IL DENARO

30/04/2005



Sponda Sud, un mare di opportunità

Intervista con Michele Capasso, Presidente della Fondazione Laboratorio Mediterraneo

 

di Nadia Pedinino

 

Bisogna guardare al Mediterraneo come ad un’area geopolitica e geoculturale unica in cui il Mezzogiorno d’Italia ha un compito fondamentale: legare il Mare Nostrum all’Europa che da qualche anno sta rivolgendo le sue attenzioni verso l’Est. A sostenerlo è Michele Capasso presidente della Fondazione Laboratorio Mediterraneo il quale da più di dodici anni lavora per promuovere il dialogo tra le culture e favorire gli scambi economici nel quadro di un partenariato euromediterraneo.


Domanda. Perché il Mediterraneo riveste un ruolo importante per il Mezzogiorno e in particolare per la Campania?
Risposta. Nell’attuale dimensione globalizzata le leggi del mercato impongono soluzioni e strategie spesso veloci e complesse occorre aprirsi a nuovi spazi. E quella offerta dal Mediterraneo, con l’area di libero scambio programmata al processo di Barcellona per il 2010, è l’unica chance che ha l’Europa per ricostituire una nuova dimensione economica sociale e culturale.
D. In che senso?
R. L’ideale sarebbe riuscire a trasferire la nostra tecnologia nei Paesi del Mediterraneo e servirsi, in joint venture con aziende del luogo, delle materie prime e della manodopera locale che oltre ad essere a basso costo è anche molto professionale e qualificata.
D. Consiglia quindi delle alleanze commerciali con i paesi mediterranei?
R. Certamente. Invece di fare accordi con la Cina che è troppo lontana ed ha già una sua strategia, sarebbe più logico lavorare affinché si crei uno spazio euromediterraneo concreto.
D. In che modo?
R. Formando i flussi migratori, governandoli nella loro distribuzione, rispettando le diverse identità. In pratica tutelare, valorizzare e mettere in rete le diverse culture per produrre dialogo, conoscenza, sviluppo economico condiviso e assicurare in questo modo anche la pace.
D. A suo avviso ci sono tra tutti i paesi del mediterraneo alcune aree economiche che gli imprenditori campani dovrebbero privilegiare?
R. I paesi che sono pronti a collaborare sono il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, il Libano, tutti i Paesi della riva Sud, ma anche la Libia. Il problema è trovare un equilibrio tra la dimensione diplomatica degli stati e dei ministeri degli Affari esteri e la possibilità che le Regioni possiedono da qualche anno di intrattenere rapporti internazionali. Il tutto va realizzato con competenza, coerenza e professionalità.
D. In questo quadro qual è il ruolo degli organismi che si occupano del Mediterraneo, come il Laboratorio che lei presiede?
R. La Fondazione- Maison de la Mediterranee, unanimemente riconosciuta nei vari paesi con sedi nei principali stati della riva sud è un’opportunità unica per passare dai pensieri ai fatti concreti. Per fare ciò è necessario che ci sia un coordinamento tra le regioni del Mezzogiorno d’Italia, approfittando dell’occasione che tutte, tranne la Sicilia appartengono alla stessa corrente politica e che esista una strategia dell’Unione europea con i programmi dei fondi strutturali per agevolare questo partenariato.
D. E’ favorevole, allora, alla costituzione di un assessorato al Mediterraneo proposto da Antonio Bassolino?
R. Per essere precisi la Fondazione Laboratorio Mediterraneo, nel corso di un convegno organizzato alla fine di aprile 2000, propose alla Regione Campania e ad altre collettività locali campane e italiane l’istituzione di appositi assessorati ai rapporti con i Paesi del Mediterraneo, per meglio organizzare scambi economici e culturali nel quadro del partenariato euromediterraneo. Purtroppo l’adesione fu molto limitata. Mi auguro che questa volta il governatore della nostra regione riesca a rendere concreta questa iniziativa.
D. Quali altre proposte ha portato avanti in questi anni l’Istituto che lei preside?
R. Sempre nell’anno 2000 la Fondazione ha elaborato su invito del ministero degli Esteri una serie di progetti cantierabili per trasformare molti luoghi e città delle regioni Obiettivo 1 in centri di riferimento e di eccellenza nell’area euromediterranea su temi e materie specifiche. Tutto questo lavoro non ha però avuto seguito per la mancanza di sinergia e cooperazione tra le regioni del sud, ma soprattutto per la pesante burocrazia che blocca ogni decisione politica.
D. Quali sono i prossimi programmi della Fondazione?
R. L’intenzione è aspettare i risultati di due appuntamenti che si tengono a Napoli. Martedì 3 maggio il governatore Bassolino incontra i presidenti delle altre regioni meridionali e venerdì 6 e sabato 7 è in programma, organizzato dalla Regione Campania, un convegno che ha come tema uno studio riguardante il dialogo fra le culture del Mediterraneo. Vediamo cosa emerge da questi incontri, poi faremo le nostre valutazioni.