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PARI OPPORTUNITA’, TRE GIORNI DI DIBATTITTO A CASTEL DELL’OVO
“Culture diverse, ma diritti universali”
La Costa alle donne del Mediterraneo: siate portatrici di nuova civiltà
di Carmela Maietta
Alle donne viene chiesto di farsi portatrici di una nuova proposta di civiltà, di quello che Silvia Costa, presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità, chiama “umanesimo che coniuga diversità culturali e diritti universali”. L’invito è rivolto alle donne della riva nord e della riva sud del Mediterraneo, di quel mare nostrum che Giuseppe Papagno,dell’università di Padova, con un’espressione molto originale, etichetta come “tavola liquida” su cui scrivere una storia nuova in una condizione di pace.
Bisognerà lavorare ancora per molto per incidere nelle scelte decisionali se è vero che il punto di partenza, a giudicare dai numeri,ha proporzioni modeste. Ecco, infatti, il quadro, in percentuali, della presenza femminile in alcuni governi: 24.5 in Spagna, 11.1 in Italia, 6.4 in Francia, 5.4 a Cipro, 4.5 in Giordania, 2 in Egitto, 2.3 in Libano. E Napoli, su iniziativa della commissione per le parità, per tre giorni diventa la capitale delle donne del Mediterraneo, riunite a Castel dell’Ovo, per rivendicare il loro ruolo di protagoniste nella cooperazione allo sviluppo, per l’affermazione dei diritti universali e delle diverse culture. Non c’è che dire, spariscono persino le barriere linguistiche in questa grande voglia di dare una svolta, di incidere di più nei processi di cambiamento e di difesa dei diritti umani. Sicuramente non è un caso se nella Commissione nazionale per la parità una delle componenti è un’extracomunitaria, brasiliana, esperta di diritto internazionale, come Jiociara Lima De Oliveira, 46 anni, da 19 a Roma, sposata con un italiano e che coordina il lavoro delle donne immigrate. Problema difficile, che evidenzia il dramma di tantissime immigrate, costrette a fare i conti con un’infinità di questioni, compresa spesso quella della sopravvivenza. Jiociara dice una cosa talmente logica da sembrare banale ma che finora pochi sembrano aver realizzato: sarà difficilissimo governare i flussi migratori se non si conoscono i meccanismi che vi stanno dietro, fino a quando non c’è piena consapevolezza, fino a quando non si capirà che occorre dare delle risposte concrete alle esigenze della gente, sarà un lavorare a vuoto; nella certezza che nessuno riuscirà a fermare le masse di disperati che cercano di costruirsi un futuro. E non è sicuramente un caso se in questa antica fortezza, a discutere del Mediterraneo e dei diritti universali e di culture diverse ci siano tante religiose, donne di diversa estrazione e matrice, accomunate dall’obiettivo della giustizia sociale. Donne venute a confrontarsi nel tentativo di trovare un percorso comune. In questa partita che ha tutti i contorni di una sfida l’Italia, sottolinea Patrizia Toia, sottosegretaria al ministero degli esteri, può giocare un grande ruolo per quella maggiore comprensione che ha sempre dimostrato di avere nello scacchiere geografico del Mediterraneo. Uno scacchiere in cui la regione Campania, fa rilevare il presidente della giunta, Andrea Losco, “di frontiera e di cerniera, rispetto al contesto europeo, può costituire un’area di collegamento e di dialogo nelle diversità etniche, politiche e religiose”. Ma è proponibile un’organizzazione pensata prevalentemente dagli uomini, come è accaduto finora? La domanda è posta dall’assessore alle politiche sociali del comune di Napoli, Maria Fortuna Incostante, che rivendica una società segnata da due culture di genere, nell’interesse di tutti. Il tema di fondo, allora. Sottolinea Pia Locatelli, della Commissione nazionale parità, è di verificare se sono idee antagoniste, inconciliabili quella dei diritti umani universali e quella dei diritti condizionati dai contesti delle tradizioni, delle culture, delle religioni. Certe atrocità, come l’infibulazione, ad esempio, possono perpetuarsi in nome di una tradizione che esclude ogni altra considerazione? E l’essere donna, in alcuni paesi, può essere così penalizzante da fare escludere addirittura l’insegnamento scolastico? E allora forse sarebbe opportuno che di questo convegno internazionale restasse un segno indelebile, che si costruisse un discorso destinato a durare nel tempo proprio perché possa diventare più incisivo; la proposta è di Sandra Cioffi, presidente della Commissione pari opportunità della regione Campania: prevedere a Napoli, ogni due anni un G7 delle donne del Mediterraneo, “Med-Na-Donne”, con tutte le esponenti degli organismi di parità, non solo per fare il punto del cammino fatto, ma per proposte e interventi concreti.
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