"IL DENARO"
3 agosto 1996
Un palcoscenico per attori di primo piano
di Claudio Azzolini
Napoli, 27 luglio 1996. Riletto a sei mesi di distanza, l’inserto pubblicato su "Il Denaro" a gennaio di quest’anno ci consente di rilevare senza essere smentiti di aver visto lontano, al di là delle buone intenzioni da più parti conclamate e purtroppo dai fatti smentite. Le precedenti presidenze di turno dell’Unione europea, francese e spagnola, avevano avviato un processo di riequilibrio nei finanziamenti esterni dell’Unione facendo stanziare oltre diecimila miliardi in cinque anni in favore delle economie dei Paesi dell’area mediterranea. L’Italia avrebbe dovuto definire il regolamento di attuazione dei finanziamenti e proceduralizzare gli accordi con i singoli Paesi; ma, alla scadenza del semestre italiano, il solo accordo concluso è stato quello con il Marocco. Nel documento SN 3456/96 del 5 luglio scorso, Priorità della Presidenza Irlandese per il Consiglio dell’Ue, alla voce "Mediterraneo" (pag. 41) si legge che: "La Presidenza Irlandese si adopererà per far progredire il "Partenariato Euromediterraneo", avviato a Barcellona nel novembre 1995, in preparazione della riunione in programma nel primo semestre"... "Alla luce del Consiglio europeo di Firenze, la Presidenza intensificherà gli sforzi per incoraggiare l’adozione del regolamento Meda...".
L’auspicio che si può ricavare dalla lezione delle cose è che il Governo italiano – che non ha saputo, potuto, voluto realizzare nel corso del suo semestre quell’azione che noi riteniamo essenziale – sappia da Stato membro sintonizzarsi con la Spagna ed adeguare la propria azione di politica estera all’indirizzo di quel Mediterraneo che non solo può recuperarci storicamente e culturalmente quali soggetti fondamentali in una strategia più complessiva di politica mediterranea, ma può rappresentare per la Spagna come per l’Italia un eccezionale volano di sviluppo economico e sociale foriero di una pace duratura tra le opposte sponde del Mare.
L’iniziativa portata avanti dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo e dall’Istituto Catalano di Studi Mediterranei testimonia in termini molto concreti che, quando si misurano culture diverse, ma con pari competenze e volontà, si possono conseguire risultati che vanno ben al di là dello specifico aspetto culturale e che dimostrano nei fatti la grande lezione della storia di quei popoli che da millenni hanno reso il Mediterraneo un palcoscenico troppo spesso calcato da improvvisate comparse e non da attori protagonisti.
Riaffermerò una utopia personale – ne sono consapevole – nel ribadire ancora una volta che il grande ruolo della politica è quello di creare le condizioni ideali perché uomini di cultura e di impresa possano far convergere su questo palcoscenico attori di primissimo piano per una rappresentazione che abbracci gli interessi complessivi di un’area come quella mediterranea e risponda finalmente in positivo alle aspettative pur legittime non solo di quei popoli, ma anche, direi soprattutto, di un’Europa che in questi ultimi tempi "si sforza" di mostrarsi unita, ma che, nei fatti, è divisa da quotidiane furbizie, a turno poste in essere dai suoi membri, nessuno escluso, fortemente condizionati da miopi quanto egoistici nazionalismi.
L’impegno delle due istituzioni, Fondazione Laboratorio Mediterraneo e Istituto Catalano di Studi Mediterranei, indica, dunque, all’Europa una strategia che rilancia il Mediterraneo come la vera e nuova "centralità" dopo la caduta del muro di Berlino. Una centralità che, con molta umiltà ma con altrettanta convinzione, ci permettemmo di indicare in quel nostro inserto speciale di inizio d’anno su "Il Denaro".