ci faccia scherzi la Turchia è pronta
a rompere”
CERNOBBIO – La Turchia
abbandonerà il progetto di entrare in Europa se non otterrà quello che le
spetta. <<non siamo disposti a ingoiare altri bluff. Se il prossimo 3
ottobre, data di inizio dei negoziati fra Ankara e la Ue, ci metteranno davanti
cose diverse da quelle già concordate, allora la Turchia continuerà per la sua
strada>>. Lo dice il primo ministro della Turchia, Recep Tayyip Erdogan,
in un’intervista concessa ieri a Repubblica alla fine dei suoi tre giorni di
visita in Italia.
A Napoli il premier
conservatore, islamico moderato, è stato premiato alla Fondazione laboratorio
Mediterraneo come uomo di dialogo. A Roma ha incassato un ulteriore appoggio
all’ambizioso progetto di aderire all’Unione europea sia da parte del governo
italiano sia dall’opposizione. Al seminario Ambrosetti a Cernobbio si è infine
difeso da dubbi e attacchi, portati ora anche dagli austriaci (<<Potremmo
rimanere fidanzati, senza sposarci>>, gli ha detto il Ministro
dell’Economia di Vienna, Karl Heinz Grasser) allineati alle posizioni di
conservatori tedeschi e francesi. Come ha riassunto Romano Prodi: <<Il
clima con Erdogan è stato buono. Ma non è detto che il negoziato con la Turchia
termini positivamente>>. Frasi che mettono in guardia Ankara. Al punto da
considerare la possibilità di
archiviare il quarantennale sogno di aderire alla Ue, nonostante i
cinquant’anni di fedele servizio all’interno dell’Alleanza occidentale.
Il primo banco di prova con la
Ue sarà adesso l’apertura del negoziato, e soprattutto la questione di Cipro,
sul cui riconoscimento da parte di Ankara si gioca un braccio di ferro.
Primo ministro Erdogan,
l’Europa manterrà le promesse fatte alla Turchia?
<< Il mio paese ha
completato tutti i preparativi richiesti per cominciare le trattative. Quelli
che lo scorso 17 dicembre a Bruxelles si sono impegnati con noi, manterranno la
parola, ne sono convinto. Perciò non nutro preoccupazioni>>.
Ma se non fosse così, potreste
abbandonare il sogno europeo?
<< Se il 3 ottobre ci
metteranno davanti cose diverse rispetto a quelle dette finora, allora la
Turchia non ingoierà questo tipo di bluff>> continuerà per la sua
strada>>.
Come?
<<Sarà il momento dei
criteri politici di Ankara, non più dei cosiddetti criteri di Copenaghen.
Andremo per conto nostro>>.
Se vi proporranno
l’appartenenza all’Ue non come membro a pieno titolo ma offrendovi una
“partnership privilegiata”, l’accetterete?
<<No, davvero. E questo
tipo di approccio non si addice alla serietà fra Stati. Per noi sarà
inaccettabile ogni proposta che esuli dalle regole e dalle leggi dell’Unione
europea>>.
Così si tornerebbe a un’Europa
del tutto cristiana?
<<Molti politici vogliono
guardare all’Unione come a un club cristiano. Noi non lo vogliamo, non deve
essere così. Intendiamo piuttosto impegnarci nella costruzione di valori
comuni. Impedire questo progresso è un attentato proprio a questo. E se la
Turchia non entrerà nella Ue, dovremmo dire che questi valori non sono stati
condivisi>>.
Che cosa intende per valori
comuni?
<<Noi siamo eredi di un
impero che è sempre stato voltato a Occidente. Oggi la Turchia vuole realizzare
la pace delle civiltà. Per me è stato molto importante ricevere il premio di
Napoli perché vogliamo fare del bacino Mediterraneo un’area di pace. Nel mondo
attuale il problema più grosso è il terrorismo. E la Turchia può fortemente
contribuire alla stabilità dell’intera regione. Vogliamo creare un’alleanza fra
civiltà diverse. E forse un giorno non vedremo più quelle scene terribili che
invece siamo costretti a guardare ogni sera in televisione>>.
Ma ora il braccio di ferro è
sulla questione di Cipro. Signor primo ministro, lei ammetterà che è davvero
singolare che un paese che chiede di entrare in un club non intenda riconoscere
un altro paese, ormai membro a pieno titolo.
<<Chi si aspetta da noi
nuovi passi si sbaglia. Il riconoscimento di Cipro sud non rientra nei criteri
di Copenaghen. Questi criteri non li abbiamo soddisfatti. Abbiamo adempiuto a
tutte le richieste previste per cominciare le trattative con la Ue. Ora basta
richieste, e basta condizioni. E poi Cipro sud non rappresenta tutta l’isola.
Si affrontino piuttosto e si risolvano i problemi di confine, e poi potremo
discutere>>.