IL MATTINO

06/08/2006

 

 

«No a questa guerra che fa strage di innocenti»

di Michele Giorgio

 

Tel Aviv. Yitzhak Laor nel 1982 fu tra i promotori della storica manifestazione di Tel Aviv che vide oltre 400mila israeliani (a quel tempo il 10% della popolazione dello Stato ebraico) manifestare contro la guerra in Libano. Oggi, 24 anni dopo, Laor, divenuto scrittore e poeta di fama nazionale, è ugualmente impegnato nel movimento della pace. Ieri sera assieme a migliaia di israeliani di tutte le età, è tornato nelle strade di Tel Aviv per chiedere la fine dell'offensiva in Libano del Sud e la cessazione immediata delle ostilità. Lo abbiamo intervistato mentre il corteo pacifista attraversava il centro della città, non lontano da Piazza Rabin dove nel 1985 venne assassinato da un estremista ebreo il premier israeliano Yitzhak Rabin, firmatario due anni prima con il presidente palestinese Yasser Arafat degli accordi di pace di Oslo. I pacifisti israeliani tornano in piazza, ma lo fanno con ritardo e in numero esiguo rispetto al passato. Perché l'offensiva militare in corso raccoglie tanti consensi? «Senza dubbio l'impegno e la partecipazione dei pacifisti è più contenuto se paragonato a circostanze simili del passato. Ma non è vero che sino ad oggi non ci sia stato attivismo. Questa è la quarta manifestazione che organizziamo a Tel Aviv da quando è cominciata questa crisi. Il sostegno dell'opinione pubblica alla linea del premier Olmert è il frutto di una intensa campagna mediatica attuata dal governo per far credere agli israeliani che questa guerra è giusta, anche se a morire sono civili innocenti e non guerriglieri di Hezbollah». Tuttavia anche Peace Now, il principale movimento pacifista israeliano che assieme a lei organizzò la marcia del 1982, ha detto qualche giorno fa che questa guerra è giusta... «In questo paese si fa ancora molta fatica a criticare l'esercito, che continua ad essere la spina dorsale di Israele. È una condizione psicologica collettiva che, credo, non trovi casi simili all'estero. Per questo motivo Peace Now si è schierata con la guerra in corso, perché fa fatica a condannare l'operato dei comandi militari». Molti nel suo Paese però sono convinti che la responsabilità vada attribuita unicamente ad Hezbollah. «Il punto vero non è il motivo scatenante del confronto armato, ma l'immensità della offensiva scatenata dal nostro governo e dalle nostre forze armate contro il Libano. Non accetto, ovviamente, i lancio di razzi Katiusha contro le nostre città che, peraltro, uccidono civili indifesi, ma allo stesso tempo non posso chiudere gli occhi di fronte al fatto che la nostra aviazione ha scatenato l'inferno in Libano, ha distrutto ponti, strade, compiuto continue stragi di civili. Era necessario tutto ciò?». Quale avrebbe dovuto essere la risposta di Israele al blitz di Hezbollah del 12 luglio lungo il confine? «Comprendere che il nostro Paese viola i diritti degli arabi, occupa territori come le Fattorie di Sheeba, le alture del Golan, attua uno strangolamento a tutti i livelli di Gaza e Cisgiordania e tiene sotto pressione oltre tre milioni di palestinesi. Solo risolvendo questi problemi Israele riuscirà a raggiungere la pace e la convivenza con i suoi vicini».