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Il Manifesto per le
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Paolo Bufalini
Roma, 9 dicembre 1994

“Caro Michele,
ha scritto Orazio: “Invano negli autunni ci guarderemo dal vento umido che fa male alle ossa”. E’ quanto sta accadendo a me, in questo autunno, che mi impedisce di venire, come avrei vivamente desiderato, all’incontro in cui si farà la presentazione del tuo libro Il Viaggio del Signor Niente. Viene però mia moglie, Maria, e vi porta, oltre alla sua solidarietà, anche la mia.
Tu sai bene che io ho letto il libro in bozze, questa estate, a Pescasseroli, traendone un’impressione profonda e dandone un giudizio molto positivo. Che oggi confermo con il volume curato e con un risultato davvero felice.
Come ti ho detto questa estate, il tuo è un libro scritto bene, avvincente; a tal punto che, iniziata la lettura, sono andato avanti e l’ho completata senza interruzioni. Un tale carattere avvincente, credo io, è dovuto al fatto che in uno stile semplice e piano, classicamente limpido e pacato, si coglie una profonda tensione, che risulta dal congiungimento di due elementi vissuti con appassionato fervore. Il primo, l’ammirazione e l’amore verso il padre, il sindaco socialista di San Sebastiano al Vesuvio. Il secondo l’impegno per il buon governo, che ha ispirato tutta l’opera e la vita di tuo padre, come momento centrale di una concezione socialista riformista.
E’ questo un tratto dominante della personalità di tuo padre, Raffaele Capasso, che del resto è colto con grande precisione nel documento del Partito Socialista Italiano di Napoli, là dove è detto:
“… San Sebastiano al Vesuvio, piccolo borgo alle pendici del vulcano. Fu quasi totalmente distrutto nel marzo 1944 da una massa lavica. Dieci anni di inattività, fino al 1954, quando un’amministrazione socialista, plebiscitariamente eletta dà inizio alla ricostruzione. Un giovane dal forte ingegno, dalla grande tensione ideale e morale vi si pone a capo e la storia di quel paese diviene tutt’uno con quella di Raffaele Capasso. Vice-sindaco dal giugno 1954, sindaco dal febbraio 1955, per oltre sette lustri e fino alla morte, è stato protagonista di una trasformazione miracolosa”.
Non occorre, evidentemente, soffermarsi nel rilevare il valore attuale di questa rievocazione, di una vissuta riaffermazione di questi principi. Ma voglio aggiungere, con qualche rapida e sommaria nota, che in questo libro, pur così semplice e chiaro, quasi inconsapevolmente emergono elementi problematici e di sofferte contraddizioni.
A un certo punto vi si dice: “Mio padre teme di scoprire i limiti della propria opera rendendosi conto che San Sebastiano non è tutto il mondo”. Emerge in tal modo, mi sembra, quasi inconsapevolmente la questione del necessario collegamento tra un concreto impegno riformistico e di buon governo locale con una visione più generale del mondo e nazionale.
Ma devo concludere. E lo faccio col citare le parole del parroco pronunziate nel rito funebre per il suo amico sindaco: “Egli ha avuto il coraggio di non rimanere atterrito dinanzi alla morte, anzi di guardarla in faccia con serenità”.
Ti prego, caro Michele, di salutarmi, con calorosa mia solidarietà, l’amico jugoslavo Predrag Matvejevic’, che partecipa al vostro incontro e con il quale stai intraprendendo la costituzione della Fondazione Laboratorio Mediterraneo. Sono al vostro fianco in questa lodevole iniziativa.
Comprendo bene con quanto dolore egli segue lo svolgimento della tragica, sanguinosa, brutale vicenda della Bosnia, e più in generale dei popoli che formarono la ex Federazione Jugoslava. Anche io la seguo con preoccupazione e dolore, tanto più che ho vissuto nella stessa Jugoslavia tragici eventi durante l’ultima guerra e combattendo, come partigiano, nelle file della Divisione partigiana italiana Garibaldi, nelle terre del Montenegro e della Bosnia, finché fui catturato in combattimento contro i tedeschi e i fascisti ustascia a Rogatiza, poco a sud di Sarajevo.
Di fronte a stermini, a crudeli e insensate sofferenze imposti ai diversi raggruppamenti di quei popoli è necessario che si levi alta la voce di tutti coloro che vogliono che si ripristini subito una situazione di pace e di umanità. Io sono convinto che si deve sollecitare l’iniziativa politica e diplomatica delle grandi potenze e di tutti gli stati interessati e di tutte le istituzioni umanitarie e democratiche: un tipo di iniziativa politica che si proponga di sanare contraddizioni e contrasti innanzitutto attraverso il dialogo e il superamento di faziose contrapposizioni. E intanto non si deve rinunziare a iniziative pacifiche volte a dare aiuti e sollievo immediati alle popolazioni che soffrono: il tuo impegno, caro Michele, è veramente lodevole.
Ti abbraccio con affetto.”

Paolo Bufalini


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