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Alpe Adria: una vittoria “in folle”

Premio Trieste al regista sloveno Janez Burger. “Lendulet” prevale tra i “corti”


Dei pronostici si può fare coriandoli. E la giuria di “Alpe Adria Cinema” non ha esitato a spazzare via, in un sol colpo, tutti i favoriti alla vittoria dell’undicesima edizione del Festival. Per assegnare il Premio Trieste, offerto dal Comune, al lungometraggio del regista sloveno Janez Burger “V ieur” (in folle). Che era passato sullo schermo del Teatro Miela, lunedì sera, subito dopo “Lendulet” (Momento), il “corto” dell’ungherese Imre Juhàsz, che si è aggiudicato il Premio Fondazione Laboratorio Mediterraneo.

Voleva stupire? Bene, la giuria formata da studenti universitari delle Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienza della Comunicazione, c’è riuscita. Perché tutte e due le pellicole premiate non risultavano in cima alla lista dei pronosticati alla vittoria. Semmai, qualcuno le indicava, timidamente, come possibili outsider.

“V ieur” di Burger, secondo la giuria, “è un film coraggioso che racconta una storia semplice con ironia e coinvolgimento, impreziosito da un elegante bianco e nero. Grazie a una recitazione spontanea e non costretta i personaggi risultano credibili e reali. Dunque, un piccolo grande film, intelligente e mai banale, espressione di un cinema fatto con il cuore”.

Certo, il concorso offriva di meglio. Il coraggioso e stilisticamente forte “Gunese Yolculuk” (Viaggio verso il sole) della regista turca Yesim Ustaoglu; il minimalista e affabulatorio “Nordrand” (Borgo Nord) di Barbara Albert; “My father’s angel” di Davor Marjanovic, straziante e, al tempo stesso, per nulla rassegnato alla follia della realtà. E la lista potrebbe continuare.

A “Lendulet”, il Premio Fondazione Laboratorio Mediterraneo è stato assegnato “perché nel panorama eterogeneo e di indubbio valore artistico di diverse opere in concorso, il film si è distinto per la qualità del montaggio sonoro, per la completezza formale della fotografia e per la tecnica narrativa scelta”.

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